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Cosentino, la Camera dice “no” all’arresto

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Cosentino resta libero. L’aula della Camera ha detto no alla richiesta di arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica: con 360 voti a favore e 226 contrari è stato approvato a scrutinio segreto (chiesto dal vicepresidente dell’Udc, Michele Vietti) il parere contrario della giunta per le autorizzazioni alla richiesta avanzata dal tribunale di Napoli. Il voto si è svolto al termine dell'illustrazione delle relazioni. Già la giunta per le autorizzazioni aveva dato parere negativo all'arresto. Nel pomeriggio l’assemblea di Montecitorio sarà impegnata nelle votazioni delle tre mozioni di sfiducia nei confronti di Cosentino presentate da Pd, Udc e Idv.

“Il voto di oggi non era scontato. Non si è mai contenti di difendersi da accuse infamanti. Comunque, prendo atto che c'è stato un voto che ha attraversato un po’ tutti gli schieramenti ed è andato molto al di là di quella che è la stessa maggioranza”. Ha dichiarato Nicola Cosentino ai giornalisti subito dopo il voto dell'aula.

Era iniziata stamane nell'Aula della Camera il dibattito sulla richiesta di arresto di Cosentino (Pdl) avanzata dalla procura della Repubblica di Napoli. L'emiciclo era pieno. Gremiti di ministri e sottosegretari anche i banchi del governo.

È dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che è partita l'inchiesta della Dda di Napoli in seguito alla quale Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia, è destinatario di una richiesta di arresto. Al centro di tutto un'accusa: concorso esterno in associazione camorristica. Secondo quanto scrivono gli inquirenti nelle 351 pagine della ordinanza di custodia cautelare in carcere, Nicola Cosentino, avrebbe contribuito a rafforzare i Casalesi, negli anni '90. E, nella sua carriera politica, ha sempre potuto contare sui voti del clan camorristico: è diventato, così, consigliere provinciale, regionale, e poi deputato. Il provvedimento, firmato dal gip Raffaele Piccirillo su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, racconta tutto questo. Accuse pesanti, secondo le quali avrebbe “garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le amministrazioni pubbliche” nel Casertano.

Sono stati spesso i pentiti a puntare il dito contro Cosentino: tra gli ultimi verbali noti, quello con le rivelazioni di Gaetano Vassallo, imprenditore ritenuto continuo ai Casalesi che da tempo sta collaborando con la giustizia. L'imprenditore avrebbe, fra l'altro, fatto riferimento a comunanze di interessi dei Casalesi e di Cosentino per la realizzazione dell'inceneritore di Santa Maria della Fossa, accuse dalle quali Cosentino si è difeso sostenendo di essersi sempre opposto all'impianto. Intanto per l'accusa Cosentino “contribuiva, sin dagli anni '90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone”.

 

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