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L'offensiva del terrore

Così l’aspirante califfo Erdogan soffia sul fuoco della guerra di religione

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Di nuovo la Francia è sotto attacco da parte del terrorismo di matrice islamista, e di nuovo povere vittime innocenti pagano con la vita la furia omicida di terroristi arrivati in Europa senza nessun controllo. E’ la seconda volta in meno di un mese che assistiamo a scene macabre compiute nelle vie delle città francesi – Parigi, Nizza e Avignone -; ma, questa volta, l’attacco è diretto al cuore della civiltà occidentale, ai suoi valori più sacri: laicità, libertà e democrazia. Gli omicidi di giovedì sono stati il culmine di una settimana di istigazioni alla violenza perpetrate in molte capitali del mondo islamico e da alcuni suoi leader.

Venerdì 2 ottobre il Presidente francese Emmanuel Macron, in occasione dei funerali di Stato del professore di storia Samuel Paty, decapitato da un jihadista ceceno, ha pronunciato, nel suo discorso, parole memorabili in difesa dei valori e dei principi fondanti della civiltà occidentale e della Repubblica francese.

La colpa del povero Professore, secondo il suo carnefice, era quella di aver mostrato ai suoi alunni le caricature del Profeta dell’Islam Maometto pubblicate, a suo tempo, dal periodico francese Charlie Habdo e di avere discusso, insieme a loro, della libertà di opinione e del diritto di ciascuno di esprimere il proprio pensiero. Macron ha affermato in quell’importante discorso, tra l’altro, che “la religione islamica vive, oggi, una crisi diffusa in tutto il mondo, la Francia deve fronteggiare l’isolamento islamico che cerca di costruire un ordine diverso e parallelo e che rinnega i valori della repubblica francese”, per poi aggiungere la necessità di “combattere contro il separatismo islamico…”, giacché “il problema sta in una ideologia  che pretende che le sue leggi siano superiori alle leggi della Repubblica francese”.

Le parole del presidente francese sono state immediatamente strumentalizzate da alcuni leader del mondo islamico, provocando una reazione sproporzionata che è andata oltre il significato stesso delle sue affermazioni. Macron non ha infatti attaccato la religione islamica ma ha difeso i valori della costituzione francese. Da parte delle autorità e istituzioni islamiche si attendeva una dissociazione da questi atti di pura barbarie, come l’assassinio del professore Paty, e non dalla presunta aggressione del presidente francese contro il profeta dell’Islam. Invece si è innescata una gara, nel mondo islamico, tra chi difende di più l’Islam e il suo Profeta, ma non dai suoi veri nemici, non da chi usa il nome “Allah Akbar” per compiere atti orrendi.

Ha ragione il presidente francese quando afferma che la religione islamica vive oggi una crisi diffusa. Se infatti non fosse così, come si potrebbe giustificare l’inaudita violenza compiuta ieri nelle chiese di Nizza e Avignone, a cosa si dovrebbero attribuire le barbarie compiute al grido di Allah Akbar nelle vie di Parigi, Madrid, nei villaggi e nelle città siriane e irachene (solo per citarne alcune), da parte di organizzazioni terroristiche islamiste? Solo alcuni giorni fa è stato assassinato con un attentato il Mufti di Damasco Adnan Al Afioni, un teologo illuminato impegnato a mostrare il vero volto dell’Islam, e prima di lui uno dei più grandi teologi del mondo musulmano Muhammad Said El Buti, assassinato mentre era intento a pregare in una moschea di Damasco. In entrambe le occasioni, come in altre, non abbiamo assistito a manifestazioni o grida di protesta da parte della cosiddetta UMMA, ma solo a un silenzio assordante.

Il primo a innescare la miccia dello scontro è stato il leader turco Rajab Tayeb Erdogan, rivolgendosi al leader francese Emmanuel Macron con parole estremamente offensive e minacciose, dandogli del “provocatore e del maleducato” e – non contento di questo – consigliandogli una visita neurologica.

Erdogan, leader della Turchia e del partito internazionale di matrice islamica, i Fratelli Musulmani, sogna anche lui il suo califfato e per realizzare il suo sogno è disposto a fare di tutto, anche una guerra di religione; ha creato un esercito di mercenari che combattono in Siria, in Iraq, in Libia e nel Caucaso a fianco dell’Azerbaijan contro l’Armenia; minaccia l’Isola di Cipro, la Grecia e vede nella politica francese un vero ostacolo alle sue mire espansionistiche.

Perciò ha visto, nelle parole di Macron, l’occasione proficua per tentare di trasformare uno scontro geopolitico e geostrategico con la vicina e vecchia Europa in una guerra di religione. E, a giudicare dalle manifestazioni popolari in molte capitali e dalle dichiarazioni di molte istituzioni e governi islamici, dobbiamo riconoscere che ci sta riuscendo.

Gli attacchi nella chiesa di Notre-Dame, Nizza, Avignone e al consolato francese a Jedda in Arabia Saudita, compiuti con una violenza inaudita a danno di inermi cittadini, la dicono lunga sulla pericolosità delle politiche fatte in nome e per conto della religione islamica.

Oggi tutti gli uomini liberi devono sentirsi francesi. Dobbiamo evitare di cadere nella trappola della guerra di religione, perché non c’è nessuna guerra in atto, c’è solo un terrorismo violento barbarico, finanziato e armato da forze che non hanno nulla a che fare con la religione islamica, un terrorismo che strumentalizza la religione, che rinnega i suoi valori più elementari.

L’Europa devre far sentire la sua voce, forte e alta. E’ in gioco il suo destino, i suoi valori, è in gioco il futuro geopolitico dell’intera area mediterranea.

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