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“Così l’Europa affronta i cambiamenti epocali”

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intervista a Giuseppe Parlato di Claudia Passa

“Il pensiero politico in Europa dopo il 1989, tra globalizzazione e nuovo umanesimo”: questo il titolo del convegno organizzato dalla Libera Università San Pio V per dibattere temi di stringente attualità, come il ruolo della fede e della religione nella sfera pubblica, alla presenza di studiosi come Michael Novak, Rocco Buttiglione e Gaetano Quagliariello. Ne parliamo con Giuseppe Parlato, rettore dell’ateneo romano.

Professor Parlato, in che ambito è maturata l’iniziativa di organizzare questo incontro?

“Il convegno sul pensiero politico in Europa dopo il 1989 ha un’importanza notevole nel quadro delle iniziative di quel più ampio evento che è “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle Università”, in occasione del cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Questo convegno ha un ruolo importante perché con la doppia frattura che c’è stata nel 1989 e poi nel 2001 (vale a dire con la caduta del muro di Berlino e con l’11 settembre) è stato modificato lo stesso percorso del concetto di Europa”.

In che termini si è modificato?

“L’Europa nasce in un periodo di guerra fredda dopo la seconda guerra mondiale, e si colloca in un ruolo di difesa dell’Occidente e della democrazia. Con la caduta del muro viene meno il totalitarismo comunista e quindi l’Europa tende ad allargarsi. Inizia così il processo di allargamento che arriva fino all’attuale Unione Europea. Finisce in qualche modo il ‘900 dei totalitarismi e sembra che in qualche misura siano tramontati i conflitti e le dinamiche che avevano caratterizzato un intero secolo. In realtà non è così: ci sono nuovi nazionalismi, non solo in Europa ma soprattutto in Europa, e con il 2001 si affaccia prepotentemente il terrorismo fondamentalista islamico”.

Una situazione che induce inevitabilmente a porsi degli interrogativi…

“Proprio così. Qual è il ruolo dell’Europa? Qual è pensiero politico il nostro continente è in grado di elaborare in questo cambio di orizzonte così violento rispetto al prima? E’ finito lo Stato-nazione, la globalizzazione distrugge i confini, il mercato diventa un elemento centrale, il ruolo dello Stato diminuisce. Di fronte a questo quadro alcuni tra i principali studiosi del pensiero politico a livello internazionale si interrogano sul problema della fede e della religione in Europa, sul concetto di moderno e sul concetto di secolarizzazione, sul retaggio ideologico del passato e su quali caratteristiche può avere una futura democrazia post liberale. Si tratta di studiosi di diverso orientamento culturale che hanno di conseguenza un diverso rapporto con l’elemento religioso”.

Fra i relatori compaiono molti docenti non italiani…

“Si tratta di un dato non casuale per due ordini di motivi. Di questi argomenti, infatti, si è parlato soprattutto negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia, un po’ meno in Italia. Il secondo motivo attiene strettamente alla natura e alle caratteristiche della Libera Università San Pio V. Questo giovane ateneo ha sviluppato nei suoi dieci anni di vita un forte interesse per la dimensione internazionale. In particolare, in questo ultimo anno ha deciso di allargare l’elemento della internazionalizzazione dalla facoltà di Interpretariato e traduzione (che ovviamente è stata da tempo inserita in un contesto internazionale) anche alle facoltà di Scienze politiche e di Economia. La facoltà di Scienze politiche infatti presenta un  corso di laurea in Scienze politiche diplomatiche delle organizzazioni internazionali, mentre la facoltà di Economia presenta un corso di laurea magistrale in Economia e management internazionale. Oltre a questa recente modifica dell’offerta formativa, la San Pio V ha sviluppato rapporti e relazioni internazionali cercando di predisporre gli studenti ai sempre più alti livelli di competitività internazionale, così come le condizioni della formazione universitaria oggi richiedono. Allo stesso tempo, è stata sviluppata la politica degli stage e dei tirocini all’estero”.

Perché dunque uno studente dovrebbe iscriversi alla San Pio V?

“Perché il rapporto studenti/docenti è ottimale; perché lo studente, potendo operare in una struttura scarsamente burocratizzata, ha di fronte a sé una prospettiva di crescita a misura d’uomo; e infine perché il taglio internazionale dei corsi di studio e delle singole materie permette allo studente di questa Università quel ‘biglietto per il futuro’ che è slogan della nostra campagna pubblicitaria”.

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