Droghe alla 'leggera'

Così PD e M5S preparano la svolta sulla cannabis

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Il concetto di populismo è abbastanza ampio e forse fumoso, fondato sul presunto buonsenso della politica, al di là degli schemi classici. In Europa è per lo più destroide e nazionalista, in Italia però c’è un rilevante caso di populismo di sinistra, o, se vogliamo, “sociale”. Noi abbiamo potuto assaggiare il primo esperimento nazionale di governo a doppio populismo, e doppio buonsenso, quello appena passato. Così se per caso qualcosa (di sinistro) non riuscisse, a causa dei nazionalisti, si potrebbe sempre ritrovare il buonsenso con qualcun altro, magari col centrosinistra. Litigano su tutto ma possono andare d’accordo su qualcosa: per esempio per liberalizzare il consumo delle droghe, a partire dalla cannabis.

Succedeva infatti che Salvini cercava di mantenere più possibile fede al programma suo e della coalizione di centrodestra, con la quale era stato votato, quanto stilava il programma di governo col futuro alleato. Perciò quando questi provava nella persona del senatore Mantero a proporre un testo di legge intitolato «disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati», la replica del ministro degli Interni non si fece aspettare, intimandone il ritiro perché non voleva “lo Stato spacciatore”. Tuttavia formalmente il Parlamento è indipendente dal governo, può insomma proporre leggi al di là dell’indirizzo dell’Esecutivo!

Ora però la maggioranza comprende tutta l’ala sinistra del parlamento: 5 stelle, PD e LeU, resta esclusa dal governo solo +E. Si è così ritrovata nuova unità di intenti sul tema, e sbocciano letteralmente nuove proposte, nove. Per la coalizione di sinistra in effetti è sempre stato un mantra la legalizzazione di tutta la catena dalla produzione al consumo personale, l’aggiunta del M5S lungi dal creare scompiglio, aumenta le possibilità e ci illumina sulla loro reale essenza. Tuttavia di partenza il neo segretario Zingaretti era contrario e aveva pure rimproverato Salvini di qualche accusa fuori luogo, tipo la chiusura dei “canapa shop”, che ad avviso del democratico era solo una sparata per guadagnare consenso. Il consenso, in Parlamento, ora potrebbe esserci per una liberalizzazione estrema.

Si è poi lanciata Vincenza Bruno Bossio nel disporre sulla coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati, focalizzata sulla cessione (leggi “spaccio”) tra maggiorenni e l’uso ricreativo. Si mette in coda col grillino Lello Ciampolillo che ne vuole legalizzare la coltivazione. Quella più interessante però forse è quella di altri democratici, tra cui in primis Nadia Ginetti, che partono dall’impiego farmaceutico e medico, con la scusa di un parere tecnico e scientifico, per approdare ai medesimi risultati di coltivazione e consumo. Toglie qualsiasi imbarazzo a questi tentativi di occultamento un ultimo democratico, Tommaso Cerno, il quale propone la rimozione di qualsiasi sanzione, penale o amministrativa che sia, della coltivazione/produzione «per fini non di lucro, per un consumo personale o collettivo, da praticare in luoghi deputati o in private abitazioni».

Non sappiamo che cosa ci dovremo aspettare da questo governo su tutti i principali problemi che affliggono l’Italia, non sappiamo nemmeno quanto durerà e se si limiterà a sudare qualche mese di feroci litigi o sarà una corsa appassionata alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica e poi alle elezioni del 2023, ma intuiamo che se il Parlamento decidesse di affrontare la liberalizzazione, l’unico dubbio sarebbe se trasformaci direttamente in un “canapa shop” o se diluirlo in più passaggi.

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