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Cosimo Mele e gli antidoti della democrazia

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Vorremmo precisare una cosa: l’articolo "Il caso Mele e la tentazione della prima pietra" è stato scritto prima che il segretario dell’Udc Cesa dicesse quella astronomica bestialità sulla “solitudine dei deputati”. Detto questo aggiungiamo che riscriveremmo l’articolo tale e quale ma con qualcosa da aggiungere.

Avevamo chiesto, in quell’articolo, all’Udc di fermarsi, di riflettere su quello che stavano facendo con il pretendere i test anti-droga davanti al Parlamento, e di ascoltare le parole del loro deputato Mele quando ammetteva, “sono un uomo come tutti gli altri, con i miei vizi e le mie virtù”. Non lo dicevamo per difendere la patetica e volgare performance del parlamentare pugliese, né per evitare ai deputati il fastidio di un prelievo.

Il punto era un altro. L’Udc difende tutt’ora la sua strampalata idea del presidio medico spiegando che il Parlamento deve lanciare un messaggio chiaro: “drogarsi è illecito ed è un disvalore”. Per far questo, secondo loro, occorre appunto testare contro la droga tutti i parlamentati. L’idea è assurda in sé, perché se drogarsi è un disvalore, forse  lo è anche andare a puttane e allora ci vorrà un presidio per rilevare gli stupefacenti e un altro per trovare il virus dell’aids o magari quello della sifilide o della gonorrea. Poi, ovviamente anche rubare è illecito e allora qualcuno chiederà una macchina della verità installata davanti al Parlamento per spremere da ogni eletto le sue confessioni, e via testando chissà fino a dove…

Non è questo che vogliamo e non dovrebbero volerlo neppure Cesa e Casini. Se si ha un po’ di fiducia nella democrazia si dovrebbe ritenere che essa include già gli antidoti necessari e non ha bisogno di surrogati clinici.

Cosimo Mele risponderà, speriamo molto presto, ai suoi elettori pugliesi per la sua bravata finita male: saranno i concittadini di Carovigno a stabilire se Mele è degno o no di rappresentarli in Parlamento.  E’ in democrazia che la libera stampa ha avuto modo di raccontare ogni dettaglio della vicenda di sesso e cocaina che ha coinvolto il deputato Udc. E grazie a questo, tutti ora sono in grado di giudicare, a cominciare dalla moglie e i figli fino all’ultimo degli elettori.

Test medici, prelievi, interrogatori, prove di virtù, lasciamoli ad altri climi e altri regimi. E l’Udc la smetta di impancarsi a maestra di moralità perché gli antidoti della democrazia non valgono solo per i singoli ma anche e soprattutto per i partiti.

P.S. Solo un’altra parola su Cosimo Mele. La sua scelta di dimettersi dall’Udc e non da deputato è miserevole. Se si vergogna di ciò che ha fatto e non si ritiene più degno di militare in quel partito non si vede perché dovrebbe essere invece degno di sedere in Parlamento. L’Udc non è un partito di santi come lui stesso ha dimostrato: se lì non c’è posto per lui, non c’è neppure altrove.  A nessuno interessa che Mele resti o meno in quel gruppo: se la sua vergogna è vera, se il suo pentimento è sincero, è il Parlamento che dovrebbe lasciare. Perché è vero che gli uomini sbagliano e passano ma l’istituzione resta.

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9 COMMENTS

  1. La maggiore vergogna…
    La maggiore vergogna è che, non dimentichiamolo, in Parlamento a rappresentarci, sono seduti decine di condannati con sentenza definitiva per gravi reati anche contro lo Stato. Per cacciarli via basterebbe che gli stessi parlamentari, almeno quelli apparentemente onesti, lo volessero. Altro che test per l’uso di droga…! Ci prendono in giro alla grande!!!

  2. Vorrei ricordare all’autore
    Vorrei ricordare all’autore di questo articolo che la proposta di “testare” i parlamentari è nata con la proposta di controllare l’uso di droghe nei lavoratori a rischio (conducenti mezzi pubblici, ecc). Io credo che la politica rientri tra i “lavori a rischio”, perchè se un’autobus sbanda forse ci saranno feriti e morti, ma se i politici sbandano, è la rovina di tutta la nazione. Sta bene: niente test antidroga per i politici; ma allora niente test antidroga per nessuno. Oppure test per tutti, non usiamo due metri e due misure, per favore.

  3. Gli abitanti di Carovigno
    Gli abitanti di Carovigno non hanno deciso un bel niente e non decideranno nulla fino a quando ci sarà questa legge elettrorale. Mele deve questa elezione solo ai vertici del suo partito e ad essi si è sentito di rispondere del suo “operato”. I cittadini possono scegliere solo fra i partiti, tappandosi il naso di fronte a crimini ben più gravi.

  4. la solitudine del deputato
    il deputato soffre di solitudine, l’anziano soffre di solitudine, l’ammalato soffre di solitudine, il carcerato soffre di solitudine,….l’essere umano soffre di solitudine. E allora ? Il rimedio non può essere certo quello scelto dall’On. Mele.

  5. MELE E CO,
    SECONDO ME IL MOLTO CARO MA MOLTO POCO ONOREVOLE MELE SI DOVREBBE DIMETTERE DAL PARLAMENTO CON EFFETTO IMMEDIATO ED IRREMOVIBILE PERCHè NON ESISTE KE SI SENTA RESPONSABILE SOLO PER IL SUO PARTITO E LA SUA FAMIGLIA IN QUANTO DOVREBBE RAPPRESENTARE QUANTOMENO TUTTO IL SUO COLLEGGIO ELETTORALE MA A LUI E AI SUOI AMICHETTI COMPAGNI DI MERENDE E DI CHISSA QUANTE E QUALI AVVENTURE A SPESE NOSTRE NON INTERESSA NIENTE PER LORO CONTA SOLO LA POLTRONA DOVE SONO SEDUTI E GRAZIE ALLA QUALE CONTINUANO A PRENDERE INGIUSTAMENTE TANTI TROPPI EURO A DISPETTO DI CHI SI FA UN MAZZO COSì TUTTI I GIORNI TUTO IL GIORNO PER PORTARE A CASA LA PAGNOTTA PER SE E PER LA FAMIGLIA .! OLTRETUTTO PARE KE AVEVA GIA ALLE SPALLE UNA CONDANNA PENALE MOTIVO DI PIù PER ANDARSENE A CASA E SENZA LIQUIDAZIONE ANZI DOVREBBE ESSER LUI A RISARCIRE LO STATO IN QUANTO RISULTATO INDEGNO DI COPRIRE LA CARICA CHE RICOPRE A NOSTRO CARICO PURTROPPO .

  6. caso mele
    Senatore Quagliarello, perdoni il mio ardire se la contraddico. 1) A me pare (forse sono male informato) che la proposta per il test antidroga non prevedesse l’obbligo per il parlamentare, ma fosse su base volontaria. 2)Il detto evangelico della “prima pietra” è oltremodo fuori luogo. Certo che siamo tutti uomini e tutti peccatori, e con questo? Ho votato UDC, e ritengo mio sacrosanto diritto pretendere, dai parlamentari eletti, un comportamento coerente ai principi professati. Vede senatore, se nella passata legislatura fosse stata approvata la possiblità di esprimere la preferenza accanto al simbolo, – e fossi stato elettore di Mele – le assicuro che l’avrei lanciata la mia pietra! Purtroppo la politica, e Lei sa a chi mi riferisco, mi ha permesso di scegliere un partito ma non la persona 3)Se il “mio”, ma anche il “suo” partito, considera la droga un male per tutta la società, oltre che per il singolo, perché non poter dimostrare, con orgoglio, di non farne uso? 4) Provi per un attimo a spostare il discorso sulle tasse, cosa ci vede di male nell’obbligo di rendere di dominio pubblico, la propria situazione? Perché in questo caso l’obbligo è giusto, e nel caso della droga Lei si scandalizza persino se la proposta è su base volontaria? Grazie per l’attenzione Pierluigi Baldi

  7. caso mele
    Caro Baldi,
    ho letto la Sua cortese risposta e mi permetto di sottoporle qualche altra considerazione, nell’intenzione di rafforzare le mie posizioni.
    Nel Paese si respira un’aria di anti-politica che puzza sempre più di demagogia. E’ una vecchia storia italiana: la mancanza di legittimità della politica fa sì che si sia supini nei confronti del potere quando è forte e saldo, mentre si diviene arroganti e crudeli quando si fa debole. Con modalità differenti, ci sono passati Mussolini, De Gasperi, Moro, Craxi; ci sono passati i partiti ed ora è la volta della cosiddetta “casta”. Per chi ha a cuore la politica e la sua autonomia (se non la sua nobiltà) il modo più sbagliato di comportarsi è quello di assecondare tale tendenza, inseguendo richieste sempre più esigenti. Alla fine non ci si salva. Ne sa qualcosa la vecchia Dc, iniziano a comprenderlo i Ds, specie se di fede dalemiana. Per questo, per il 730 così come per i test anti-droga, io non ho problemi a rendere pubblico tutto ciò che mi prescrive la legge e non temo alcuna eventuale inchiesta della magistratura. Ma non sono disposto a dimostrare alcunché: che me lo chiedano le “Iene” o, peggio, il partito. Lo debbo alla mia dignità e a quella della mia funzione. Lo debbo alla presunzione di correttezza che deve valere per tutti, fino a prova contraria.
    C’è poi un risvolto culturale della vicenda, non meno importante. Io credo che la coerenza in politica sia un valore da preservare ma non debba divenire un dogma. Soprattutto quanti, come noi, teniamo a che l’etica cristiana informi il comportamento pubblico, dobbiamo evitare d’accreditare l’immagine di una società civile scissa tra “libertini” e “bacchettoni”. Noi siamo e dobbiamo restare per gli uomini in carne e ossa con le loro debolezze e la loro forza. Quest’ultima va certamente incoraggiata ma, se è possibile, attraverso metodi civicamente più efficaci di test da ciclisti.
    Gaetano Quagliariello

  8. sono una ex cittadina di
    sono una ex cittadina di carovigno andata via proprio perchè stanca di queste cose…forse non tutti lo sanno ma il “signor” Mele (tra virgolette perchè signore non lo è affatto) non è nuovo a questi scandali. riporto un pezzo dell’articolo apparso su la voce d’italia: “…Mele è già sotto processo dal ’99, quando era consigliere di Carovigno (la sua città), per una presunta storia di tangenti e gioco d’azzardo.” e
    dovranno essere i cittadini di carovigno a valutare se merita ancora di sedere in parlamento? bè dopo lo scandalo del 99 i miei “cari” ex concittadini non si sono affatto vergognati di votarlo ancora in cambio di qualche favore o promessa facendo guadagnare, solo a lui come candidato più di 4000 voti. è strano considerando che carovigno dall’ultimo censimento conta circa 15000 abitanti no?

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