Cosimo Mele  e gli antidoti della democrazia

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Cosimo Mele e gli antidoti della democrazia

01 Agosto 2007

Vorremmo precisare una cosa: l’articolo “Il caso Mele e la tentazione della prima pietra” è stato scritto prima che il segretario dell’Udc Cesa
dicesse quella astronomica bestialità sulla “solitudine dei deputati”. Detto
questo aggiungiamo che riscriveremmo l’articolo tale e quale ma con qualcosa da
aggiungere.

Avevamo chiesto, in quell’articolo, all’Udc di fermarsi, di
riflettere su quello che stavano facendo con il pretendere i test anti-droga
davanti al Parlamento, e di ascoltare le parole del loro deputato Mele quando
ammetteva, “sono un uomo come tutti gli altri, con i miei vizi e le mie virtù”.
Non lo dicevamo per difendere la patetica e volgare performance del parlamentare
pugliese, né per evitare ai deputati il fastidio di un prelievo.

Il punto era un altro. L’Udc difende tutt’ora la sua
strampalata idea del presidio medico spiegando che il Parlamento deve lanciare
un messaggio chiaro: “drogarsi è illecito ed è un disvalore”. Per far questo,
secondo loro, occorre appunto testare contro la droga tutti i parlamentati. L’idea
è assurda in sé, perché se drogarsi è un disvalore, forse  lo è anche andare a puttane e allora ci vorrà
un presidio per rilevare gli stupefacenti e un altro per trovare il virus dell’aids
o magari quello della sifilide o della gonorrea. Poi, ovviamente anche rubare è
illecito e allora qualcuno chiederà una macchina della verità installata davanti
al Parlamento per spremere da ogni eletto le sue confessioni, e via testando
chissà fino a dove…

Non è questo che vogliamo e non dovrebbero volerlo neppure
Cesa e Casini. Se si ha un po’ di fiducia nella democrazia si dovrebbe ritenere
che essa include già gli antidoti necessari e non ha bisogno di surrogati
clinici.

Cosimo Mele risponderà, speriamo molto presto, ai suoi
elettori pugliesi per la sua bravata finita male: saranno i concittadini di
Carovigno a stabilire se Mele è degno o no di rappresentarli in Parlamento.  E’ in democrazia che la libera stampa ha
avuto modo di raccontare ogni dettaglio della vicenda di sesso e cocaina che ha
coinvolto il deputato Udc. E grazie a questo, tutti ora sono in grado di
giudicare, a cominciare dalla moglie e i figli fino all’ultimo degli elettori.

Test medici, prelievi, interrogatori, prove di virtù,
lasciamoli ad altri climi e altri regimi. E l’Udc la smetta di impancarsi a
maestra di moralità perché gli antidoti della democrazia non valgono solo per i
singoli ma anche e soprattutto per i partiti.

P.S. Solo un’altra parola su Cosimo Mele. La sua scelta di
dimettersi dall’Udc e non da deputato è miserevole. Se si vergogna di ciò che
ha fatto e non si ritiene più degno di militare in quel partito non si vede perché
dovrebbe essere invece degno di sedere in Parlamento. L’Udc non è un partito di
santi come lui stesso ha dimostrato: se lì non c’è posto per lui, non c’è
neppure altrove.  A nessuno interessa che
Mele resti o meno in quel gruppo: se la sua vergogna è vera, se il suo
pentimento è sincero, è il Parlamento che dovrebbe lasciare. Perché è vero che gli
uomini sbagliano e passano ma l’istituzione resta.