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Cossiga: “Abolire i servizi, unica riforma seria”

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In una lettera a Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionale del Senato, il senatore a vita Francesco Cossiga attacca il Consiglio superiore della magistratura per l'“inaudita condanna senza processo" emanata nei confronti dei servizi di sicurezza italiani.

Segue il testo integrale della lettera: “Signor presidente, le mie attuali condizioni di grande debolezza fisica e intellettuale non mi hanno consentito di partecipare alle sedute della commissione Affari costituzionali nelle quali si è esaminato il disegno di legge sulla riforma dei servizi di informazione e di sicurezza già approvato dalla Camera dei deputati. Le vicende delle ultime ore, tra le quali l’inaudita ‘condanna senza processo’ emanata dal Consiglio superiore della magistratura, braccio armato della lobby politico-sindacale dei magistrati detta Associazione nazionale magistrati, dominata dai magistrati militanti di Magistratura democratica, mi hanno convinto definitivamente che nel nostro paese non esistono le condizioni culturali e politiche per l’esistenza e l’attività di servizi di informazione e sicurezza secondo i parametri degli altri Stati europei, sempre che l’Italia possa ancora considerarsi uno stato europeo”.

La seconda sezione ‘disinformazione e intossicazione’ del Kgb – prosegue il presidente emerito della Repubblica -già riuscì a paralizzare i nostri servizi prima con ‘l’affare De Lorenzo’, l’ufficiale generale considerato da Aldo Moro ‘un grande servitore dello Stato’, e poi con ‘l’’affare P2’, montato da detta sezione e alimentato dalla magistratura militante, da una sapiente regia anti-Dc e anti-Psi della sinistra e dal fanatismo clericale antimassonico di una parte della Dc, e conclusasi con una poco nota sentenza a sezioni penali unite della Cassazione che dichiarava non essere reato l’appartenenza a questa loggia, della quale il primo venerabile era stato il grande radicale Giuseppe Zanardelli”.

“Vi è stata poi – continua Cossiga – la crisi concernente, “l’affare Mitrokhin’, malamente gestita dal Parlamento italiano e ben gestita invece da altro servizio segreto di potenza alleata e amica; e infine la ‘crisi Pollari’, determinata da iniziative forse anche illecite della procura ‘girotondina’ della Repubblica di Milano e ora anche dalla consorella procura della Repubblica di Roma, che hanno distrutto, ad avviso dei servizi alleati, le nostre strutture di controspionaggio e di controterrorismo. La mia opinione è che l’unica riforma seria sia ormai l’abolizione pura e semplice dei servizi di informazione e sicurezza, affidando, per quel che può essere utile al nostro piccolo stato, l’attività di informazione relativa a situazioni estere alle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari e ai centri di raccolta e analisi dei grandi poli bancari nazionali. Per quanto attiene l’attività di controspionaggio, non credo vi sia più alcuna necessità di svolgerla avendo ormai vanificato la magistratura la nozione stessa di segreto; per quanto attiene il controterrorismo, per quel che esso sia necessario per quella parte di vulnerabilità lasciata ancora scoperta dalla nostra politica estera e militare antisraeliana, filo siriana, filo iraniana, filo Hezbollah e filo Hamas, e di sostanziale tolleranza del terrorismo islamico, credo che siano sufficienti le ordinarie strutture della polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, sempre che il governo le lasci lavorare in pace e esse non trovino ostacoli nella magistratura. Per questo motivo ritiro tutti gli emendamenti da me presentati”.

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