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Covid ed economia, nel governo s’apre (forse) una crepa. Va sfruttata.

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La notte fra venerdì e sabato, che stando agli annunci avrebbe dovuto portare un nuovo dpcm, ha portato (forse) un po’ di consiglio a una parte del governo. I tempi si allungano, di poco ma si allungano. Soprattutto, la spaccatura interna si approfondisce.

Di seguito, qualche considerazione a caldo sulle cronache di giornata. La divisione nell’esecutivo è un segnale di speranza. Qualcuno (forse) inizia a capire che non di solo Covid può morire il nostro Paese. Se è così, va sostenuto. Oculatamente, con vigilanza costante, senza adesioni acritiche né necessità di commistioni politiche, ma nella battaglia va sostenuto.

1 – Se il parametro per graduare le misure restrittive è il numero assoluto dei positivi, trattasi di fregatura a prescindere. Se si vuole usare questo criterio, o si individua una platea oggettiva per l’effettuazione degli screening – ad esempio, soltanto i sintomatici – o si assume come indicatore un rapporto fisso, come quello tra tamponi e positivi. Altrimenti basta fissarsi un obiettivo e giocare sul numero dei tamponi. Siamo seri.

2 – Il sistema di tracciamento è chiaramente in tilt. Su questo pesano non poco scelte incomprensibili come quella del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti di non autorizzare al “tamponamento” i laboratori privati accreditati. E pesano soprattutto da un lato la campagna martellante che ha prodotto nei cittadini psicosi e un assalto ai test e nei medici di base e pediatri la paura di prendersi responsabilità, e dall’altro regole sulla quarantena e sull’isolamento fino a pochi giorni fa assurde che inducevano molti potenzialmente positivi a eclissarsi piuttosto che farsi risucchiare in un girone infernale.

3 – La distinzione netta che si cerca di affermare tra attività lavorative e attività non essenziali è una colossale fesseria. Quelle che per alcuni sono attività non essenziali, sono il lavoro di molti altri più l’indotto. Ma davvero è così difficile capire che se non andiamo a cena fuori o dal parrucchiere il problema non è tanto la nostra ricrescita o la nostra insoddisfazione alimentare – in effetti problemi non essenziali -, ma il fatto che ci sono attività che chiudono e lavoratori che restano disoccupati?

4 – Incredibile la persistente assenza di ogni traccia di autocritica sui trasporti pubblici, sulle Rsa, sulla mancata implementazione delle terapie intensive, sulla irreperibilità dei vaccini antinfluenzali. Si cerca ancora una volta di nascondere la polvere sotto il tappeto e di far pagare il conto delle proprie inadempienze ai soliti. Davvero il super-commissario Arcuri (e chi ce lo ha messo) pensa di potersela cavare scrivendo una letterina (postuma) alle Regioni?

5 – Par di capire, come detto in premessa, che dentro il governo si litiga. Buon segno: uno straccio di consapevolezza che stavolta l’economia non regge inizia a serpeggiare. Il rallentamento dei tempi del nuovo dpcm sembra confermarlo. Ovviamente l’Italia viene prima della politica, quindi – mantenendo una attentissima vigilanza – facciamo il tifo per chiunque opponga resistenza. Fossero pure Conte o Renzi. Viva l’Italia, sempre.

6 – Come su questo giornale abbiamo già umilmente cercato di far notare, imporre orari livellati in tutta Italia e in larga parte incompatibili con l’esercizio di una attività è un furbesco non senso e soprattutto è un chiudere di fatto senza chiudere ufficialmente. Troppo facile. Ribadiamo il concetto: non ci provate.

7 – L’epidemia. Allora, il virus circola. E’ evidente, e a parte qualche manciata di scalmanati mi pare che nessuno avesse mai ipotizzato che avrebbe smesso di circolare. Anzi. Affermare però che siamo nella stessa situazione di marzo/aprile non è onesto. Basta comparare i numeri dei tamponi, degli ospedalizzati, dei deceduti, degli asintomatici. Abbiamo in alcune aree, soprattutto al Sud, un problema di capienza nei reparti di terapia intensiva perché per quanto proporzionalmente irrisoria la domanda rischia di essere eccessiva in numeri assoluti? Ditelo, epperò spiegate anche perché non avete fatto pressoché nulla in questi mesi se non attaccare Bertolaso che qualche posto in Lombardia lo aveva realizzato, sfottendolo perché era uno “spreco inutile”.

8 – Se questo è l’andazzo, buttiamo lì un paradosso: meglio una breve – BREVE – chiusura draconiana e poi ci lasciate in pace per le prossime tre vite. Nel frattempo, speriamo che la crepa insperatamente apertasi nel governo possa modificare direttamente l’andazzo. E, per ingannare l’attesa del dpcm, oggi tutti dal parrucchiere e stasera tutti al ristorante, su!

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