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Un ruolo importante in anni difficili

Credito Popolare e crisi finanziaria: la strenua difesa dell’economia reale

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Il sistema finanziario mondiale è ancora lontanissimo da una condizione che possa definirsi di normalità, essendosi la situazione di rallentamento evoluta, da oltre un anno, in recessione. Particolari preoccupazioni ora si accentrano sul futuro dell’economia reale, in particolare sull’intensità e sul perdurare dell’attuale fase recessiva unita alle conseguenze socialmente dirompenti che sta determinando sull’occupazione, sui consumi e sull’accumulo del risparmio.

L’economia reale è stata colpita essenzialmente da due fattori: la restrizione del credito dovuta alla carenza di liquidità ed all’esigenza di patrimonializzazione di gran parte del sistema bancario mondiale dovuta ai requisiti più stringenti della normativa di Basilea. Nel corso della crisi la Cooperazione Bancaria è stata sempre al fianco dei soggetti più deboli, in particolare famiglie e piccole e medie imprese, e un’analisi dei dati che parta dagli anni precedenti ad essa fino a oggi lo mostra chiaramente.

I clienti che hanno ricevuto un prestito delle Banche Popolari sono sempre cresciuti nel periodo 2005-2007, arrivando a 4,5 milioni di unità con incrementi annuali medi superiori alle 200 mila unità. Questa dinamica, non comune in un periodo storico di generale disaffezione agli istituti bancari, mostra ancora una volta il solido legame esistente fra gli istituti della Categoria ed i soci/clienti che, rimanendo fedeli alla loro mission, non hanno mai smesso di sostenere i territori di riferimento.

In un periodo straordinariamente critico il Credito Popolare ha continuato a creare valore per i territori sotto molteplici forme. Le modalità spaziano da quella che può sembrare più normale, se non altro perché tipica dell’attività bancaria, riconducibile al non aver praticato razionamento del credito, fino all’erogazione di quota dell’utile ai territori (secondo quanto indicato nei vari statuti e comprese fra il 5% e l’8%) e al continuo sostegno delle risorse umane. Negli ultimi 7 anni, infatti, i dipendenti della Categoria sono aumentati, del 4%, per complessive 1.900 unità; assicurando alle banche del territorio una rete di dipendenze in grado di far sentire alla clientela la necessaria prossimità, con persone disposte ad ascoltare i loro problemi, le loro aspettative e i progetti.

È stato proprio questo modello di banca basato su un’operatività di tipo tradizionale che ha permesso in questi anni una crescita degli impieghi superiore al 50%, facendo raggiungendo in aggregato i 387 miliardi di euro alla fine dello scorso anno. Questo dato non deve far pensare che le banche del territorio abbiano concesso prestiti senza le dovute attenzioni e ponderazioni: non sono stati, infatti, rilevanti gli aumenti della rischiosità, che è fisiologicamente cresciuta negli anni di una crisi eccezionale e complessa come l’attuale. Lo dimostra la dinamica del rapporto sofferenze su impieghi, cresciuto negli anni della crisi costantemente al di sotto della media (0,5/1,0%) di mezzo punto percentuale in meno del sistema bancario.

Nonostante le Banche Popolari abbiano sempre sostenuto l’economia reale, si sono trovate anche a dover arginare per quanto possibile gli effetti di una crisi che non hanno contribuito a generare. La normativa sul capitale le ha portate ad un incremento del patrimonio di vigilanza negli ultimi 7 anni superiore ai 22 miliardi di euro, ristabilendo gli obiettivi fissati dall’autorità di vigilanza. Se ciò è parzialmente attribuibile all’entrata di nuovi istituti all’interno di una Categoria sempre in crescita, tale dato è la chiara rappresentazione di uno sforzo piuttosto impegnativo che le Popolari hanno sostenuto.

Tali evidenze permettono di comprendere il ruolo svolto dal Credito Popolare in questi difficilissimi anni della crisi, soprattutto perché coprono un lungo arco temporale e mettono in evidenza le dinamiche che sono alla base delle stesse. In una fase storica in cui il modello della banca universale ha mostrato tutte le sue debolezze e i suoi limiti, e in molti si rifanno ai principi e ai valori delle banche del territorio, le Popolari sono pronte. Si sono impegnate al massimo e continueranno a farlo, mantenendosi fedeli agli obiettivi statutari, che trovano nella persona e nella comunità le uniche fonti per ripartire.

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1 COMMENT

  1. Banche Popolari
    Concordo pienamente sull’utilità del credito popolare e sull’importanza della rete delle Banche Popolari sul territorio italiano ma…
    le carattristiche fondanti degli istituti popolari, voto capitario e clausola di cradimento soci (tipiche delle società cooperative), sono incompatibili con lo status di “sociatà quotata”: non è possibile che 6, dico 6, banche (Banco Popolare, BPM, UBI Banca, CreVal, PopSO, Banca Popolare di Spoleto)possano accedere ai mercati, finanziarsi presso di essi, emettono bond, etc, senza però avere i rischi (take over, a esempio) tipici dell’accesso alla Borsa Valori.
    Il tutto, poi, in bella violazione della Direttiva 36/2012 non del tutto applicata in Italia per quanto riguarda l’art. 13, in particolare il comma 4 che vieta espressamente il voto capitario.

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