Credito Popolare: una realtà lontana dagli schemi astratti

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Credito Popolare: una realtà lontana dagli schemi astratti

Credito Popolare: una realtà lontana dagli schemi astratti

08 Novembre 2012

Gli ultimi cinque anni sono stati contraddistinti a livello internazionale da una crisi che a livello finanziario ha mostrato i primi segni nell’autunno del 2007 e che ha raggiunto il suo apice mediatico nell’anno successivo con il crack della banca d’affari Lehman Brothers. Da quel momento è seguita un’escalation frenetica di avvenimenti che hanno generato una profonda e più drammatica crisi dell’economia reale e che ancora oggi continua a condizionare le politiche economiche.

Nel caso dell’Italia, queste tensioni si sono ampliate nel corso degli ultimi 12-18 mesi, quando il differenziale tra i titoli a lungo termine del nostro Paese e quelli tedeschi ha iniziato ad aumentare sempre di più arrivando, nei momenti più critici, intorno ai 550 punti base. La debolezza che ha contraddistinto l’economia italiana negli ultimi dieci anni, unita ad un valore del rapporto debito pubblico su PIL che ha continuato a restare elevato, superando nell’ultimo anno il 120%, sono alla base della mancata fiducia che i nostri titoli scontano sui mercati e sulla capacità dell’Italia di poter superare l’attuale fase di crisi.

Questa descrizione degli avvenimenti risulta di fondamentale importanza per capire quali siano state le condizioni di difficoltà straordinarie nelle quali le banche, soprattutto quelle che operano a livello locale avendo per clientela di riferimento le PMI e le famiglie, come nel caso delle Banche Popolari, hanno continuato a svolgere la loro azione di intermediazione creditizia.

Ed è proprio partendo da questo scenario di riferimento della realtà economica nazionale che può essere compresa in misura più attinente alla realtà l’azione delle banche locali sul territorio e in favore delle comunità locali, come avvenuto nel caso degli istituti del Credito Popolare. Dall’inizio della crisi, infatti, le banche della Categoria hanno evidenziato ripetutamente una crescita superiore degli impieghi rispetto a quanto fatto registrare dagli altri intermediari creditizi, che si è tradotta in un progressivo aumento delle quote di mercato, arrivando, nel caso dei prestiti a PMI, ad oltre il 26%, 1,5 punti percentuali in più rispetto a quattro anni prima.

Il motivo del raggiungimento di questo risultato è da attribuire alla migliore capacità da parte delle Popolari di essere punto di riferimento a livello locale del tessuto produttivo e sociale che si è sviluppato nell’area in cui la banca è presente, principio che il relationship banking, trasforma da concetto puramente astratto a realtà concreta grazie alla particolare forma di governance che contraddistingue la Banca Popolare e che vede attivamente presente al suo interno numerosi esponenti della società civile locale.

Tale filosofia operativa, è stata apprezzata da un numero sempre più ampio di persone che sono così diventate nuovi clienti delle Banche Popolari, arrivando a superare i 12 milioni, un milione e mezzo in più rispetto all’inizio della crisi.

Riuscire a coniugare tutto questo non è stato facile, tutt’altro. Le banche Popolari ci sono riuscite, consapevoli che la sopravvivenza di un sistema bancario sano passa per quella di un tessuto produttivo vitale e nel pieno delle proprie potenzialità. Sarebbe forse più opportuno ed utile per il Paese non formulare considerazioni astratte sulla concorrenza e le performance, che al contrario, se mal poste, porterebbero ad uniformare i vari modelli di attività bancaria esistenti, e fornire, invece, un supporto tangibile a tutti quegli intermediari che storicamente hanno dimostrato già nel passato attraverso la loro azione anticiclica di avere a cuore le sorti del Paese e dell’imprenditoria italiana.