Cresce la rabbia dei sunniti a Beirut

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Cresce la rabbia dei sunniti a Beirut

11 Maggio 2008

La capitale libanese sembra una città fantasma all’indomani della guerriglia tra Hezbollah e l’esercito regolare che ha anche rappresentato un’ulteriore lotta intestina tra sunniti e sciiti, lasciando Beirut nel caos.

È  impressionante vedere Hamra vuota. Il cuore commerciale di Beirut, popolato in prevalenza da sunniti, offre oggi una immagine molto lontana dalla piacevole confusione che lo caratterizza di solito. Negozi, ristoranti e cafes sono chiusi e in strada passeggiano poche persone. Di tanto in tanto transita qualche automobile.

La popolazione della zona ovest della capitale libanese continua ad avere paura nonostante l’esercito, dopo il compromesso raggiunto ieri dalla maggioranza di governo e dall’opposizione, con la mediazione del capo di stato maggiore Michel Suleiman, abbia cominciato a prendere posizione in ogni parte della citta’ ed in giro non si vedono piu’ i miliziani armati e con il volto coperto di Hezbollah e Amal.

Chi non si mostra intimorito e’ Nadim Rizek. Stamani ha aperto la sua pizzeria “Napoletana” e ha convocato camerieri e cuochi. “Ho detto loro che dobbiamo riprendere a vivere, che non possiamo rimanere chiusi, per il futuro del ristorante e per dare a coloro che non hanno paura di uscire un posto dove poter andare a pranzo”, spiega sistemando piatti e bicchieri su di un tavolo. L’iniziativa ha pero’ raccolto un successo limitato. Alle 13 di solito la pizzeria “Napoletana” e’ stracolma di clienti. Oggi se contano solo tre.

Per i tanti hotel di Hamra le cose non vanno molto meglio. “Abbiamo solo un paio di ospiti, due giornalisti – si lamenta Maher Adwan, direttore del Casador – se la situazione non tornera’ presto alla normalita’, l’economia di questa parte della citta’ ne uscira’ distrutta, come durante la guerra di due anni fa (tra Hezbollah e Israele, ndr)”.

Ma al ritorno della normalita’ in tempi brevi sono in pochi a credere. La proposta di Suleiman accolta da maggioranza ed opposizione – che prevede la rinuncia del governo a smantellare la rete di comunicazione autonoma che ha allestito Hezbollah – non pare destinata a rappresentare una soluzione duratura.

Il risentimento dei sunniti verso Hezbollah e’ forte. Quanto e’ accaduto nei giorni scorsi, con gli sciiti lanciati all’assalto dei media di proprieta’ del leader sunnita Saad Hariri e i miliziani armati che hanno dettato legge per tre giorni nelle strade di Hamra e di altri quartieri, hanno provocato ferite profonde che non si rimargineranno presto. “Gli sciiti hanno mostrato il loro vero volto, vogliono il potere, vogliono prendere il controllo di tutto il Libano e qualcuno dovra’ avviare iniziative per fermarli”, dice Abdallah, un insegnante di Furn al Shbak, un rione a cavallo tra la zona Est ed Ovest della citta’.

Cosa intenda con “iniziative” Abdallah non lo dice ma lascia capire che il “problema” non puo’ essere risolto solo con la politica e che il ricorso alla forza sara’ “inevitabile”.A Beirut e nella loro roccaforte Tripoli – dove la scorsa notte sono esplosi scontri a fuoco che hanno fatto un morto e diversi feriti – i sunniti si percepiscono come gli unici “sconfitti” dalle vicende sanguinose dell’ultima settimana.

Hezbollah ha concentrato il suo blitz militare solo contro i simboli politici e mediatici dei sunniti, guardandosi bene dal coinvolgere le aree cristiane di Beirut.Un confronto tra musulmani che i sunniti sentono di aver perduto. “Loro hanno le armi di Siria e Iran e questa volta hanno avuto la meglio – commenta Abdallah – ma non credo che sia finita qui, il vento spirera’ anche a nostro favore”.