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Crisi di Governo, Conte ter o Governo istituzionale: l’eterno canto del cigno di Renzi

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Conte ter o Governo istituzionale, quasi impossibile un ritorno immediato al voto. Al momento appaiono queste le uniche due strade nel futuro immediato del Governo Italiano. E, in assenza di alternative politiche a Giuseppe Conte, la scelta di quale delle due strade percorrere appare nelle sole mani di Renzi.
Le tappe di una crisi al buio fino ancora a pochi giorni fa impensabile in piena pandemia, sono ormai fissate. Questa sera il Consiglio dei ministri approverà il Recovery plan accogliendo le indicazioni di Italia Viva che tanto ha protestato per il ritardo nella stesura del testo. A quel punto l’ex premier toscano dovrebbe ritirare i suoi ministri, Elena Bonetti e Teresa Bellanova. Una mossa che aprirebbe ufficialmente la crisi di Governo e con la quale si materializzerebbe il bivio di cui si è detto. La terza via, quella della sfida in aula da parte di Conte alla caccia dei famosi ‘responsabili’, appare infatti sempre meno probabile. Troppo elevato il rischio per il presidente del Consiglio di non riuscire a raggiungere, soprattutto in Senato, i numeri necessari senza l’appoggio della corrente renziana. Ebbene, con Giuseppe Conte pronto a rassegnare le dimissioni al presidente della Repubblica Mattarella, a dare le carte per superare la crisi sarebbe, come detto, proprio Matteo Renzi il quale avrebbe il compito di scegliere – esclusivamente guidato dalla propria convenienza politica, mascherata dal solito ritornello del ‘bene del Paese’ – se optare per un nuovo Governo Conte o se per un Esecutivo istituzionale che possa traghettare in tempi brevi (ma anche su questo non vi sarebbero ovviamente certezze) alle urne.
Renzi. Protagonista assoluto ancora una volta, nonostante tutto e nonostante lo scarso rilievo che i sondaggi assegnano al suo partito. Protagonista, è vero, di un eterno canto del cigno, sempre meno spettacolare, sempre più machiavellico, ma comunque centrale in un panorama politico asfittico. E in assenza di nuovi leader, coi partiti impegnati a salvare il proprio cortile, col Pd immerso come sempre in sfiancanti strategie, coi 5 Stelle pronti a tutto pur di restare in sella, con molti parlamentari aggrappati all’ultima poltrona (che peraltro verranno ridotte dalle prossime elezioni), non è escluso che il cigno apparentemente in agonia possa trasformarsi in fenice, senza nemmeno passare dall’onta delle ceneri.
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