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Premier in bilico

Crisi economica e aiuti che non arrivano, ora la popolarità di Conte scricchiola eccome

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Nei palazzi della politica, la frase ricorrente che circolava fino a pochi giorni fa era: “qui tutti pensano che l’attuale governo e in particolar modo Conte non saranno in grado di gestire la durissima crisi economica che dovremo affrontare. Ma la fiducia nel Premier è troppo alta, quindi è inattaccabile.” Già, perché “Giuseppi” nella fase in cui l’epidemia di Coronavirus ha colpito più duramente la penisola era riuscito a raggiungere picchi di consenso quasi mai visti prima per un Presidente del Consiglio nella storia repubblicana. Ogni sua conferenza stampa era preceduta da un’attesa quasi messianica e veniva accompagnata dai più disparati commenti di apprezzamento (come dimenticare la nascita della pagina Facebook “Le bimbe di Conte”) che mettevano in risalto tanto l’abilità oratoria di Conte quanto il suo impeccabile look. Questo refrain si è protratto per mesi, avendo avuto così l’effetto di oscurare non solo tutti i principali leader dell’opposizione – impossibilitati a scontrarsi realmente con una figura così popolare – ma anche molti attori della maggioranza, che in più occasioni non avevano avuto modo di dire la loro sui famigerati DPCM, quei provvedimenti legislativi coi quali il Primo Ministro ha indirizzato quasi per intero la gestione delle quarantene prima e delle riaperture poi.

Proprio questo eccesso di azione – o di protagonismo – avevano però indotto soprattutto gli esponenti del PD a stabilire che una volta terminato il lockdown dovesse esserci un nuovo inizio anche in Parlamento, con Conte che è stato costretto così a non utilizzare più i DPCM e a presentarsi molto più spesso alle Camere per spiegare i provvedimenti adottati dal Governo per la ripartenza. Proprio a questo punto però sembra essersi in parte rotto l’incantesimo che aveva reso “l’avvocato degli italiani” il Principe Azzurro della politica: nel momento in cui le persone hanno cominciato a chiedere aiuti veri per non restare impantanate nelle secche di una pesante crisi economica, l’apprezzamento verso il Premier e verso il suo governo ha cominciato pesantemente a diminuire. Tutti i sondaggi, infatti, testimoniano che pur essendo ancora il politico più apprezzato, le percentuali di gradimento per Conte sono scese di molti punti mentre quelle dell’esecutivo (compresi i partiti che lo sostengono) non sono mai aumentate, a testimonianza che la grande popolarità di cui il Premier ha goduto – e in misura minore gode ancora oggi – non è servita a fare da traino per tutto il governo, bersagliato ormai da più parti tanto per la qualità quanto per la quantità degli aiuti economici inseriti nei decreti approvati nelle ultime settimane.

L’impressione è che la partita vera per Conte si giocherà sul fronte europeo e se il piano presentato da Ursula Von Der Leyen viene da tutti considerato una mezza vittoria di cui il Premier può intestarsi il merito, bisognerà vedere ora se quell’impostazione reggerà nel confronto/scontro con i paesi cosiddetti “frugali” (Olanda in testa), i quali non hanno alcuna intenzione di far stanziare decine di miliardi di euro a fondo perduto a Stati dall’alto debito pubblico come Italia e Spagna. Se questa prova verrà superata, è chiaro che Conte ne uscirà rafforzato, ma nel caso in cui la crisi economica dovesse protrarsi a lungo e dall’Europa non si ottenesse quanto sperato, ecco che per il Premier potrebbe materializzarsi il capolinea della sua permanenza a Palazzo Chigi.

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