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Crisi, Prodeitalia: anche gli imprenditori del Nord-Est sono indebitati

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Un impietoso rapporto di Prodeitalia dimostra che nell’Italia dell’Est, rinomatamente una delle aree economiche più sviluppate e ad alta intensità produttiva d’Europa, l’indebitamento privato ha toccato livelli sconcertanti. Molti imprenditori del Nord-Est presentano una condizione debitoria pendente nei confronti degli intermediari pari a circa 200 mila euro.

Cifre che raccontano un’Italia decisamente diversa rispetto a quella che governo, istituzioni e parti sociali dipingono da tempo. Secondo la vulgata, il Nord-Est italiano è il centro nevralgico del tessuto economico e industriale italiano e lo sanno anche i bimbi delle elementari. L’appetibilità del Made in Italy sui mercati esteri di regioni quali il Veneto e il Friuli Venezia Giulia è sempre stato l’espediente retorico con il quale gli ultimi governi hanno teso a glissare sulle reali condizioni economiche del Paese.

Il Nord-Est con i suoi distretti industriali ha sempre rappresentato un punto di forza dell'economia italiana, ma la crisi in pochi anni ha provocato dei grandi cambiamenti nel tessuto produttivo: i capannoni delle industrie vuoti e i negozi chiusi sono la rappresentazione evidente della sofferenza economica di questi territori. In queste zone, come nel resto d'Italia, risparmiare è diventato per molti impossibile.

E' il 100% degli imprenditori nel Nord-Est ad essere indebitato per più di 50.000 euro e in media si registrano debiti di oltre 200.000 euro. I numeri emergono da un'indagine realizzata dall'Osservatorio Prodeitalia condotta attraverso l'analisi dei dati relativi agli assistiti che si sono rivolti all'Associazione Csi-Kronos, che, con il progetto Prodeitalia, ha riunito una squadra di professionisti presenti in tutta Italia.

Il 49% degli imprenditori italiani assistiti ha contratto debiti per circa 80.000 euro. Tuttavia, se si analizza la posizione degli imprenditori del Nord-Est Italia, la situazione cambia notevolmente fino ad arrivare a debiti per circa, appunto, 200.000 euro. Il dato riguarda, in particolare, le zone di Venezia e del trevigiano. 

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