Croazia nell’Unione Europea, Bruxelles sfida Russia e Turchia nei Balcani

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Croazia nell’Unione Europea, Bruxelles sfida Russia e Turchia nei Balcani

30 Giugno 2013

A mezzanotte la Croazia è diventata il 28esimo Stato della Unione Europea. Festa grande a Zagabria alla presenza di tanti leader internazionali, compreso il Presidente Napolitano, che ha espresso di persona le sue congratulazioni al presidente croato Ivo Josipovic. Anche Barroso si rallegra: "Finalmente la Croazia torna nel cuore dell’Europa". Entra nella Unione un piccolo Paese, 4 milioni di abitanti, fortemente cattolico (82%), il secondo Stato della ex Jugoslavia socialista a fare questa scelta dopo la Slovenia. Sì all’Europa, ma per adesso no all’euro e alla Eurozona. Ricordiamo che furono proprio la Slovenia e la Croazia, le repubbliche più avanzate della Jugoslavia, a iniziare quel processo di allontanamento da Belgrado per ragioni economiche, che in seguito sarebbe deflagrato nelle guerre etniche e religiose dei Balcani. L’ingresso della Croazia è quindi un momento importante nel processo di assestamento dei Balcani e nel progressivo avvicinamento di altri Paesi, come Serbia, Bosnia, Montenegro, Kosovo, verso la Ue, attraverso le politiche di partenariato messe in azione da Bruxelles. Nel 2007, erano entrate nella Ue Bulgaria e Romania. I negoziati con Zagabria sono durati 6 anni e sono stati pieni di difficoltà. Da un punto di vista geopolitico, va sottolineato che l’Europa allarga i suoi confini rispetto alle altre aree di influenza delle grandi potenze nei Balcani, a cominciare dalla penetrazione russa e quella turca.