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Croazia-Slovenia: indetto referendum su confine marittimo

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Il parlamento sloveno ha approvato ieri sera la decisione di indire un referendum sull'accordo raggiunto lo scorso autunno con la Croazia nel quale i due Paesi specificano le modalità della soluzione del contenzioso sul confine marittimo nel nord Adriatico. E’ una questione che ha creato tensioni per vent'anni nei rapporti tra le due ex repubbliche jugoslave.

Il referendum, voluto dal governo di centro-sinistra del premier Borut Pahor e appoggiato ieri da 78 dei 82 deputati del parlamento di Lubiana, si terrà il prossimo 6 giugno. I partiti politici sloveni sono però divisi sull'accordo, che prevede la creazione di un organo di arbitri internazionali con il mandato di tracciare la linea di confine. Il governo e la coalizione al potere sono dell'opinione che la formulazione "assicurare alla Slovenia un legame con le acque internazionali", presente nel testo dell'accordo, garantisce un futuro status di Paese marittimo e un libero accesso al mare aperto nel Golfo di Trieste. Mentre l'opposizione è fortemente contraria all'intesa, perché, come ha detto il leader del centro-destra ed ex primo ministro Janez Jansa, "con un simile arbitraggio la Slovenia non potrà ottenere contiguità territoriale con il mare aperto". Jansa ha invitato Pahor a dimettersi nel caso i cittadini respingessero l'accordo che egli ha raggiunto lo scorso settembre con la premier croata Jadranka Kosor.

Un eventuale rifiuto avrebbe conseguenze gravi anche per la Croazia, poiché Lubiana ha accettato di sbloccare i negoziati di adesione di Zagabria all'Ue - congelati dal veto sloveno per l'intero 2009 - solo dopo il raggiungimento dell'accordo. La Croazia ha ratificato l'accordo lo scorso dicembre.

Gli ultimi sondaggi mostrano che l'appoggio per l'accordo è in calo, nonostante goda ancora di una maggioranza relativa. Secondo le preferenze espresse in un rilevamento demoscopico pubblicato dal quotidiano Delo, gli sloveni disposti a votare sì sono calati dal 50 al 46% negli ultimi dieci giorni. Sono però ancora numerosi gli indecisi, mentre i contrari sono intorno al 35%.

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