Cronaca di un disastro mancato

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Cronaca di un disastro mancato

02 Luglio 2007

Gordon Brown, parlando alla BBC domenica mattina, ha messo in relazione l’attentato di Glasgow con gli sventati attacchi di Londra di due giorni prima, attribuendoli ad Al-Qaeda o a gruppi ad essa ispirati.

L’attacco all’aeroporto di Glasgow
A Glasgow, secondo il racconto dei testimoni, due uomini provenienti dal subcontinente indiano o da regioni limitrofe, hanno puntato le loro jeep cherokee dritta verso l’entrata dell’aeroporto, con l’intenzione di penetrare all’interno dell’edificio. Le barriere poste all’entrata glielo hanno impedito. Dopo l’urto, nelle auto vi sono state alcune esplosioni, probabilmente provocate da bombole di gas.

I due terroristi costretti a scendere dal veicolo hanno quindi cercato di cospargere benzina sulla vettura per innescare nuove esplosioni. L’intervento delle persone che si trovavano lì per caso e degli agenti di polizia hanno permesso di immobilizzare gli attentatori.

Secondo il resoconto del Times, Steven Clarkson, un passeggero in attesa di partire, ha “steso” uno degli attentatori con un pugno al volto e permesso agli agenti di immobilizzarlo. L’altro individuo che era alla guida dell’auto si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. Date la gravità delle ustioni è stato portato al Royal Alexandra hospital a Paisley per essere curato. Ma all’ospedale è stata scoperta addosso all’uomo una “cintura sospetta”, fatto che ha immediatamente spinto le autorità ad evacuare il pronto soccorso. La cintura, si è scoperto dopo, fortunatamente era innocua. A parte gli attentatori non ci sono stati feriti tra le persone che si trovavano all’aeroporto.

ABC News afferma che gli Stati Uniti hanno ricevuto notifiche dall’intelligence britannico circa l’alta probabilità di attacchi contro l’infrastruttura o contro aerei all’aeroporto scozzese. Jacqi Smith, prima donna a capo dell’appena riformato Home office (insediata da appena due giorni nella sua nuova influente posizione di governo), ha alzato il livello di attenzione verso possibili attacchi terroristici. La decisione è stata presa  in seguito all’incontro del comitato per le emergenze COBRA (acronimo di Cabinet Office Briefing Room A ) nel corso del quale i membri del gabinetto e capi della polizia e dell’intelligence si riuniscono per approntare la risposta più adeguata in caso d’emergenza.

Gli attacchi sventati a Londra
Le autobombe di Londra invece non sono esplose per pura fortuna. Le auto infatti sono state scoperte grazie alla segnalazione dei cittadini.

La Mercedes parcheggiata vicino al night club Tigertiger è stata individuata grazie a una di queste segnalazioni. Lo staff di un’ambulanza (accorsa, nelle vicinanze, per soccorrere una persona) ha infatti notato del fumo proveniente dall’interno dell’auto e dato l’allarme. Il secondo veicolo invece era stato parcheggiato in divieto di sosta, quindi è stato trainato al deposito comunale. Subito dopo, alcuni dipendenti del deposito hanno sentito l’odore di gas propano e hanno quindi avvertito la polizia.

Le indagini e gli arresti
Va segnalato anche, come riporta il Times, che i bar e i locali notturni avevano ricevuto un paio di settimane fa un documento di 53 pagine redatto dall’unità del contro-terrorismo della polizia metropolitana che preannunciava un rischio generale d’attacchi contro centri d’aggregazione notturni.

Al momento sono state arrestate 5 persone: il guidatore e il passeggero della jeep esplosa a Glasgow, un uomo e una donna di età inferiore ai 30 anni (arrestati ieri notte sull’autostrada M6 nella contea dello Cheshire) e un altro individuo che si ritiene sia collegato agli attacchi di Londra (arrestato a Liverpool).

Una casa nei pressi di Houston in Scozia è stata oggetto di investigazione da parte della polizia metropolitana e dal MI5, i servizi interni. Le indagini sono state facilitate dal fatto che le due auto sequestrate a Londra dalla polizia non sono esplose e sono perciò fonte preziosa di indizi, quali impronte digitali, residui organici che presentano tracce di DNA e numeri di serie delle bombole di gas. Numeri utili per rintracciare il venditore e quindi stabilire gli spostamenti degli attentatori. Tuttavia ad aiutare in modo decisivo gli investigatori saranno le telecamere di sorveglianza che controllano non solo Londra ma l’intero Regno Unito. A disposizione degli investigatori ci sono anche sofisticati programmi informatici che riconoscono e registrano i numeri di targhe delle auto, tracciando gli spostamenti di ogni veicolo e di chi lo guida (una recente ricerca mostrava come  la Gran Bretagna fosse il paese in cui l’occhio del “grande fratello” orwelliano è più diffuso).

Le tecniche utilizzate dai soggetti coinvolti negli attentati pare siano rudimentali. Anche se alcuni colpi sventati dalle autorità britanniche hanno delle forti somiglianze con gli ultimi episodi. Nell’operazione Crevice, che in aprile ha portato alla condanna a 30 anni di reclusione per gli ideatori del colpo, si erano scoperti 600 chili di fertilizzante a base di ossido nitrato che dovevano essere utilizzati come parte della miscela esplosiva per colpire un famoso locale notturno londinese, The Ministry of Sound. In un’altra operazione, Dhiren Barot, un convertito all’Islam e addestrato da Al-Qaeda, è stato condannato a 40 anni per avere architettato un piano che prevedeva l’utilizzo di limousine cariche di bombole di gas da fare esplodere nei parcheggi sotterranei d’importanti edifici pubblici.

Alla base di tali azioni, i precetti imposti dal radicalismo islamico in riferimento soprattutto alla troppa libertà lasciata alle donne. Nelle intercettazioni telefoniche tra i membri della gang arrestata nel corso dell’operazione Crevice, viene discussa l’opportunità di fare saltare in aria una discoteca, indicando “(…)che nessuno può dire di essere innocente la dentro…  con quelle troie che ballano(…)”.

Il locale Tigertiger vicino al quale è stata trovata l’altra notte una delle autobombe, prevedeva una serata trasgressiva la cui partecipazione era riservata alle sole donne.

Le ramificazioni di politica interna
Per quanto riguarda i risvolti politici dell’attacco, la questione della sicurezza pubblica torna al centro del dibattito. Il premier Brown sta infatti pensando alla possibilità di far introdurre delle nuove regole  che permetterebbero alla polizia di detenere in carcere individui sospetti senza la formulazione di accuse per un periodo di 90 giorni, anziché di 28 come oggi. Una legge dallo stesso contenuto fu respinta nella Camera dei Comuni  nel 2005, facendo registrare la più importante rivolta dei backbencher laburisti.

Inoltre è probabile che vengano dati nuovi poteri alla polizia. Infine Brown richiederà la redazione di un rapporto per verificare l’opportunità di ampliare l’uso probatorio delle intercettazioni telefoniche consentito durante un processo.

Tutte queste proposte erano comunque già sul tavolo della discussione. Il Financial Times riportava a inizio di giugno scorso come l’allora capo dell’Home Office John Reid avesse rinunciato a proporre queste nuove misure contro il terrorismo. La causa? Le eventuali reazioni che avrebbero potuto suscitare tra le altre minoranze etniche in particolare quella musulmana.

Non solo, durante la corsa per diventare il vice di Brown nel partito laburista, il candidato Peter Hein (poi sonoramente sconfitto), denunciava la deriva di “destra” del partito influenzato dai titoli di natura populistici dei tabloid inglesi e la mancanza di sensibilità verso le restrizioni delle libertà civili. Il partito conservatore e liberal-democratico, di solito piuttosto svelti nel denunciare restrizioni delle libertà civili e dell’habeas corpus, al momento tacciono.

Probabilmente tutti attendono di sapere quali progetti di riforma costituzionale annuncerà oggi Gordon Brown alla Camera dei Comuni nel suo primo intervento in Parlamento. Secondo rumors riportati dal Times, Brown avrebbe intenzione di limitare ciò che resta della “prerogativa reale”, poteri a cui Blair non volle rinunciare. Si tratta soprattutto del potere di intervenire militarmente all’estero senza il consenso preventivo del Parlamento. Pare che la Regina sia stata informata anticipatamente delle intenzioni di Downing street nell’incontro di 55 minuti che Brown ha avuto la settimana scorsa durante il suo insediamento e che sia rimasta soddisfatta.

Queste intenzioni di riforma avrebbero lo scopo di rendere più trasparente l’azione del governo e aumentare l’importanza del Parlamento, rompendo con il tanto vituperato passato blairiano, criticato dall’ipposizione ma soprattutto dalla fronda di sinistra del partito laburista. La marcata differenza di stile tra Blair e Brown potrebbero avere un notevole impatto sulle istituzioni britanniche.

Il Primo Ministro Brown infatti, oltre ad essere il primo premier britannico da 17 anni a questa parte a venire nominato capo del governo senza aver vinto le elezioni politiche, è preso tra la morsa di un’opposizione conservatrice in rimonta con David Cameron e un partito laburista che deve accontentare dopo 10 anni in cui il carisma di Blair stato determinante nel prendere decisioni politiche molte spesso indigeste a gran parte del partito.

Una situazione di possibile debolezza interna di Brown e il rischio continuo posto dal terrorismo potrebbe mettere a rischio la plurisecolare tradizione britannica di tutela delle libertà civili degli individui, a favore invece della sicurezza. Nel suo intervento di oggi Brown dovrebbe chiarire quale direzione prenderà il Governo di Sua Maestà.