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Cucchi. Inchiesta Dap affidata a capo ufficio detenuti

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È stata affidata a Sebastiano Ardita, responsabile della Direzione generale detenuti del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, l'inchiesta amministrativa disposta dal capo del Dap Franco Ionta per far luce sulle responsabilità della morte di Stefano Cucchi.

Ardita, magistrato in servizio al Dap da 8 anni, dovrebbe concludere l'indagine amministrativa nel giro di 15-30 giorni circa. L'inchiesta del Dap - secondo quanto si è appreso da ambienti investigativi - sarebbe cominciata con uno scambio di informazioni con la Procura di Roma, che ha iscritto nel registro degli indagati 3 agenti della Polizia penitenziaria ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale del detenuto 31enne.

Ieri in serata erano stati resi noti alcuni scatti che ritraggono lo stato terribile in cui era il corpo di Stefano Cucchi durante l'autopsia.  Una delle foto più crude è quella che mostra il medico legale che apre la bocca del cadavere e si vede sotto il labbro superiore una grande ecchimosi. Le foto del volto in primissimo piano, oltre a quei profondi segni blu-rosso-viola intorno agli occhi, mostrano un grande rigonfiamento tra la palpebra sinistra e il sopracciglio e fanno vedere chiaramente l'osso del naso che sembra fratturato ed ecchimosi sulla mascella e sul collo. Lividi, segni rossi e macchie si vedono anche sulle anche, in particolare quella destra. Un corpo praticamente scarnificato, dove sono evidenti almeno tre tatuaggi: uno grande sul braccio sinistra, uno sulla gamba destra ed uno sul fianco destro. Macchie rossastre, lividi ed ecchimosi blu del possibile pestaggio si mischiano a quelle del cosiddetto “post mortem”.

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