Così è cambiata la politica

Da Berlinguer e Almirante a Salvini e ai 5Stelle: come cambiano i partiti politici

0
960

Doveva essere una giornata particolarmente calda quella dell’11 giugno 1984, eppure Roma si zittiva, aveva bisogno di fermarsi quel giorno. Moriva Enrico Berlinguer infatti, il celebre segretario del Partito Comunista Italiano, amato e temuto, eppure sempre rispettato, così come la sua antitesi politica: Giorgio Almirante.
Vengono associati spesso, ancor di più per il simbolo della politica che li caratterizzava, quella della formazione e dell’attenta struttura organica, il ruolo fondamentale del partito come educatore della società.

Ma trentacinque anni fa si verificava un evento che non fu affatto scontato: il capo del partito missino rendeva omaggio al suo nemico e lo faceva nel modo più nobile possibile, rispettoso e silenzioso. Sono passati decenni da quel tipo di politica, è un nastro che si riavvolge per raggiungere nuovi equilibri e diversi modi di intendere il ruolo del politico in società, la sempre meno importanza del partito in senso di formazione e la forza emergente del leader in quanto tale. Con Tangentopoli e la caduta delle convinzioni dei grandi colossi
partitici, si è fatta strada sempre più tra le persone la goccia della disillusione partitica, rivoluzionando così e per sempre la natura dei partiti.

Non bisogna fraintendere il leaderismo con altro però: la figura di riferimento in qualsiasi organizzazione è sempre stata essenziale, così come poteva essere nelle prime società primitive. Eppure ciò che davvero ha mutato per sempre il DNA della politica italiana ed europea è proprio il ridurre tutto alla unica e semplice apparenza dell’Uno, limitando l’importanza del partito come agente sociale e comunicativo. Così si sono sempre aperte meno sezioni: cambia la toponomastica di città e paesi, prima era possibile avere la certezza di “Una chiesa, un panificio, la sezione del PCI e quella dell’MSI”, oggi non è più così. Il nuovo millennio ha fatto combaciare questa trasformazione sociopolitica a quella tecnologica, l’affermazione sempre più convinta del Web ha dato una spinta fondamentale all’eregersi di questa conformazione sociale.
Comunicazione immediata, veloce, chiara, senza più intermediari: sei solo Tu e quell’Uno, è più semplice. Vince così il fenomeno Berlusconi: la comunicazione televisiva seduce gli elettori-spettatori, il mondo politico rigetta i politici di professione ed è alla ricerca di self-made men, uomini riusciti nella loro vita.
Il 1994 è un anno importante per l’Italia: la politica cambia modo di parlare alla gente ed è da questa svolta che inizia a definirsi il vero ruolo dei leader, completamente distante dalla mission dei protagonisti della prima repubblica.

Con questo abbraccio innovativo sono gradualmente emersi nuovi soggetti politici, internet ha aperto la stagione del “giornalismo partecipativo” ma anche della “democrazia diretta”, questo ha portato ad una combinazione inaspettata eppure fedelissima rappresentazione della società contemporanea. E’ con questo clima che è nato il Movimento Cinque Stelle,
rivoluzionario per molti versi e figlio dell’anti-berlusconismo, dell’anti-politica e dei No.
Siamo all’antitesi del sistema partitico con cui questo articolo è iniziato: apparentemente non c’è più alcun legame con il passato, non vi è formazione, non vi è la celebre gavetta, basta un computer o un cellulare, il resto vien da sé. Quasi parallelamente al fenomeno grillino viene fuori la figura di Matteo Salvini: raccoglie le lezioni del leaderismo inaugurate da Silvio Berlusconi, impara dagli errori dell’era dell’apparire seguita da Matteo Renzi e prende gli elementi funzionanti dal modello dei cinque stelle.
La combinazione è vincente e segna definitivamente un addio con il passato: il sovranismo che rivoluziona il registro lessicale della politica, così come per i grillini fa una forma di populismo.

Così come la vita di una persona è condizionata dalle sue scelte e soprattutto da quelle dell’ambiente in cui è inserito, lo stesso vale per la vita dei partiti politici, la loro grandezza e decadenza. Ma occorre fare attenzione: i partiti della prima repubblica erano fatti per durare, le attività di cui si facevano promotori agivano con l’intenzione di creare un “dopo”, salvaguardando la cultura e la formazione. Nel contesto odierno quello che si fa è orientato all’immediato, non c’è più grande interesse nel creare una classe dirigente effettivamente di competenza, quanto più ci si appassiona a conquistare i propri voti attraverso un’eterna campagna elettorale. Non è possibile tornare indietro e rinnegare le scelte del passato, eppure possiamo ancora mantenere nel nostro esserci la rispettabilità che quei politici distanti nel tempo davano al fare politica. Un grande sentimento di riconoscenza e grandezza che se dovessimo raffigurare si tradurrebbe nell’inchino di Giorgio Almirante di fronte alla salma di Enrico Berlinguer.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here