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Totonomine se il centrodestra vince (o perde)

Da come vanno le Regionali dipende l’assetto futuro di governo e Pdl

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Sembrava quasi fatta, ma i tempi slittano. Le aspettative erano tutte concentrate sul Consiglio dei ministri di ieri che avrebbe dovuto nominare almeno due dei quattro nuovi sottosegretari, in attesa del passaggio parlamentare (l’emendamento al decreto sulla protezione civile già approvato dalla commissione Ambiente del Senato) che porterà da 63 a 65 i membri del governo.

I nomi restano quelli dati in pole per la promozione: Daniela Santanchè, Guido Viceconte, Andrea Augello e Laura Ravetto. Ma la loro collocazione è ancora incerta. Anche perché il sottosegretario Stefano Saglia, aennino doc, dato in partenza dallo Sviluppo Economico per il Welfare, avrebbe declinato l’offerta e preferito tenersi stretta la delega all’Energia (da cui dipende tutta la partita per il nucleare), settore che conosce a fondo e nel quale ha maturato una esperienza consolidata negli anni. Potrebbe essere stato proprio questo il motivo del rinvio delle nomine in cantiere, anche perché adesso resta da trovare una nuova collocazione per la Santanchè fino a ieri data per sicura al dicastero guidato da Scajola. Impresa poi non facile, dal momento che la leader del Movimento per l’Italia è considerata una presenza mediaticamente "ingombrante" in qualsiasi dicastero.

Se per Guido Viceconte sembra a buon punto l’incarico di sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, per Andrea Augello (ex aenne, finiano doc) potrebbero aprirsi le porte del Welfare da dove proprio ieri sono uscite le sottosegretarie Eugenia Roccella e Francesca Martini per traslocare alla Salute dopo lo spacchettamento del  ministero del Lavoro e delle politiche sociali (è stata l’unica decisione sui sottosegretari assunta ieri dal Cdm) . Quanto alla Ravetto, nelle file della maggioranza si parla per lei di una poltrona al ministero dell’Economia. A questo punto, non è da escludere che tutta la partita si definisca insieme alla chiusura delle liste per le regionali o addirittura dopo il voto di marzo, quando si dovrà mettere mano anche allo scacchiere dell’esecutivo. Regioni, governo e partito è lo schema attraverso il quale sarà ridisegnata la geografia degli assetti futuri.

Le Regioni. L'esito del risultato elettorale potrebbe determinare equilibri diversi, perché in base a quanti successi il Pdl metterà nel suo carniere si apriranno più spazi nei posti-chiave del potere, tra presidenze e assessorati. Specie su alcune piazze strategiche. Al Nord la vittoria in Lombardia e in Veneto viene data per scontata ma non è così in Piemonte. Anche per questo, si fa notare nel centrodestra,  la Lega ha accettato di lasciare libera la casella del ministero dell’Agricoltura solo se Luca Zaia (Veneto) e Roberto Cota (Piemonte)  saranno eletti governatori. In quel caso, a occuparsi del dicastero ora di Zaia potrebbe andare l'ex forzista Paolo Scarpa Bonazza-Buora. Ipotesi che servirebbe anche a compensare il "sacrificio" fatto dagli azzurri veneti con la mancata ricandidatura di Galan. Ma in lizza c’è anche il sottosegretario Antonio Buonfiglio, recentemente passato nella schiera dei finiani, si dice, in virtù della promessa che gli avrebbe fatto il presidente della Camera di promuoverlo al rango di ministro. Insomma, una poltrona per tre. In cambio del passo indietro sulla ricandidatura in Veneto, Galan ha ottenuto l’impegno del Cav. per un ruolo di primissimo piano. Quattro le opzioni per lui:  un incarico ad hoc per il Nord-Est, il ministero dell’Agricoltura o in alternativa quello della Cultura o della Salute. Ma è su quest’ultima casella che si concentrerebbero di più le aspettative del governatore uscente; il che potrebbe comportare l'avvicendamento alla poltrona di Ferruccio Fazio, appena nominato ministro.

Il paradosso è che se all’Agricoltura i contendenti a una poltrona sono tre, in questo caso sono quattro le poltrone che ruotano attorno ad un unico aspirante ministro. Nel puzzle del rimpasto di governo potrebbe entrare anche Renato Brunetta, candidato a sindaco di Venezia. Il ministro avrebbe già ottenuto assicurazioni sul mantenimento del doppio incarico rispetto al quale peraltro non c'è incompatibilità, tuttavia negli ambienti della maggioranza si vocifera che a quel dicastero guardi già con una certa attenzione il presidente della Camera per uno dei suoi fedelissimi.

C'è poi la new entry Guido Bertolaso che da Berlusconi ha ricevuto pubblicamente (una settimana fa a L'Aquila) la promessa dell'approdo nella squadra di governo. Resta da capire alla guida di quale discastero sarà destinato, anche se in tempi di vacche magre appare difficile l'istituzione di un nuovo dicastero (anche perché significherebbe sforare il tetto stabilito dalla legge approvata dal Parlamento e firmata da Napolitano). L'ipotesi più accreditata è quella di un dicastero senza portafoglio con delega alla Protezione Civile. Tra le caselle in movimento ci sarebbe anche quella dei Beni Culturali oggi occupata da Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl. Del resto, negli ultimi tempi non è passata inosservata l'effervescenza declamatoria mostrata in numerosi articoli dedicati proprio alle questioni interne al partito. Un particolare che viene letto come possibile apripista per un suo ritorno in pianta stabile ai piani alti di via dell'Umiltà, magari come coordinatore unico affiancato da un vice. Già, il partito. Anche qui, gli assetti futuri potrebbero dipendere dall'esito delle regionali. L’imperativo è vincere, soprattutto da Roma in giù. Al punto che in molti sostengono che questa volta il Cav. non sarebbe disponibile a perdonare eventuali errori. Errori che potrebbero avere ripercussioni perfino nei futuri assetti di governo.

Ma in tutto questo complicato intreccio di caselle da scomporre e ricomporre, c'è un aspetto che riconduce ancora una volta alla partita delle regionali dove tira un'aria più tranquilla: è il terzetto, tutto al femminile, che il Pdl ha schierato nelle regioni rosse. Certo, la sfida è tutta in salita quando si parla di Toscana, Emilia Romagna e Umbria, ma il livello qualitativo delle candidature di Monica Faenzi, (parlamentare, assessore al Comune di Grosseto e da dieci anni sindaco di Castiglion della Pescaia), Anna Maria Bernini (deputata, avvocato civilista e amministrativista, docente universitario di diritto pubblico comparato) e di Fiammetta Modena (avvocato, capogruppo del Pdl in Consiglio regionale dove siede da diverse legislature)  è già un buon punto di partenza per affrontare al meglio la competizione. Con un compito in più: spazzare via, una volta per tutte, il tormentone delle veline.






 

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