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Da “D’Alema dì qualcosa di sinistra” a “Veltroni dì qualcosa…”

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C'è un interrogativo che - ahimè - comincia a farsi sempre più strada nella mia mente: mica andrà a finire che il centrosinistra riuscirà nella titanica impresa di farci rimpiangere Prodi? E' un paradosso e una provocazione solo fino ad un certo punto. Magari sarò troppo drastico e fazioso, ma i due aspetti che lei coglie nella sua analisi non si limitano a testimoniare che Veltroni parte col piede sbagliato. In realtà, dimostrano che siamo già in presenza di un doppio fallimento.

Primo: il fallimento di un leader. Veltroni si conferma un grande bluff mediatico, un contenitore e non un contenuto, una forma e non una sostanza. Il suo comportamento sul referendum è emblematico del suo modo di essere e di agire: individuare obiettivi di astratto buon senso, parlare per frasi fatte e vuota retorica buonista, limitarsi a esprimere petizioni di principio senza indicare ricette concrete, proposte precise, soluzioni praticabili.

Questa melassa inconcludente è stata finora il segreto del suo successo. Ma adesso le cose cambiano, perchè cambia il ruolo che Veltroni deve svolgere. Provo a riassumere in una battuta la parabola della sinistra italiana. Anno 1998: "D'Alema, dì qualcosa di sinistra". Anno 2007: "Veltroni, dì qualcosa".

Secondo: il fallimento di un progetto. Se non ci fermeremo all'immagine, davvero non vedremo alcuna reale discontinuità rispetto a Prodi e all'attuale centrosinistra. Del resto, basti pensare al tipo di investitura che Veltroni ha ricevuto: una candidatura calata dall'alto, con ratifica "democratica" (sic) a ottobre. Come dire: siamo un Partito democratico, ma non troppo. L'indicazione di Veltroni è maturata nelle stanze e nei corridoi della "nuova" partitocrazia, in forme e modi che hanno uno sgradevole sapore di Prima repubblica. E così a ottobre assisteremo ad un bis non richiesto: primarie bulgare, con candidato sostanzialmente unico, sulla falsariga di quelle con cui a suo tempo fu "incoronato" Prodi. Manca solo lo scalfarotto di turno, tanto per dare una parvenza di competizione al percorso tracciato per giungere al traguardo di un verdetto già scritto. Hanno scelto perfino il vice: Franceschini, che completa il ticket di politici-scrittori. Prendere o lasciare. E' la (social)democrazia, bellezza.

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