In questi giorni si celebrano i 25 anni della gracile democrazia argentina e il primo anno al potere della “Presidenta” – come i suoi compatrioti chiamano Cristina Fernandez De Kirchner, moglie dell’ex presidente Nestor, eletta alla presidenza della repubblica nel dicembre del 2007. I disastri accumulati negli ultimi 12 mesi dalla presidenta hanno richiamato alla memoria degli argentini altre figure femminili nella storia politica del Paese: la celeberrima Evita e la tristemente famosa Isabelita.
I disastri del peronismo sono sotto gli occhi del mondo. I suoi effetti durano ancora oggi e continuano a rovinare l’Argentina. Peron e il movimento che a lui si è ispirato negli ultimi cinquant’anni sono stati capaci di far sprofondare un Paese che dopo la Seconda Guerra mondiale era secondo solo agli USA per ricchezza e sviluppo civile nel sottosviluppo attuale.
Dopo aver preso il potere nel 1945, Peron diede vita a un’esperienza politica in cui il populismo, l’assistenzialismo e un nazionalismo con forti venature anti-USA, favorirono l’ascesa del movimento justicialista, il “peronismo” appunto. Il vecchio mito latino-americano del “caudillo” si modernizzava saldandosi a un demagogico e populistico rapporto diretto tra la leadership e le masse popolari, i descamisados (senza camicia, poverissimi) e il loro benefattore e guida infallibile. Peron fu osannato e costruì un sistema sindacale e uno stato sociale che avrebbero portato al disastro l’economia argentina. Nel mito Peron ha un ruolo importantissimo una donna: l’attrice, amante e successivamente moglie del presidente, Eva Duarte, “Evita”.
Prima con un programma radiofonico, poi con la sua fondazione, infine come moglie del Presidente, Evita svolge una febbrile attività di assistenzialismo diventando la musa instancabile del peronismo. Alleanza o diarchia, è difficile dirlo. Certo è che quando Evita viene meno per una malattia – una scomparsa che getta l’intera Argentina in una profonda commozione – inizia il declino di Peron. Tre anni dopo la scomparsa della moglie, siamo nel 1955, l’esercito depone Peron.
Quanto c’è di Evita nel “peronismo”? Molto, quasi tutto. Grazie a lei gli aspetti più negativi del “justicialismo” diventarono elementi essenziali della presidenza argentina. La retorica e la demagogia peronista trovarono nell’attrice un magnifico campo di azione: l’idea che la soluzione dei problemi sociali non derivasse dallo sviluppo economico e da buone leggi ma dalla bontà del “caudillo” trovò in Evita una seguace convinta. Il popolo argentino non doveva prendere coscienza dei problemi politici ma veniva spinto a ubbidire supinamente al Generale Peron. Le vicende romanzesche fiorite intorno alla sua salma dopo la caduta di Peron, e l’avvento dei militari al governo, hanno contribuito a mantenere intatto il suo mito con tutti i suoi aspetti negativi.
Ancora più tragica è la comparsa di un’altra donna accanto a Peron, la ballerina Maria Estela Martinez, “Isabelita”. Peron fa pagare all’Argentina un caro prezzo col suo amore senile. Rientrato in patria ed eletto presidente, fa di Isabelita la sua vice presidente. Alla sua morte, nel 1974, la mediocre, debole e malaticcia Isabelita diventa Presidente, manovrata da un oscuro personaggio che risponde al nome di Lopez Rega – sospettato, tra l’altro, di organizzare gli squadroni della morte contro la guerriglia.
Gli anni della presidenza di Isabelita sono segnati da una crisi profonda del perdonismo e dal moltiplicarsi della guerriglia: da quella dei montoneros a quella di ispirazione marxista e guevarista. E’ in questo periodo che maturano le condizioni per il ritorno dei militari al potere, senza alcuna protesta ma quasi invocati dalla popolazione. I militari vogliono risolvere il problema della guerriglia sterminando gli oppositori e i loro simpatizzanti (va anche detto che non tutti i desaparecidos erano pacifisti o agnellini innocenti).
Con questi precedenti è comprensibile la diffidenza nei confronti di Cristina Fernandez. Nonostante le prove precedenti, gli argentini l’hanno votata con il 45% dei consensi. Ma si sono pentiti in fretta della loro scelta. Dopo mesi di scioperi e scontri con gli agricoltori argentini è fallito il suo disegno di aumentare spaventosamente le tasse sulle esportazioni dei prodotti agricoli (grazie al voto determinante del suo vice presidente Julius Cobos). In questi giorni il Parlamento ha approvato la nazionalizzazione dei fondi pensione, oltre a nazionalizzare le "Aerolineas Argentinas". In entrambi i casi i proprietari erano spagnoli che hanno gridato giustamente all’"esproprio da rapina". La popolarità di Cristina è crollata al 25%.
Per fortuna che nel vicino Cile c’è un’altra donna, Michelle Bachelet, che sta guidando con orgoglio e determinazione il Paese, come dimostra la sua crescente popolarità.