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Da Gaza al Libano tutta la colpa è di Israele

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Ciò che sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente mostra qualcosa che da tempo cova nell’ombra, non solo nel mondo arabo ma anche in Occidente: l’odio per Israele è l’ultima incarnazione che l’antisemitismo ha assunto nei secoli e non è meno virulenta di quella che ha orribilmente sfregiato il secolo scorso.

Lo aveva detto per la verità anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma come spesso accade alle parole, anche le più autorevoli,  esse avevano galleggiato sulla superficie dei fatti senza smuoverli.  Oggi invece sono i fatti a smuovere le parole. Più il Medio Oriente si infiamma più le accuse contro Io stato degli Ebrei diventano merce corrente.

Vista oggi, Israele, non solo è all’origine della guerra civile tra Hamas e Fatah, ma la fomenta e la incoraggia; Israele è la causa degli scontri in Libano tra i miliziani qaedisti di Fatah al-Islam e le truppe regolari, così come era responsabile delle conseguenze della guerra contro Hezbollah; e sempre Israele è dietro la resa dei conti tra sunniti e sciiti in Iraq, e chissà cos’altro ancora.

Non importa che tutte queste accuse siano vere e neppure verosimili, importa che circolino, che avvelenino l’aria, che attecchiscano ovunque.

Quando Massimo D’Alema dice che il conflitto israelo-palestinese è “la madre di tutti i conflitti medio orientali” si nutre di quello stesso alimento e a sua volta lo diffonde.

 Il cortocircuito tra colpa e odio è evidentissimo ed è la vera materia prima della crisi che sconvolge la regione. L’ebreo collettivo incarnato da Israele manovra nell’oscurità, complotta con la demoplutocrazia americana per destabilizzare i paesi arabi, accumula ricchezze e risorse sottratte ai popoli oppressi dalla sua potenza militare. Per queste ragioni va odiato, combattuto e cancellato dalle mappe.

All’ombra di questo gigantesco pretesto, insieme avvelenato e autoassolutorio, può fiorire qualsiasi disegno di potere e qualsiasi efferatezza. Ed è infatti quello che sta accadendo. Dall’Iran che ambisce ad assurgere a potenza atomica regionale, all’Arabia Saudita e Egitto che sperano di contrastarlo, passando per il controllo dell’Olp su cui si scontrano Hamas e Fatah, per arrivare ai nuovi possibili  assetti in Libano o in Iraq, sono i principali fronti aperti in Medio Oriente che vengono occultati con l’inganno della colpa israeliana.

 
Il miliziano di Hamas in divisa che spara alle gambe del fratello palestinese anche lui con la divisa da poliziotto di Fatah, forse ha in testa che la colpa di quel gesto l’abbiano gli ebrei di Israele e che lui è solo il punto di arrivo involontario e disperato della macchina repressiva israeliana. Certo non lo pensano i suoi capi a Damasco, ma hanno tutto il vantaggio che quell’idea persista.

L’idea, cioè,  che tolti gli ebrei di mezzo il Medio Oriente diventi una regione di pace e  di fratellanza, dove gli arabi ritrovino il loro “lebenstraum”, lo spazio vitale,  e possano crescere e prosperare senza il parassita giudeo.

Finchè quell’idea ha cittadinanza nel mondo arabo il campo resta libero per ogni regolamento di conti, per ogni partita di potere, anche la più efferata e cinica come %0Aquella che infiamma le strade di Gaza in questi giorni.  E poiché quella stessa idea ha ascolto anche nella comunità internazionale tutto questo potrà svolgersi senza eccessivo disturbo. Il pregiudizio anti-israeliano ingabbia infatti anche le organizzazioni internazionali, l’Onu prima tra tutte. Se la colpa è sempre di Israele alla fine la forza di interposizione in Libano finirà per proteggere il riarmo di Hezbollah e impedire all’esercito israeliano i voli di ricognizione. E se si pensa ad un’azione internazionale a Gaza bisognerà dire che serve a “impedire le incursioni israeliane”. I sondaggi europei diranno che Israele è la principale minaccia per la pace nel mondo e Amnesty International macinerà studi e rapporti tutti dedicati alle violazioni di Gerusalemme.

 
E’ fin troppo chiaro che le caratteristiche di questo antisionismo sono terribilmente simili all’antisemitismo che regnava in Europa tra la prima e la seconda guerra mondiale. L’unica differenza con l’oggi e che gli ebrei non sono più solo un popolo ma anche uno Stato perfettamente in grado di difendersi. Con molti nemici ma anche qualche sicuro alleato.

Questo non mette il paese a riparo dai rischi ma aiuta nel momento del bisogno.

 Qualche giorno fa si celebrava il quarantesimo anniversario della guerra dei Sei Giorni, quando Israele accerchiata dagli eserciti di quasi tutti i paesi arabi confinanti riuscì a ribaltare la situazione e sbaragliare i nemici. Si è scritto che è stata una vittoria sprecata perché non ha portato la pace tra Israele e palestinesi. Ma i fatti di questi giorni dimostrano che non fu affatto sprecata perché è proprio da allora che gli stati arabi capirono che Israele non poteva essere annientata con mezzi militari. E se non ha portato la pace con i palestinesi è proprio oggi che  si capisce perché.

Se i patti di pace tra due fazioni palestinesi non reggono 24 ore come possono reggere quelli tra Israele e palestinesi?  Israele ha sempre saputo la risposta: non possono.


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1 COMMENT

  1. Penso che addebitare colpe
    Penso che addebitare colpe ad Israele per ciò che sta succedendo sia solo il frutto di un pregiudizio antisionista e nascondersi alla realtà che gia da tempo è sotto gli occhi di tutti: Israele è continuamente sottoposto ad ogni genere di attacchi e lo sarà ancora di più quando Hamas avrà la striscia di Gaza , assieme a Siria , Iran e Hezbollah potranno fare quello che vogliono uniti contro gli ebrei.
    L’Europa dov’è ? E’ assente , ancora oggi pur vedendo la violenza fratricida Palestinese , si ostina a non vedere, a non dare il giudizio che la Palestina non ha mai avuto un governo, solo gente corrotta ed esaltata che ha fatto il male della gente comune. Dove è la Lega Araba ? Solo un mucchio di fandonie.

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