Da Stasi a Sollecito, noi preferiamo il tenente Colombo
29 Settembre 2009
di Redazione
C’è solo una verità nel caso Poggi: che la povera Chiara è stata uccisa nella mattina del 13 agosto 2007. Ma l’ora della morte non è valutabile con precisione. E anzi potrebbe essere avvenuta in due momenti distinti. La durata dell’omicidio dai pochi minuti che si pensava potrebbe invece essersi protratta a lungo. Le famose macchie di sangue sotto le scarpe di Alberto, quelle che fino a poche ore fa lo inchiodavano senza possibilità di dubbi alla responsabilità del delitto? Anche queste non sono prove schiaccianti: il sangue della vittima sul pavimento era per gran parte secco già 40 minuti dopo l’omicidio e quelle tracce sulle suole di Stasi avrebbero potuto disperdersi semplicemente calpestando dell’erba bagnata.
E poi la bicicletta, quella su cui ci dovevano essere tracce del sangue di Chiara che però potrebbero non essere tracce di sangue ma di chissà cosa. E quell’impronta sul dispenser di sapone che fino a ieri era una prova incontrovertibile e oggi non conta più nulla. Persino le immagini pornografiche ritrovate in una vecchia memoria del Pc di Alberto si scolorano dell’onta dello scandalo di fronte alle nuove perizie del medico legale che smontano un impianto accusatorio costruito su prove del tutto inconsistenti.
Insomma due anni di indagini della polizia, perizie della scientifica, osservazioni dei tecnici e dei consulenti informatici, rapporti dei medici legali, analisi di consulenti di parte e di quelli non di parte. Due anni di rilievi (inquinati o attendibili), foto su foto della scena del delitto, interrogatori, testimonianze, riesumazioni di cadavere, analisi del Dna, verifiche di alibi che prima erano deboli poi si scoprono di ferro, ricerche nelle memorie più recondite del computer… Due anni buttati, per inchiodare un colpevole (diciamoci la verità, a noi Stasi, nonostante il modo in cui hanno voluto descriverlo i giornali, non ci è mai sembrato un assassino) che molto probabilmente non c’è.
Magari ci sbagliamo, ma ci sembra che più il livello delle indagini si è affinato, tecnologizzato, moltiplicato, e anche mediaticamente amplificato, meno si è riusciti a dare un nome e un volto ai responsabili di omicidi così efferati e senza un apparente perché. E’ successo con Stasi e Chiara Poggi, prima ancora con Raffaele e Amanda, i presunti assassini di Meredith, e prima ancora con Anna Maria Franzoni, la “mamma killer” di Cogne. Nessuna confessione, nessun movente, nessuna arma del delitto, nessuna prova schiacciante. Solo la voglia di trovare un colpevole, qualche volta riuscendoci, altre volte rovinando la vita a degli innocenti.
Da garantisti, a noi non resta che rimpiangere le indagini da tenente Colombo, con più fiuto e meno tecnologia, quelle in cui anche il colpevole aveva un’anima e il più delle volte era proprio quella a inchiodarlo.
