Da Prodi a Conte, alleanza Pd-M5S anche alle regionali?

Da un professore all’altro. Nasce l’Ulivo 2.0?

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L’estate più rovente della politica italiana è ormai alle spalle. Il giuramento del nuovo governo presieduto da Giuseppe Conte ha chiuso una delle crisi di governo più indecifrabili della storia repubblicana, dando vita ad una nuova maggioranza parlamentare composta da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Un drastico cambiamento dunque, che ha portato al coinvolgimento persino di Liberi e Uguali, grazie alla nomina di Roberto Speranza a Ministro della Sanità e facendo così posizionare il neonato esecutivo tra i più a sinistra del Vecchio Continente.

Ovviamente gli occhi di molti osservatori sono puntati su quelli che saranno i primi provvedimenti adottati – in particolare per quel che riguarda l’immigrazione e l’economia – e su quanto solida si dimostrerà questa nuova alleanza. In un certo senso, però, l’accordo Cinque Stelle – Partito Democratico sembra andare oltre la mera composizione della maggioranza parlamentare: la sensazione infatti è che, già a partire dalle prossime elezioni regionali in Umbria, possa nascere un vero e proprio cartello elettorale.

Già molti esponenti dei Dem si sono esposti in questo senso e, ad ora, nessuna smentita è arrivata da coloro che avevano fatto della “allergia alle alleanze” uno tra i loro più solidi cavalli di battaglia. In effetti è abbastanza chiaro quanto un accordo possa essere vantaggioso per due forze politiche che, negli ultimi anni, a livello locale hanno spesso dovuto arrendersi alla coalizione di centro – destra ed ora potranno cementare questo rapporto di collaborazione attorno ad un collante molto potente come quello dell’anti salvinismo.

L’approdo definitivo dei Cinque Stelle nell’alveo del centro sinistra sembra avere delle motivazioni anche più prettamente politiche, rappresentate sia da scelte di campo in ambito nazionale ed europeo (vedesi il determinante contributo grillino all’elezioni di Ursula Von Der Leyen a nuovo Presidente della Commissione UE) sia dall’identikit della personalità più chiacchierata del momento, il Premier Giuseppe Conte: vicino al mondo della sinistra cattolica, docente universitario e discretamente conosciuto in ambienti di rilievo anche prima del suo ingresso in politica. Nell’ultimo anno, poi, sono  arrivate anche le benedizioni di molti leader internazionali che hanno sicuramente accresciuto le possibilità di un suo bis a Palazzo Chigi.

Sotto molti punti di vista, la figura di Conte va assomigliando sempre più a quella di un altro personaggio che, qualche decennio fa, creò dal nulla un’alleanza tra il centro moderato e la sinistra riformista, vale a dire Romano Prodi. “Il Professore” (anch’egli stimato docente universitario) aveva sì avuto delle esperienze ministeriali in seno alla Democrazia Cristiana, quando, alla metà degli anni ’90 fu chiamato  a riunire le forze del centro sinistra per battere Silvio Berlusconi e il suo Polo delle Libertà, ma era considerato come una personalità super partes, esattamente come oggi lo è il Presidente del Consiglio. Forse non è un caso che tra i primi a benedire la nascita di un governo “giallo – rosso” ci sia stato lo stesso Prodi, il quale ha più volte fatto riferimento a quella stagione politica – conclusasi poi ingloriosamente – e a come un esperimento simile potesse essere riproposto.

La domanda sorge dunque spontanea: potrà essere Conte il leader di un nuovo centro sinistra, una sorta di Ulivo 2.0? Ovviamente la risposta dipenderà molto dalla salute di cui godrà il governo che si è appena insediato, ma la strada sembra ormai essere decisamente segnata verso questa direzione

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