Home News Dagli Usa la lezione all’Italia paralizzata dallo sciopero

Dagli Usa la lezione all’Italia paralizzata dallo sciopero

1
1

Tutti a piedi. Oggi l’Italia è chiusa per sciopero e nessuno può farci nulla: il governo è impotente di fronte al più grande sciopero della categoria dei trasporti che si sia registrato dal 1990 ad oggi.

Una paralisi annunciata, con aerei, traghetti, treni, bus e metrò fermi per protesta contro il taglio di risorse per il settore previsto dalla Finanziaria.

Ma non basta. A incrociare le braccia sono anche i dipendenti di autoscuole, autonoleggi, soccorso stradale, autostrade, funivie e persino i conducenti di carri funebri. Poi  i lavoratori dei porti, dell'Anas, del trasporto merci e spedizioni. Insomma, una paralisi totale.

Uno scacco matto all’efficienza che in altre nazioni, Stati Uniti in primis, sarebbe stato semplicemente impossibile, vietato da una legge che punisce con severità i blocchi indiscriminati di servizi pubblici essenziali.

 In Italia invece questo è solo l’ennesimo di una lunga serie di venerdì neri, l’ennesima incontrollabile degenerazione di un istituto, quello dello sciopero, il cui controllo sembra ormai sfuggito di mano anche alla Commissione di garanzia che dovrebbe vigilare sulla corretta applicazione della normativa. Dovrebbe, appunto. Perché nella pratica l’organismo gode di poteri di intervento pressoché ininfluenti grazie alle previsioni morbide della legge 146 del 1990. Che, come scrive Oscar Giannino su “Libero”, seppure abbia regolamentato lo sciopero nell’ambito dei servizi pubblici essenziali, si è limitata in buona sostanza a ricalcare il codice di autoregolamentazione che i sindacati si erano dati  nel 1980 e nel 1984.

Una norma che legittima il diritto di sciopero senza riservare la benché minima tutela al diritto dei cittadini di muoversi, andare a lavorare e spostarsi in piena autonomia. È grazie a regole come questa che un intero paese può essere messo in ginocchio da una mobilitazione di massa che, c’è da giurarci, resterà impunita.

Una situazione impensabile negli Usa, dove per uno sciopero generale o per pratiche da noi assolutamente tollerate come i boicottaggi e l’occupazione del luogo di lavoro i sindacati possono essere portati alla sbarra e i lavoratori rischiano di pagare di tasca propria multe salatissime in caso di adesione. Con il famoso Taft hartley Act del ‘47 (quasi totalmente ancora in vigore) vennero infatti dichiarate illegittime una lunga serie di pratiche sindacali.

Ma in Italia le cose stanno diversamente. Tanto da spingere il capo della Protezione%0D civile a lanciare l’allarme per le possibili ripercussioni negative dello sciopero sugli interventi di soccorso e in caso di pericolo: «Abbiamo espresso al governo – ha dichiarato ieri Guido Bertolaso – la preoccupazione che una paralisi totale del traffico possa creare difficoltà nelle situazioni di emergenza».

Un appello che, dopo il fallimento dell’incontro di martedì sera col ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, non ha scalfito la sicumera dei sindacati responsabili dello stato di agitazione odierno, Fit-Cisl, Filt-Cgil, Uil Trasporti e Ugl: «Protestiamo - hanno ribadito in coro gli organizzatori della contestazione senza timore di essere trascinati in tribunale da una giustizia inerme - contro una manovra finanziaria che lascia sul tappeto problemi cruciali come la condizione disastrosa di Alitalia e delle Ferrovie dello Stato, il futuro della compagnia di navigazione pubblica Tirrenia e il nodo dei contratti».

Le fasce orarie di garanzia sono state rispettate ma la paralisi delle città (dovuta all’altissima adesione) è stata ugualmente fortissima.

“In queste condizioni - concludono Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti - sono inevitabili pesanti effetti sui lavoratori del comparto e sui rinnovi contrattuali, mentre l’attesa dei cittadini di un sistema dei trasporti in grado di sostenere lo sviluppo e una migliore qualità dell’intero sistema della mobilità rimangono ancora senza risposte”.

Peccato che la condizione del trasporto pubblico gli italiani la conoscono fin troppo bene. Come anche i continui diktat dei sindacati, utili spesso a formulare accordi che con la tutela dei lavoratori hanno poco a che spartire.  

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Siamo alle solite: per
    Siamo alle solite: per assicurare migliori
    servizi ai cittadini,li si lascia a piedi!
    E’ un’ulteriore dimostrazione del progressivo
    azzeramento del potere escutivo nel sistema Italia.
    Stretto nella morsa dello strapotere di
    Magistratura,Sindacati& Corporazioni ,Banche e
    Finanza, ilgoverno rappresenta il classico
    vaso di coccio.
    Una regola fondamentale della politica insegna che
    i vuoti di potere vanno prontemente occupati.
    Vediamo infatti come in alcune città,
    sia la malavita organizzata a beneficiare dell’assenza dello Stato.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here