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Dai Dico ai Cus. Sui conviventi il governo cambia strada

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Si chiamano Contratti di unione solidale e rappresentano la scorciatoia trovata dal governo per regolamentare le convivenze civili. Dopo il Family day nessuno all’interno della maggioranza ha più avuto il coraggio di ritornare sulla questione Dico, anche se solo nominalmente. E proprio oggi Cesare Salvi, presidente della commissione Giustizia del Senato, ha tirato fuori dal cilindro l’evoluzione quanto più bipartisan possibile – almeno così sperano all’interno della maggioranza – dei Dico: i Cus, i contratti di unione solidale. Il nuovo testo sulle unioni civili è stato appena valutato da un comitato ristretto della Commissione Giustizia ma già se ne conosce la sostanza. Si tratta di un vero e proprio contratto, concluso tra due persone anche dello stesso sesso, di fronte ad un giudice di pace o ad un notaio, per l’organizzazione della vita in comune.

La stipulazione avviene mediante dichiarazione congiunta, ed è inserito, spiega Salvi, “come titolo aggiuntivo del Codice civile che si occupa della persona e della famiglia. Prevede diritti e doveri fra le parti, può essere stipulato a scelta delle parti davanti al giudice di pace ovvero davanti al notaio, ma in questo secondo caso il notaio deve trasmetterlo entro 10 giorni al giudice di pace ai fini di pubblicità. E' infatti previsto un registro di pubblicità”. Come ogni contratto che si rispetti la risoluzione  può avvenire per comune accordo dei due contraenti, per decisione unilaterale di uno dei due, per matrimonio di uno dei due o  per morte.  

Salvi, illustrando meglio il testo messo a punto, ha anche specificato che esso “ha cercato di tener conto dei lavori della commissione e in particolare del disegno di legge del senatore Biondi (di Forza Italia) e del ddl del governo”. E questo è il punto su cui si giocano le speranze di successo dell’intero progetto. Aprire ad una parte della CdL, per potare a casa il risultato. I primi segnali positivi in questa direzione non si sono fatte attendere. Uno tra i primi a parlare è stato proprio quell’Alfredo Biondi, senatore forzista, che aveva presentato mesi fa la proposta alternativa ai Dico, a cui i Cus, poi, si sono ispirati: "Prendo atto con soddisfazione che il Comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato ha posto a base del testo proposto dal Presidente Salvi il disegno di legge sul contratto civile di convivenza che a suo tempo avevo presentato al Senato. Le modifiche apportate possono essere discusse e discutibili, ma la prevalenza delle proposte, contenute nel ddl può determinare una larga convergenza trasversale che consente di superare le contrapposizioni che si erano manifestate sul ddl del Governo".

Ma la partita non sarà facile come sembra. Di tutt’altro avviso sembrano essere altri esponenti dell’opposizione: "Ci si trova di fronte a una 'famiglia-fai-da-te', che indica l'elenco dei diritti e dei doveri reciproci, non coincidenti con quelli descritti per ogni famiglia dalla Costituzione e dal Codice civile” scrivono in una nota Alfredo Mantovano di An, Laura Bianconi di Forza Italia e Massimo Polledri della Lega. "Persa in piazza San Giovanni e nel Parlamento la prospettiva di approvare i Dico – sottolineano gli esponenti della Cdl – si è trovata la strada dei Cus”. La differenza sostanziale fra il ddl Biondi e il ddl del Governo sui  Dico – affermano – è che nel primo caso non è previsto un riconoscimento pubblico della realtà di fatto costituita dalla convivenza; ma questo non si traduce nella mera possibilità di regolamentare per contratto privato specifici aspetti dell'unione non matrimoniale, come ad esempio la comunione dei beni o la titolarità della locazione. Si traduce in qualcosa di più, e di più significativo: il contratto d'unione solidale, pur mantenendo natura privatistica, acquista un contenuto generalistico. I due partner si recano dal notaio o dal giudice di pace e gli prospettano la registrazione di un loro “pacchetto famiglia”, modulato sulla base delle esigenze e dei desideri di entrambi".

Dalla parte del governo ci va cauta Paola Binetti, che il giorno del Family day si trovava in prima fila in piazza San Giovanni dalle prime ore del mattino, e che proprio per le sue posizioni “ortodosse” ha procurato non pochi grattacapi a quelli della sua coalizione. Il testo Cus “va valutato, perché al momento gli ho dato solo una rapida occhiata e l'esperienza insegna che questa su questa materia non si possono fare valutazioni affrettate”, ad ogni modo – continua – l'importante è che il nuovo contratto previsto, non possa essere confuso con il matrimonio civile: “Non vogliamo matrimoni di serie b”.

Prende tempo e sposta l’obiettivo Eugenia Roccella, portavoce del Family day:  “A due mesi esatti dalla manifestazione del 12 maggio a piazza San Giovanni, tracciare un primo bilancio delle politiche familiari del governo è semplice: in favore della famiglia non si è fatto nulla e previsto nulla. Il tesoretto si è squagliato, la conferenza per la famiglia promossa dal ministro Bindi è rimasta un’opportunità sprecata, però in commissione giustizia c’è un nuovo ddl sulle coppie di fatto. Il governo ha ignorato le richieste della maggioranza delle famiglie italiane, ma continua a considerare urgente e prioritario riconoscere le unioni di fatto, che rappresentano appena il 4 per cento del totale”.

Contenti a metà anche gli esponenti dell’arcigay: "La proposta presentata dal senatore Cesare Salvi cancella l'odiosa discriminazione nei confronti delle coppie conviventi che non erano riconosciute in quanto tali, e si prevede un registro pubblico presso il giudice di pace. Purtroppo i Cus, al pari dei Dico non rispondono in alcun modo alla richiesta avanzata dal movimento lgbt (lesbiche, gay, bisessuale, transgender) italiano di piena equiparazione della dignità delle persone e delle coppie omosessuali. Per noi l'unica proposta di legge soddisfacente è una ed una sola: il matrimonio civile".

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2 COMMENTS

  1. Dico, cus o altre idiozie
    La soluzione a tutti i problemi è abolire il matrimonio, non ha alcun senso, una grande idiozia. Tutto quello che vogliono architettare è sempre finalizzato ad assicurare un mantenimento alle donne e l’uomo pollo paga!!!

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