Dai nuovi allarmi dei regolatori riparte l’onda speculativa

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Dai nuovi allarmi dei regolatori riparte l’onda speculativa

24 Aprile 2012

Dopo un periodo di relativa “calma” sul fronte dei giudizi che vengono emanati nei confronti delle banche, l’Eba (European Banking Authority), ha riacceso i riflettori sulla questione attraverso l’ennesima simulazione, secondo la quale il 20% delle banche europee non risponderebbe ai requisiti minimi di capitale se Basilea 3 fosse già in vigore dallo scorso anno. A questa conclusione è arrivata l’Autorità Bancaria Europea facendo i conti ai maggiori colossi creditizi, cioè quelli con attività internazionali e un Tier 1 capital superiore a 3 miliardi. Attraverso una simulazione basata sui bilanci al 30 giugno 2011, è emerso che dieci sulle 48 banche principali dell’Europa, avrebbero un capital core (quello di migliore qualità), inferiore al 4,5% in rapporto agli asset, se le regole sul capitale fossero stringenti. Di conseguenza le banche dovrebbero aumentare il capitale di 242 miliardi di euro per arrivare al 7% richiesto.

La normativa di Basilea III con le sue nuove regole entrerà in vigore formalmente da gennaio 2013, con un’implementazione graduale al passare dei due anni. Tuttavia questo “esperimento” permette di comprendere bene fin d’ora come le regole della nuova normativa bancaria potrebbero colpire le banche in modo ancora più incisivo di quanto temuto dal settore. In tal senso aumentano le pressioni da parte dell’Eba per un significativo sforzo da parte delle banche per rispondere ai requisiti di capitale basati sul rischio.

Da un rapporto diffuso dal comitato di Basilea per la supervisione bancaria che ha preso in esame 212 istituti bancari di cui 103 appartenenti al cosiddetto gruppo 1 (con Tier 1 di almeno 3 miliardi di dollari e attività sparse in tutto il mondo) e 109 appartenenti al gruppo 2, emerge che alle banche servono 485 miliardi di euro per conformarsi ai nuovi requisiti imposti da Basilea III riguardo i capitali Tier 1.

L’introduzione di queste regole più severe sul capitale dovrebbe avere nel medio periodo effetti positivi sulla crescita. Questo rafforzamento patrimoniale, infatti, consentirebbe di ridurre il rischio di controparte percepito dagli investitori, con riflessi positivi sull’offerta di credito a sostegno dell’economia reale. Tuttavia, nel nostro Paese, e in molti altri, non è esattamente ciò che è accaduto nelle ultime settimane, quando i titoli bancari hanno perso buona parte della loro capitalizzaione. Basta pensare che in poco più di dieci giorni, essa si è ridotta per gli istituti del nostro Paese di oltre 4 miliardi di euro.

Nuovi scossoni sui titoli bancari sono dietro l’angolo, e riguarderanno molti intermediari europei. Infatti, l’agenzia di rating statunitense Moody’s, ha posticipato a inizio maggio la decisione sul possibile declassamento degli istituti di credito europei, mentre a metà febbraio aveva annunciato un taglio del giudizio a breve termine del rating di 114 banche europee, a causa della crisi della zona euro e dell’abbassamento del giudizio di molti stati del Vecchio Continente. Attualmente ha messo sotto sorveglianza il giudizio delle più importanti banche francesi e di una serie di istituti finanziari italiani, spagnoli, inglesi, tedeschi, austriaci, portoghesi e scandinavi.

Il ruolo centrale che le tre principali società di rating hanno giocato nella recente crisi ha portato un interesse notevole e mai riscontrato prima per questa industria e per le sue pratiche. Tale interesse, però, avrebbe dovuto manifestarsi prima e a quel punto forse le agenzie avrebbero sentito una maggiore responsabilità sulle loro spalle tanto da non proporre in alcuni casi giudizi non pienamente ponderati. Sicuramente se si fossero sospesi quei rating su cui pesavano troppe incertezze, si sarebbero evitate conseguenze disastrose ed inoltre si sarebbe mantenuta una maggiore credibilità in questo settore.

Arrivati a questo punto fidarsi è bene, ma diffidare delle “tre sorelle” del rating diventa spesso doveroso, poiché anche da tali strutture, a volte si sviluppano fortissime speculazioni e conflitti di interesse, che poi si traducono in vere e proprie “piaghe” per l’economia mondiale. In uno scenario del genere è oggi necessario un intervento di regolamentazione che corregga i diversi problemi che affliggono l’industria del rating, contribuendo in tal modo a ripristinare l’efficienza del mercato e la fiducia degli investitori.

È tuttavia necessario che in questo momento così delicato per l’economia internazionale, le autorità politiche ed economiche non si limitino esclusivamente a puntare il dito contro le agenzie, pur di trovare un colpevole, ma analizzino il problema più a fondo, senza dimenticarsi di guardare avanti al fine di costruire un sistema valido di incentivi per queste società, in modo da assicurare che crisi di tale portata non si ripetano in futuro.