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Questioni di frontiera

Dal Kosovo alla Bosnia, i Balcani non sono mai stati così vicini all’Europa

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Molte tematiche contingenti al passato, spesso vengono sistematicamente snobbate dai resoconti giornalistici. Evidentemente hanno preso un loro comodo posto nel ripostiglio delle rimembranze storiche e in ciò non sono più al centro dei dibattiti sull’attualità. Proprio quest’anno ricorre il centenario della rivoluzione dei “Giovani Turchi” (1908), attimo politico dal quale prendono le mosse molte vicissitudini storiche che ci accompagnano fino ai giorni nostri.

Lasciando l’interesse specifico su questa tematica a chi ha la pazienza e la passione di sfogliare gli annali, vogliamo soffermarci solo su alcuni punti cardine. La rivoluzione succitata, sebbene impropriamente battezzata tale, fu l’ultimo sussurro di salvezza che, agli albori del secolo scorso, tentò di allungare la vita al decrepito Impero Ottomano. Ricordiamo che per l’epoca si trattava pur sempre di uno stato determinante agli sviluppi della geopolitica d’allora, nonché fattore unificante di quel Medio Oriente che tanto lacera l’odierna opinione pubblica sulla sua divisione intestina. D’altronde la Rivoluzione dei Giovani Turchi – membri relativamente non anziani dell’amministrazione militare ottomana – aveva nei suoi scopi la salvezza dell’Impero Ottomano, colpito periodicamente dalle mire colonialistiche delle Potenze europee d’allora. Al di là dei risultati immediati, primari per lo scoppiare della successiva Prima Guerra mondiale, tale evento creerà premesse e fattori importanti in quella parte dell’Europa tutt’oggi problematica per le sue conflittualità.

Stiamo parlando della penisola balcanica, specialmente la sua parte occidentale, scenario etnico religioso e politico di tante entità (Bosnia, Montenegro, Serbia, Kosovo, Albania e Macedonia) in continuo avvicinamento all’Unione Europea. L’attualità di questi Paesi, unico scorcio del Vecchio continente rimasto fuori dalla famiglia comunitaria, diventa oggi più che mai motivo d’analisi per l’Italia, tanto vicina a queste realtà. Più di nessun’altra regione, i Balcani necessitano di un trattamento storico per poter comprendere la loro attuale e futura evoluzione, cosa del resto molte volte negletta in Italia per gli stessi studi storici della penisola. Però, a furor di consolazioni, è d’obbligo segnalare iniziative e incontri degni di attenzione da parte di una società civile interessata all’area est-europea.

L’Associazione Italiana di Studi del Sud-Est Europeo (AISSEE) insieme alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Roma Tre, pochi giorni fa (27-28 novembre) ha organizzato un convegno scientifico sulla ricorrenza storica sovra trattata. Dal titolo “I Balcani dalla crisi del 1908 al processo di integrazione nell’Unione Europea”, storici, diplomatici ONG, italiane e straniere, si sono confrontate sull’attualità balcanica ripercorrendo cento anni di storia così vicina alla nostra. La facoltà dove il giro di conferenze ha avuto luogo è, inoltre, uno delle sedi accademiche dove da più di un decennio gli studi su Russia e Europa Orientale hanno un loro speciale trattamento scientifico. Aggiungendo alla lista vari patrocini e consulenze internazionali (ambasciate dei Paesi balcanici, forum culturali, nonché accademie presenti in Italia) la due giorni balcanica di Roma Tre hanno dato un serissimo contributo a importantissime questioni politiche per l’Italia stessa. Ecco perché non sfugge il diretto interessamento del Ministero degli Affari Esteri, primo promotore in Europa dell’integrazione definitiva dei Balcani nell’UE.  

La lista degli interventi peraltro è stata lunghissima: Alberto Basciani (docente, nonché organizzatore della conferenza), Lilia Cavallari, Raimondo De Cardona, Antonio D’Alessandi,  Luigi Vittorio Ferraris, Francesco Guida, Catherine Horel, Matteo Mandalà, Adriano Roccucci, Ignác Romsics, Livia Rusu, Antun Sbutega, Ersiliagrazia Spatafora, Eric Robert Terzuolo e tanti altri. La strutturazione del convegno, con due sessioni dedicate rispettivamente alla storia e all’attualità, hanno voluto significare proprio l’intreccio fra passato e presente. Se l’intervento degli studiosi si è concentrato al commento scientifico delle vicissitudini di cento anni fa, ciò che avviene oggi a poche miglia dalle coste italiane non è rimasto da parte. Infatti, l’ultima sessione, trattando del futuro del Sud-Est europeo, aveva nei suoi intenti proprio lo scopo di vedere in retrospettiva tempi e modalità d’integrazione di questi Paesi nel UE.

Presso molte istanze culturali europee si è espresso il desiderio di accelerare i tempi affinché a Bruxelles inizino a sventolare anche le bandiere ufficiali delle capitali balcaniche. Idealmente, per meglio dire utopicamente, si è pensato al 2014, centenario a sua volta di un famoso attentato a Sarajevo che scatenò il primo di quei conflitti mondiali che l’Europa vorrebbe lasciare sepolto nei libri. Quale miglior occasione dunque di una ufficializzazione di un continente totalmente unito anche con la sua ultima, lacerante parte. Ma se rimaniamo con i piedi ben saldi per terra, possiamo anche notare che al di là delle differenze culturali – non così tante come si crede – nei Balcani permangono ardue sfide per la difficilissima politica estera dell’Unione. A partire dalla situazione kosovara, per andare verso le particolarità in Macedonia e Bosnia, l’UE si trova oggi davanti a delle fondamentali scelte geopolitiche. Forse, come hanno sottolineato i relatori, saranno proprio i Balcani che metteranno in sesto le cancellerie europee verso nuove strade di responsabilità diplomatica. Strade che dovrebbero non solo far constatare, bensì convincere, che l’Europa non può riuscire solo come realtà finanziario – economica altresì politica-militare.

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7 COMMENTS

  1. be
    Con l’elezione di Obama certamente l’Ue si ritroverà ad avere un ruolo ancora più importante in quest’area così difficile. Certo, per l’Ue, è l’ora dei conti: più truppe in Afghanistan, ma anche e soprattutto capacità di mantenere (anzi dare) un vero senso all’allargamento e proteggere il Kossovo senza perdere la Serbia.
    Comuque complimenti all’autore

  2. be
    Con l’elezione di Obama certamente l’Ue si ritroverà ad avere un ruolo ancora più importante in quest’area così difficile. Certo, per l’Ue, è l’ora dei conti: più truppe in Afghanistan, ma anche e soprattutto capacità di mantenere (anzi dare) un vero senso all’allargamento e proteggere il Kossovo senza perdere la Serbia.
    Comuque complimenti all’autore

  3. Articolo che …..
    Leggendo l’articolo sembrerebbe quasi come i Balcani siano una parte divisa dell Europa.
    Infatti e proprio cosi, l’europa a spemre trattato i balcani come affari esteri sicce sepmre le e convenuta che fosse proprio cosi. Riccordiamo che e proprio grazie a questa parte orientale Europea che i christiani hanno oggi quest egemonia sull europa.
    I conflitti, il disordine economicho, ideologico e quello etnico anno fatto ben comodo (proprio come una barriera all Mussulmanismo) alla rimanente parte dell continente per troppo tempo.

    Il dunque e’ : Non sono i Popoli balcanici che devono dimostrare qualcosa all UE , ma e proprio quest ultima che deve venire incontro a loro per riparare alle Proprie Gaff’e storiche che ha comesso. Smettete di trattare i balcani come fossero un brutto pezzo d’africa capitataci d’errore per mano.

  4. Articolo che …..
    Leggendo l’articolo sembrerebbe quasi come i Balcani siano una parte divisa dell Europa.
    Infatti e proprio cosi, l’europa a spemre trattato i balcani come affari esteri sicce sepmre le e convenuta che fosse proprio cosi. Riccordiamo che e proprio grazie a questa parte orientale Europea che i christiani hanno oggi quest egemonia sull europa.
    I conflitti, il disordine economicho, ideologico e quello etnico anno fatto ben comodo (proprio come una barriera all Mussulmanismo) alla rimanente parte dell continente per troppo tempo.

    Il dunque e’ : Non sono i Popoli balcanici che devono dimostrare qualcosa all UE , ma e proprio quest ultima che deve venire incontro a loro per riparare alle Proprie Gaff’e storiche che ha comesso. Smettete di trattare i balcani come fossero un brutto pezzo d’africa capitataci d’errore per mano.

  5. spiacente non sono
    spiacente non sono d’accordo-qualcuno mi spiega in base a quale principio, ideologia, diritto, convenzione od altro l’europa deve continuare ad inglobare nuovi paesi e soprattutto perchè questa europa con questa classe dirigente di burocrati progressisti’ impone letteralmente l’integrazione dei popoli europei con altri popoli balcanici o turchi di cui francamente nessuno sente la necessità( salvo quella del solito DIO-BUSINESS)??? Questo stato continentale totalitario che è divenuto ormai l’europa perchè non indice regolarmente dei referendum su questi programmi che senza remore io definirei folli, per far decidere ai popoli chi vogliono far entrare in casa loro?Qualcuno mi vuol parlare di xenofobia, di bla bla sulla tendenza storica inarrestabile e sulle opportunità geopolitiche ed economiche dell’integrazione europea? beh io vorrei invitare chi tiene i piedi per terra, la testa sgombra da ideologie egli occhi che guardano più in là del naso a riflettere su cosa succederà in europa(se ci sarà ancora un’europa)dopo che milioni di nuovi cittadini provenienti a partire dalla turchia,da stati a maggioranza musulmana si riverseranno metaforicamente politicamente e..fisicamente nel contenitore EU.La povera Oriana ahinoi non è stata ascoltata abbastanza…

  6. Non credo che sia il caso
    Non credo che sia il caso che l’italia mandi altre truppe in giro per il mondo..i militari non sono in grado di tenere l’ordine in un paese del quale non sanno nulla,poi il semplice fatto che vanno in giro armati non da certo fiducia!!Apparte questo non so quanto convenga ai paesi balcanici aderire alla comunità europea…forse a livello economico si ma non di certo a quello culturale!!Se le persone sapessero che in europa hanno perso di vista quei valori che ci rendono umani e che aderiscono sempre di più alla globalizzazione non credo che avrebbero ancora tanta voglia di essere partecipi di un percorso che porta solo all’ignoranza e alla dittatura velata(basta vedere l’italia)…sembra che questa sia la via migliore ma dovrebbero prima provare a costruire una società sulla propria cultura e sulle proprie forze,l’europa ci aiutera finchè le converrà!!questo e poco ma siccuro…ogni paese alla fine pensa solo al proprio bene e io penso che aderire alla comunità europea sia più un male che un bene!!

  7. Vi invito a riflettere!
    L’Europa è un continente! Insieme ad altri continenti, fanno parte del pianeta Terra. Il Balcano è parte dell’Europa. Di certo non si trova in Asia, neanche in America del nord o quella del sud, da quanto mi risulta, non si trova ne in Africa, ne in Australia, ne in Antartide…
    Basta avere delle conoscienze minime di geografia per rendersene conto una volta per tutte che un conto è il Balcano un conto è l’Asia. Poi carissimi opinionisti e commentatori, nessuno ha mai pensato di sfogliare qualche dato storico prima di esprimere le opinioni sul Balcano?! Ma qualcuno ha letto almeno qualcosa sul Trattato di San Stefano del 03.03.1878, il congresso di Berlino (giugno-luglio 1878) o la Conferenza degli Ambasciatori di Londra del 1913?! Risulta che ai tempi decise qualcun’altro sulla sorte di alcuni paesi del Balcano e ancora oggi, la storia si ripete. Ma vi rendete conto che intere popolazioni sono state costrette a subire ingiustizie? Altri ancora oggi non hanno il diritto di tornare nelle loro case perchè qualcuno decise di cambiare i confini…( E mi riferisco a Çamëria o THesprotia o Epiro come vogliate chiamarlo, che oggi fa parte della Grecia ma come anche il Kosovo prima del 1913 era parte dell’Albania.)
    Vogliamo parlare di UE e di rispetto e tutela dei diritti umani?! Allora parliamone come si deve, perchè molti popoli del balcano hanno subito genocidi ingiustificabili e ancora oggi non ha trionfato la giustizia e il diritto fondamentale…
    Poi qualcuno parla di religione!!! Che c’entra la religione con l’UE?! La religione dovrebbe non avere ninte a che vedere con le politiche degli stati. Basta!!! Basta col pensare e dire che nell’UE non c’entrano i musulmani…Ma la democrazia e il diritto di credere in ciò che uno vuole, dove sono finiti?! Eppure nell’UE non dovrebbe esistere un concetto tanto limitato riguardo la religione, perché la religione più che un’arma economico-politica, dovrebbe iniziare ad essere percepita come una credenza soggettiva e spirituale effettuata dagli individui sulla base della libera scelta. In Europa c’è posto per i musulmani come per i cristiani, come per i non credenti ed altro ancora, importante è il Rispetto che spesso manca!

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