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Dal Pigneto si impara che i fatti non esistono

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Mentre il preside di Lettere della Sapienza, Guido Pescosolido, veniva sequestrato per venti minuti dai collettivi di sinistra nel suo ufficio per aver autorizzato un convegno sulle Foibe, Dario Chiarelli, il responsabile del raid del Pigneto, mostrava il tatuaggio di Che Guevara sull’avambraccio destro e ribadiva, rispondendo in maniera inequivocabile al cronista di repubblica tv, “che la politica non c’entra nulla” con l’aggressione nazi-fascista, squadrista, xenofoba avvenuta pochi giorni fa nel quartiere romano. “ Tutte buffonate” – ripete.

Lo “scoop” di Carlo Bonini fa la coppia con quello del suo omologo D’Avanzo di qualche settimana fa a smorzare il proditorio attacco del requisitore nazionale Marcolino Travaglio. Ora a sinistra si dovrà fare il mea culpa sulle intemerate che hanno contraddistinto questi, come altri episodi “de’ violenza” sui quali i media hanno soffiato a pieni polmoni per far accendere il fuoco della protesta. E forse ancor di più si dovrebbe riflettere sul come sia stato possibile un episodio di violenza come quello perpetrato ai danni di Pescosolido dagli studenti di sinistra.

Le due secchiate di acqua gelida, firmate dalla premiata ditta Bonini & D’avanzo e piombate sulla canea xenofobo-mafiosa, restituiscono a questo inizio legislatura il clima più consono ad una stagione di dialogo e di possibili quanto auspicabili riforme di cui l’Italia ha bisogno.

Però, il problema non è questo, o non solo; cioè individuare i nemici del dialogo e delle riforme e disinnescarli appena possibile per tornare ad essere, o forse essere per la prima volta nella storia della repubblica, ad un passo da una democrazia compiuta. Il punto è perché mai per dialogare abbiamo bisogno di questi due “grisù” d’eccezione, pronti a spegnere i fuochi della disinformazione e invece non ci concentriamo sulle cause della degenerazione informativa che ci travolge con letture distorte di episodi di cronaca nera. Cantori pronti a far diventare una scazzottata all’università, e un regolamento di conti per questioni extrapolitiche, l’inizio di una stagione nazionale di violenza che covava da anni nelle birrerie e negli stadi nella “Weimar italiana prima del Reich”?

Perche mai non ci concentriamo sui piromani che cercano di alzare alte le fiamme dello scontro e del muro contro muro?

Ad essere attenti a questi andrebbero arruolati, almeno per i tempi degli interventi restrittivi, anche i magistrati di Napoli che sono intervenuti dopo quattro mesi dalle richieste delle stesse misure sui fatti della mala gestione del ciclo dei rifiuti a Napoli.

Il volume di fuoco sollevato sul caso del Pigneto è esemplare. Invito a rivedere la puntata di Primo Piano del Tg3 ed il servizio della compagna del governatore Marrazzo, Roberta Serdoz, ascoltarene con attenzione i termini utilizzati, le apodittiche affermazioni, per rendersi conto del clima che in pochi attimi certi operatori dell’informazione possono scatenare e quante coscienze possono turbare. Ma primo Piano non è il solo esempio l’informazione pubblica, ma anche quella privata è infarcita di giornalisti apodittici. Se poi ci si lamenta della egemonia culturale non occorre andar lontano per comprenderne il motivo.

A proposito non si ravvisiano esternazione del comico moralizzatore su questa cattiva informazione, nessuna reprimenda, e dagli uffici della disinformazia neppure un filo di autocritica. Ma sarebbe troppo. Tuttavia non è neanche questo che aiuterebbe a risolvere il problema, il guaio è che siamo di fronte al vero conflitto di interessi italiano. Quello della sinistra con la cultura e l’informazione così ben inquadrato da una fulminante battuta del dottor sottile Giuliano Amato, la Rai è cosa loro… come d’altronde il microfono di Santoro è solo suo.

Ma anche… lo sono la satira, la cultura e il cinema, premiato per le nostre squallide vergogne a Cannes e su cui ancora una volta la grancassa giornalistica straparla di rinascita neorealista e straordinarie e lucide riflessioni sulla nostra politica, e anche qualche ministro per la salvaguardia del dialogo incensa come responsabile e adulta riflessione iotalina. Vedrete, dopo la Mafia e la Camorra inizierà il filone cinematografico sull’intolleranza verso gli extracomunitari e l’epopea cinematografica della cultura Rom.

Speriamo che a piazza del Collegio romano come a Viale Mazzini intendano che per dialogare occorre avere professionalità e voce e non solo ascoltare le grida degli altri.

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1 COMMENT

  1. D’Avanzo secchiata d’acqua fredda?
    Sinceramente, potrei anche essere d’accordo sul fatto del Pigneto, ma credo che lei del caso D’Avanzo non abbia poi capito molto. D’Avanzo ha fatto una figura miserrima, il suo articolo è stato un boomerang pazzesco.
    Lei che probabilmente conoscerà molti altri giornalisti, chieda loro se veramente credono che D’Avanzo abbia fatto una bella figura…
    Bah…

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