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Dalla lezione francese esce vincente il bipolarismo

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Alla fine ne rimase uno solo...

...è questa la lezione delle elezioni presidenziali francesi. Uno solo perché ne possa rispondere con responsabilità al popolo che l’ha votato. Nessuna confusione di prospettive e di modelli da realizzare. Sarkozy e la sua Francia legata ai principi, meno fumosa e illusa, coi piedi ben radicati per terra. Una Francia che rilancia una visione d’Europa diversa dal grigio incolore di Prodi, collocata sul mediterraneo come centro di una civiltà convinta, che dialoga con le democrazie del mondo con una visione atlantica che privilegia il rapporto con gli Usa e comunica la sua vicinanza a coloro che si battono per la liberazione dalla schiavitù e dall’oppressione. Una Francia che punta sull’uomo senza alimentare confusioni, anche per chiarire a uomini di mezzo, e absit iniuria verbis  sui riferimenti e sui giochi di parole sui mezzi uomini nostri, che la discontinuità è l’impronta di un intuito, di un programma promesso, di uno stile di guida e di un patto di lealtà con gli elettori. Dalla lezione francese si può imparare ciò che maliziosamente è sempre stato negato in Italia e cioè che una politica di destra, per quanto anacronistiche siano le semplificazioni della politica, può essere progressista e rivoluzionaria. Questi valori, infatti, sono nell’interesse dei fruitori della democrazia: servono a rendere più tranquilla e sicura la vita di tutti. Si è infatti colpevolmente dimenticato negli anni che sentirsi garantiti e protetti significa poter contare sul Paese che riconosce la tua nazionalità. E’ la Patria che per essere tale garantisce libertà, uguaglianza e fratellanza dei suoi cittadini: la “Libertè, Egalitè e Fraternitè” della rivoluzione francese.

In Francia è rimasto uno solo che chiederà agli elettori delle politiche del prossimo giugno di rafforzare la sua Presidenza con una stabile maggioranza parlamentare. Chiederà ai centristi, sedotti dalle sirene di un disegno uscito sconfitto dalle concluse consultazioni presidenziali, di operare una scelta. Questi dovranno optare tra l’essere protagonisti di una salda e certa governabilità, per attuare il programma promesso di riforme e di rilancio della Francia, nell’economia come nei rapporti sociali, coi diritti legati ai doveri, e protagonisti della scelta della sua collocazione in politica estera, oppure i sostenitori di una opposizione conservatrice, arroccata attorno alla “Bastiglia” dei miti e delle illusioni.  I centristi vorranno così essere i sostenitori di una Francia confusa tra immigrazione e integrazione? Vorranno dar battaglia contro la crescita ed il rafforzarsi dell’identità nazionale? Vorranno sostenere le ragioni della sinistra  nel rievocare le stagioni di un ’68 oramai già troppo lontano che ha disperso i doveri, senza accrescere i diritti primari? La maggioranza dei deputati dell’Udf, il partito di Bayrou, ha già detto di no!

In Francia è rimasto uno solo, e non è la leggiadra candidata della sinistra, benchè favorita dalla dolcezza del suo portamento, dai  modi di donna sicura e dinamica, dalla sua sagace capacità d’essere suadente. Ha perso ma non per la difficoltà  di saper parlare al cuore dei francesi. Ségolène Royal con le sue doti di umanità e spontaneità, che pure hanno toccato il cuore alla gente, ha cercato di cogliere da ogni lato della sua area politica, spesso è andata oltre, ha incantato persino la destra, ha ammaliato il centro e quella parte della Francia che non ha creduto in Sarkozy o che ha temuto la sua rivoluzione. Ha ricevuto consensi da quella Francia conservatrice e tradizionalmente di destra o centrodestra che voleva e sceglieva la continuità individuandola nel programma spesso fumoso della sinistra. Nessuno più di lei avrebbe fatto di più!

Segolene ha giocato le sue ultime carte persino sulla preoccupazione, evocandola, di una Francia sconvolta dalla protesta delle periferie, richiamando in extremis la preoccupazione per la continuità della democrazia contro un presunto pericolo reazionario. Ha fatto di tutto per l’impresa impossibile di rivoltare il cammino del suo popolo verso l’innovazione sociale, la politica delle cose da fare, del lavoro da svolgere, dei diritti da rispettare e dei doveri da pretendere, contro l’illusione dell’integrazione e di una immigrazione senza regole e controlli. Ha fatto di tutto per far prevalere la sinistra  per fermare una Francia che gira pagina e si rivolge allo sviluppo.

E’ rimasto un solo uomo ma con una grande prospettiva ed un popolo dietro di se. E’ iniziata la stagione di una nuova cultura europea che si muove contro le intolleranze e le illusioni, che abbatte gli steccati dei luoghi comuni, che introduce una nuova idea di progresso  in contrapposizione all’idea delle gabbie ideologiche della sinistra.

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1 COMMENT

  1. Vito Schepisi si conferma
    Vito Schepisi si conferma essere una delle menti pensanti più oneste ed obiettive che io conosca…Ho imparato a conoscere ed apprezzare Vito sin da quando lasciava “pillole” di saggezza e sapienza politica su di un forum pubblico…Da allora, mi riferisco spesso ai suoi concetti e lo condivido pienamente…Persone come lui, individui liberi e menti pensanti farebbero molto comodo alla nostra classe politica…IO LO VOTEREI!
    In fede
    Giuseppe Sagliocco

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