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Dalla Puglia l’appello di Napolitano alla coesione nazionale

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Il fine settimana appena trascorso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in Puglia ha rappresentato un'occasione per festeggiare la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate e per affrontare la situazione particolare che il Paese sta vivendo, tra crisi economica e instabilità politica. Scortato per tutto il tempo da un Nichi Vendola presente, come mai lo è stato negli ultimi tempi, sul territorio, venerdì mattina il Capo dello Stato ha inaugurato la sua visita rendendo omaggio agli oltre 75mila militari i cui resti riposano nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari. Con lui il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che nel suo discorso ha individuato il sentimento di coesione nazionale da cui erano animati i soldati italiani nella prima guerra mondiale quale ricetta imprescindibile, oggi, per “affrontare i momenti difficili della nostra storia”. Unendosi all'appello Napolitano, dopo aver apprezzato la partecipazione di un pubblico formato da diverse generazioni, ha passato in rassegna i reparti schierati ed ha deposto una corona di fiori mentre la pattuglia acrobatica nazionale tingeva il cielo del tricolore.

Nel pomeriggio, il Presidente della Repubblica ha preso parte nell’aula magna dell’Ateneo barese ad un convegno  intitolato  "Rotta a Sud Est. Bari e il Futuro della Puglia", in cui politici ed imprenditori locali gli hanno prospettato la possibilità di considerare questi tempi difficili come un'opportunità di crescita per il Sud. Prendendo la parola, la prima carica dello Stato ha parlato di “un'occasione per gettare uno sguardo più pacato e interessato ai problemi del Mezzogiorno”, argomento che non ha mai nascosto di avere a cuore. In serata, Napolitano ha fatto tappa a Barletta, città balzata recentemente alla cronaca per il crollo della palazzina che è costato la vita a cinque donne, di cui quattro giovani lavoratrici e una ragazzina. Qui il Capo dello Stato ha abbracciato i parenti delle vittime e ha accolto le richieste di aiuto di quella parte indignata della cittadinanza che pretende una riabilitazione agli occhi della Nazione, che da quel tragico evento conosce Barletta solamente come la città del lavoro nero. Sabato, prima di far ritorno a Roma, il Capo dello Stato ha visitato il carcere di Turi e le celle in cui furono detenuti Antonio Gramsci e Sandro Pertini negli anni Trenta del secolo scorso ed ha partecipato a Conversano alle commemorazioni in onore di Giuseppe Di Vagno, deputato socialista ucciso nel 1921 da una squadraccia fascista, condannando a margine di queste iniziative la violenza politica in ogni sua forma e invitando tutti ad una vigilanza continua e ad una pronta reazione nei casi in cui essa dovesse manifestarsi.

Ma se la due giorni pugliese l’ha visto protagonista autorevole di eventi commemorativi e culturali di grande spessore, dell’importante partita che nel frattempo si è giocata a livello nazionale sul campo politico il Presidente Napolitano è stato arbitro attento, preciso e incisivo: non ha mancato, infatti, di inviare messaggi e moniti al Paese, alla sua classe politica ed anche al Mezzogiorno. Il Capo dello Stato ha chiesto ai cittadini e alla politica di far fronte con consapevolezza e serietà ad una crisi che non ha esitato a definire “sconvolgente”, proponendo loro imperativi categorici quali la coesione nazionale, lo spirito di sacrificio, lo slancio innovativo e il cambiamento del modo di governare, di produrre, di lavorare, di vivere e di comportarsi, come unica possibilità affinché l’Italia riacquisti il ruolo che le spetta nella comunità internazionale.

Alle diverse anime della classe politica, in particolare, il Quirinale ha chiesto espressamente, fatte salve le legittime diversità culturali, di venirsi incontro “sulle scelte importanti che rispondono ai bisogni più profondi”: serve, per Napolitano, un impegno comune a risolvere la situazione critica del Paese con soluzioni anche dolorose e impopolari. In uno scenario così delicato, il Mezzogiorno rappresenta per il Presidente della Repubblica un potenziale decisivo: c’è bisogno infatti che “l’enorme carica di energia e di volontà di partecipazione delle giovani generazioni” facciano scattare in esso qualcosa di nuovo, un elemento di slancio e di speranza senza il quale sarebbe difficile, se non impossibile, immaginare la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese. Insomma, con i suoi messaggi propositivi Napolitano si conferma baluardo imprescindibile dello Stato e garante ineccepibile della sua unità, esercitando una funzione di cui oggi, nel clima di divisioni, c'è più che mai bisogno per ricompattare la Nazione da Nord a Sud.

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