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Dalle Nazioni Unite un altro riconoscimento per le cooperative di credito

Il mese scorso l’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite, ha pubblicato un rapporto dal titolo “Resilienza in tempi di recessione: il potere delle cooperative finanziarie” curato dal Professor Johnston Birchall, docente di politica sociale alla University of Stirling nel Regno Unito e autore tra l’altro del volume “Finance in an Age of Austerity: The power of Costumer-owned Banks” che descrive il contributo delle banche cooperative nella stabilizzazione del settore bancario  e nella promozione di un’economia più sostenibile.

Il rapporto conferma, quindi, il costante interesse da parte delle Nazioni Unite per il movimento cooperativo in tutte le sue declinazioni, e l’importanza del ruolo che svolge ovunque nel mondo per la promozione dello sviluppo economico, ribadita proprio di recente  con la celebrazione del 2012 come “Anno Internazionale delle Cooperative”.

Lo studio sottolinea come la Cooperazione Bancaria, di cui sono parte integrante le Banche Popolari, a livello internazionale si sia rivelata negli ultimi anni molto più stabile di quanto manifestato dalle altre banche, contraddicendo quanto ipotizzato da molti prima della crisi sulla superiorità del modello della banca commerciale rispetto ad altri. La Cooperazione Bancaria ha, inoltre, evidenziato dal 2008 in poi, in un contesto altamente recessivo, una significativa performance operativa, affermandosi come un’alternativa concreta ed efficace agli altri intermediari che operano nel settore bancario.

In dettaglio, i dati riportati nello studio indicano come la Cooperazione Bancaria a livello internazionale sia stata positivamente presente nel corso della crisi, registrando un aumento del 10% delle attività e del 14% del numero dei clienti. Se prima di allora una critica che veniva rivolta agli istituti della Cooperazione Bancaria era quella di essere meno efficienti delle banche commerciali perché non ricompensavano i propri manager con azioni, oggi proprio questo aspetto risulta essere l’elemento positivo in quanto limita l’assunzione di rischi alti.

Inoltre, dall’esame delle informazioni raccolte emerge che non esistono differenze tra istituti finanziari cooperativi e banche commerciali in termini di efficienza operativa e come, al contrario, la stabilità finanziaria dei primi si sia dimostrata superiore rispetto a quella delle altre banche. Gli istituti cooperativi, infatti, hanno registrato tra la fine del 2007 e l’inizio del 2011 solo il 7% delle perdite e delle svalutazioni pur rappresentando, tuttavia, oltre il 20% del mercato. La differenza tra le cooperative finanziarie e le banche d’investimento, secondo Birchall, è che le prime non assumono i rischi delle seconde perché non ambiscono agli stessi profitti.

Da rimarcare, poi, come un parte dell’analisi riguardi la situazione della Cooperazione Bancaria nei singoli paesi europei, menzionando nel caso dell’Italia come la crisi abbia avuto effetti marginali sulle Banche Popolari e sugli altri istituti creditizi cooperativi, che hanno continuato a registrare una crescita degli attivi, dei depositi e degli impieghi e come l’unico pericolo per questi istituti risieda nel contesto esterno, ossia nel prolungamento dell’attuale fase recessiva del ciclo economico e nella debolezza cronica che sta attraversando l’economia europea.

Per tutti questi motivi è auspicabile, conclude il Professor Birchall, che le innovazioni regolamentari che si stanno promuovendo ed introducendo a livello internazionale continuino a riconoscere le differenze esistenti tra gli istituti della Cooperazione Bancaria e le altre banche commerciali, assicurando ai primi la possibilità di continuare ad operare secondo il proprio modello di business che ha dimostrato nella sua storia di essere competitivo e valido raccogliendo il consenso ed il plauso delle comunità e delle realtà economiche locali. Un modello, quello cooperativo, volto a sostenere i territori, a finanziare le PMI, a favorire l’inclusione finanziaria e a stabilizzare il ciclo economico ostacolando i conflitti d’interesse tra proprietà e clientela, arginando i fallimenti del mercato e rappresentando una risorsa imprescindibile per garantire una crescita durevole e sostenibile sia sotto il profilo economico che sociale.

Se si vuole veramente affrontare la questione di come evitare o contrastare in futuro ulteriori squilibri globali occorre definire concretamente le diverse opzioni disponibili e valutare attentamente le loro performance. Per questo motivo, il contributo dell’ILO, insieme a quelli di altri organismi internazionali, circa i risultati raggiunti nel mondo dalla Cooperazione Bancaria rappresenta un valido strumento di comprensione e di indirizzo per l’azione dei policy-maker su come sia possibile concretamente favorire lo sviluppo delle imprese e promuovere lavoro e occupazione. Un insegnamento, questo, che si spera non vada perso o dimenticato.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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