Il Poeta

Dantedì: come Dante Alighieri fu l’uomo perfetto per il suo tempo

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Dante Alighieri fu pienamente un uomo del suo tempo, una stagione storica in cui si è generata l’idea di Italia, come insieme di peculiarità e caratteristiche che ancora oggi incidono nella nostra vita. Un’epoca caratterizzata da una politica forte, incisiva e paragonabile per intensità e coinvolgimento unicamente alle pòlis greche, nell’epoca del loro massimo fulgore.

L’età dei Comuni, dell’Italia in lotta, tra fazioni in una stasi perenne che coinvolgeva tutti, e tutte le sfere della vita. Lotte politiche, teologiche, filosofiche, letterarie: su tutto si arrivava allo scontro, al conflitto, alla competizione. Guelfi e ghibellini, francescani e domenicani, tutti tentavano di affermare le proprie idee e convinzioni, in un momento di grande mutamento umano e intellettuale. Non si può comprendere Dante, la sua vita, la sua poesia senza calarsi a fondo in una società dagli accenti acuti e dai toni forti.

La politica come vita, come lotta e come segno incondizionato dell’esistenza umana. Dante visse e pagò per tutta la vita il suo essere uomo calato appieno nella vita politica della sua città, autentico protagonista di quella piccola aristocrazia cittadina che cedeva il passo alla rampante borghesia, la quale fece, poi, la grandezza della Firenze del Quattrocento e del Cinquecento. Dante seppe interpretare al massimo l’ultima stagione di un’epoca, quella medievale, per troppo tempo rilegata al silenzio e l’idea – creata dagli Illuministi – di età buia, e che invece è stata base e fondamento dell’umanesimo italiano ed europeo.

Tutta l’opera di Dante, dal De Monarchia alla Commedia risentono di questo pathos unico che dovrebbe fare da faro in un’epoca buia come la nostra.

L’opera di Dante, in ogni verso e in ogni frase ci insegna a non essere ignavi, ma ad avere il coraggio di scegliere, ad accettare le conseguenze delle nostre scelte e ad affrontare con determinazione la nostra vita, andando in contro al fato con la schiena irta e lo sguardo fiero. Non mancheranno dubbi, o scoraggiamenti, paure e relativi tentennamenti; forse, avremo tutti bisogno di un Virgilio che ci rincuori e ci faccia da guida e, forse, tutti, nelle sfere più intime del cuore serberemo uno scrigno che conserverà il ricordo di una Beatrice, il sorriso lieve e la smorfia triste di un utopia dei sentimenti, di qualcosa che appartiene al nostro passato, ma che sarà sempre eterna nella nostra esistenza.

Dante disse di Aristotele che fu “il maestro di color che sanno”: egli, invece, fu molte cose, ma su tutte fu il maestro di color che patirono l’amara sorte e ne fecero la propria forza.

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