David Cameron e il Conservatorismo Verde

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David Cameron e il Conservatorismo Verde

David Cameron e il Conservatorismo Verde

12 Novembre 2006

“Quanto e’ verde la tua macchina?”

“Salviamo il verde delle nostre ‘case con  giardino’ contro la costruzione dei ‘palazzoni’ ad alta densita’ umana!”

“Riduciamo le emissioni di anidride carbonica del 60%  entro il 2050!”

A fare di queste frasi in Inghilterra gli slogan della propria compagna elettorale non e’ stato un Pecoraro Scanio d’oltre manica e  neanche una Marina Ripa di Meana britannica, bensi’ il leader dei Tories, i conservatori inglesi.

David Cameron, leader  con un passato da ragazzo di  campagna,  afferma di  aver sempre amato la natura, ma per capire quanto sia profonda la svolta impressa da Cameron alla politica tradizionale conservatrice britannica basta farsi un giro  sul sito dei conservatori.

Una delle proposte piu’ importanti e’ certamente quella riassunta dallo slogan “Can I Have The Bill?” dove la parola bill gioca un mirabile doppio senso per la lingua inglese significando nel contempo “conto” e “disegno di legge” . Tale proposta di legge consiste nell’istituzione di una commissione indipendente per la valutazione e l’attuazione di azioni concrete per la riduzione del consumo di anidride carbonica del 60% entro il 2050, attraverso degli obbiettivi imprescindibili da raggiungere anno per anno; un progetto costoso per lo stato ed i cittadini, ma visto come un serio investimento economico, dato l’ormai famoso rapporto Stern, che ha avuto il merito di tradurre la possibile catastrofe ambientale in termini economici, illustrando come un intervento repentino sulle politiche ambientali possa essere un costo sostenibile oggi (circa l’l% del PIL), se improntato subito, ma insostenibile e necessario un domani (il 20% del PIL).

Suggestiva la proposta  di petizione popolare, che definirei “tolkeniana”, e  che si può sottoscrivere dal sito dei conservatori britannici, che dichiarano  “I giardini privati  britannici sono sotto crescente minaccia di distruzione per l’inappropriato e impopolare sviluppo urbanistico…col rischio di provocare  un cambiamento sostanziale della natura dei quartieri residenziali contro il volere degli abitanti” .

Ma i conservatori britannici non si fermano a proposte di legge e petizioni popolari, spronano ed invitano i sudditi di Sua’ Maesta’ a calcolare  “il livello di verde” della propria utilitaria, informandoli, come neanche il sito di Beppe Grillo, sui cinque veicoli per ogni classe di macchina che consumano meno CO2, nonche’ sulle autovetture a Biofuel.”

Come giudicare questa svolta nell’ottica italiana?

Un rapido giro dei portali internet dei partiti che compongono il centrodestra italiano mostra la desolante assenza di proposte: a parte quella che nel programma della Casa delle Libertà viene classificata come la 34esima riforma del governo Berlusconi e che  riguarda la meritoria riforma del codice in materia di ambiente, ovvero la legge delega del 15 dicembre 2004, non vi è alcuna visione di fondo, alcun obbiettivo futuro traducibile in un forte impegno politico.

Qualcosa dunque è stato fatto, ma non è sufficiente: quello che appare piu’ evidente è la mancanza della preoccupazione che tale tematica dovrebbe destare: manca la comprensione dell’enormità del problema e dunque è conseguente l’assenza di un elaborato piano d’azione da tradurre in iniziative per incalzare il governo, e sulle quali, ancor prima, sensibilizzare il proprio elettorato.

E’, infatti,  quello che stupisce di più un osservatore italiano, e in questo senso la chiave di volta della politica di David Cameron, il fatto che i conservatori britannici si facciano carico di una campagna di informazione sulle tematiche ambientali. In questo senso, nel paragone con l’Italia, va considerata la profonda diversità del metodo stesso di far politica: i Tories fanno politica attraverso proposte motivate dalle considerazioni scientifiche da una parte e da quelle etiche dall’altra, e nel contempo  si impegnano nel convincere i cittadini, potenziali elettori, dell’importanza delle stesse, anche quando  queste possono richiedere alcuni sacrifici nel breve periodo.

Non a caso in Inghilterra sono state fatte in passato delle profonde riforme economico-politiche che in Italia sono ancora lontane; dunque una coalizione veramente riformista dovrebbe comprendere il metodo politico britannico, l’unica strada percorribile per non ritrovarsi al governo e non avere quel profondo supporto dato dal consenso dell’opinione pubblica, vitale per attuare quelle riforme di cui ha bisogno il nostro Paese.

Tuttavia è importante sottolineare che esistono già alcuni think tank che si interessano di ambiente e sono di area cristiano-liberale,  come l’Istituto Bruno Leoni, e come il Centro Europeo di Studi su Popolazione Ambiente e Sviluppo (CESPAS), il cui  obiettivo,  come recita la presentazione di quest’ultimo, “è quello di promuovere la valorizzazione della persona come unica possibilità di rispondere alle esigenze del mondo moderno, dalla lotta alla povertà alla necessità di un ambiente vivibile… avvalendosi  della collaborazione di scienziati ed esperti, in grado di presentare le reali acquisizioni della scienza, liberandole dalla strumentalizzazione ideologica cui oggi sono spesso sottoposte.”

Di notevole considerazione è  la “Carta dei cristiani per l’ambiente”  promossa da Ambiente Azzurro: in essa vengono rilevate le differenze che esistono tra l’ideologia ambientalista, che ha fatto sua la mitologia di Gaia, ed il pensiero cristiano in materia di ambiente:

Per un cristiano l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Per una certa cultura ambientalista l’uomo è “cancro del pianeta”.

Per un cristiano la crescita demografica è una benedizione del Signore, per gli ambientalisti è una disgrazia, la causa di tutti i mali.

Noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione del Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo.

Mentre il movimento ambientalista ha una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora.

Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità, mentre il movimento ambientalista parla di Gaia, una Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni sua azione.”

Esistono ampi margini, ma soprattutto l’esigenza, della promozione politica di una cultura del rispetto dell’ambiente che consideri l’uomo, e dunque lo sviluppo economico, lavorativo e tecnologico, non come un “cancro”, ma come un “custode”, parlando in termini biblici.

Per quale motivo il nostro partito, liberale in economia e conservatore nei valori, non deve considerare la protezione del nostro ecosistema come un Valore con la maiuscola, sia nell’ottica cristiana di rispetto del creato, che in quella laica di conservazione della natura? Senza assolutamente entrare in contrasto con i principi della libera economia, che gia’ per noi debbono avere uno stop nell’alterazione dell’umano, come nel caso della  ricerca scientifica sugli embrioni.

Oltrettutto, visto il rapporto Stern, sarebbe una scelta perfettamente economica.

Sarebbe anche l’occasione di sottrarre un argomento fondamentale ai falsi-verdi all’italiana, che un vecchio politico tedesco ebbe l’occasione di paragonare ai pomodori,  “nascono verdi, ma poi crescendo diventano rossi”, e che ci hanno portato all’insufficienza energetica allontanandoci dal nucleare, per poi investire su centrali molto piu’ inquinanti.

 

Magari andrebbero considerate con più attenzione, e con un po’ di ammirazione per la capacità di non nascondere ai cittadini la necessità di fare dei sacrifici, le parole di David Cameron sull’ambiente pronunciate al congresso dei conservatori del  4 ottobre: 
As you might have gathered by now, I am passionate about our environment.
It’s a very personal commitment.
I grew up in the countryside.

I’ve always loved the outdoors.
As you can see if you look around this conference, I’m quite keen on trees.
We saw in our debate on Monday the scale of the threat from climate change.
I know that we have within us the creativity, the innovation, the technological potential to achieve green growth – sustainable prosperity.
The Stern Report will tell us that the tools of success are in our grasp.
But it will also say that the price of inaction gets higher every day.
So I will not pretend to you that it will be easy.
That there will be no pain or sacrifice.
If you want to understand climate change, go and see Al Gore’s film, An Inconvenient Truth.
Today, I want to tell the British people some uncomfortable truths.
There is a price for progress in tackling climate change.
Yes of course low-energy lightbulbs, hybrid cars – even a windmill on your roof…%3Cbr />
…can make a difference and also save money.
But these things are not enough.
Government must show leadership by setting the right framework.
Binding targets for carbon reduction, year on year.
That would create a price for carbon in our economy.
What does that mean?
It means that things which produce more carbon will get more expensive.
Going green is not some fashionable, pain-free option.
It will place a responsibility on business.
It will place a responsibility on all of us.
That is the point.
Tackling climate change is our social responsibility – to the next generation.
And I’ll tell you something: In politics, it’s much easier to take steps that will be painful if political parties work together, instead of playing it for partisan advantage.
That’s what we have offered to do.
We have asked Tony Blair to put a Climate Change Bill in the Queen’s Speech.
if he does, we’ll back it.
So come on Prime Minister.
It’s your last few months in office.
It’s your last Queen’s Speech.
Use it to do something for the environment.”