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De Magistris ci dica cosa sta facendo per il Forum delle Culture

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E’ trascorso un mese esatto dalla decisione assunta dal sindaco De Magistris di avocare a sé la carica di presidente della Fondazione Forum delle Culture. Lo scorso 20 febbraio, nel corso di un Consiglio comunale monotematico, il primo cittadino aveva illustrato le motivazioni che vi erano state dietro quella scelta e le decisioni che di lì a breve si sarebbe apprestato a prendere per rilanciare il Forum e la sua immagine.

Una scelta non priva di conseguenze, che portò alcuni di coloro che avevano fino ad allora prestato la propria opera per l’iniziativa a fare un passo indietro, su tutti l’ambasciatore Francesco Caruso e l’artista Peppe Barra, dimessisi rispettivamente dalla carica di Direttore Generale e da componente del Comitato Scientifico.

Trenta giorni sono trascorsi ed il Forum è ritornato nuovamente nell’oblio. A tenere vivo l’interesse sull’evento ci ha pensato un collettivo di artisti, denominato "La Balena", che ha occupato la sede della Fondazione con l’avallo ed il sostegno di una parte dell’amministrazione cittadina, in primis l’assessore alla Cultura Antonella Di Nocera.

Delle iniziative dell’amministrazione comunale, invece, nessuna traccia. A squarciare il velo di silenzio che ha accompagnato la vicenda ci ha pensato lo scorso venerdì lo storico Piero Craveri, componente del Comitato Scientifico, che in un editoriale pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno e intitolato 'Il Forum sformato', ha sollevato alcune osservazioni di merito che richiedono una risposta da parte della giunta arancione. Partendo da un assunto molto semplice, ossia che manca appena un anno alla manifestazione e non appaiono ad oggi per nulla chiare quali siano le volontà programmatiche dell’amministrazione.

Un primo tassello che resta irrisolto è il soggetto giuridico titolato ad operare e a sottoscrivere accordi con l’omologo spagnolo, titolare del brand. De Magistris ha lasciato intendere a più riprese la sua volontà di sciogliere la Fondazione, d’accordo con il governatore Caldoro. Tuttavia, proprio nel corso del Consiglio Comunale riconobbe l’impossibilità di mettere in atto questa iniziativa, perché ciò avrebbe comportato la necessità di dover ridiscutere con gli spagnoli il contratto sottoscritto per la variazione di uno dei due contraenti. Nel contempo, parte del personale è stato rimosso e l’ex Asilo Filangieri, sede del Forum, lasciato alla mercé delle occupazioni spontanee.

Altro aspetto. Il sindaco aveva affermato di voler investire il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed il governo Monti della vicenda, annunciando di aver chiesto un incontro ai massimi vertici dello Stato. I ben informati davano per certa la richiesta del riconoscimento per il Forum della qualifica di Grande Evento. E’ lecito sapere se l’istanza è stata inoltrata e se il sindaco ha ricevuto risposta. Una decisione a stretto giro del governo potrebbe contribuire a rilanciare l’iniziativa.

Altra questione attiene al programma. Il sindaco ha dichiarato che, d’accordo con il presidente Caldoro, il Comune di Napoli si occuperà degli eventi nella città di Napoli mentre la Regione di quelli che si terranno nei luoghi riconosciuti patrimoni dell’Unesco (presumibilmente Pompei, Ravello, Caserta, Padula). Considerato il taglio dei fondi destinati all’evento da parte della Regione, che ha comportato la riduzione del budget disponibile ad un ammontare di circa 15/20 milioni di euro, non è al momento noto in che misura tali fondi saranno ripartiti tra le due differenti programmazioni.

Connesso al tema, è il programma finora approvato dal Comitato Scientifico. Nel pieno della diatriba legata alla designazione del Presidente del Forum, con la rimozione in diretta televisiva di Nicola Oddati prima ed il balletto sull’accettazione e la rinuncia del cantautore Vecchioni poi, in totale silenzio il Comitato Scientifico, composto in modo paritario da componenti designati dal Comune e dalla Regione, ha lavorato alacremente per mesi sulle proposte pervenute ed ha licenziato un programma di massima che ha sottoposto al vaglio del CdA della Fondazione e consultabile sul sito dedicato (http://www.fondazioneforum2013.it/Napoli%202013.pdf). Un attento lavoro di studio ed analisi delle proposte che in corso d’opera ha dovuto tener conto, tra l’altro, del significativo ridimensionamento del budget.

Il Comitato Tecnico-Scientifico ha consegnato al Cda un framework generale entro il quale la manifestazione avrebbe dovuto svolgersi, con l’individuazione di alcuni macrotemi e percorsi tematici lungo i quali le performance artistiche e culturali si sarebbero sviluppate. Una cornice indispensabile, senza la quale, come ha scritto Craveri, «le iniziative “dal basso” non hanno modo di qualificarsi ed emergere in una predisposta platea».

Inoltre, erano già state sondate le disponibilità per il momento clou del Forum, ossia i Dialoghi, ai quali avevano risposto già positivamente personaggi del calibro dei Premi Nobel Desmond Tutu e Mohammed Yunus, ed ai quali, in base alle rassicurazioni date dagli spagnoli, potevano considerarsi coinvolti, tra gli altri, i nomi di Amartya Sen, Amos Oz, Bernard Henry-Levy, Ian Buruma, Isabella Allende, Lula da Silva, Joseph Stiglitz, Eduardo Galeano, Simone Veil e Sonia Gandhi, i cui interventi erano previsti in coerenza con gli argomenti scelti.

Venendo all’attualità, il sindaco ha indicato nella sua relazione programmatica di voler rendere il Forum come un momento aperto alla cittadinanza e quindi partecipativo, lasciando trapelare l’intenzione di voler riaprire i bandi per la selezione delle idee e delle proposte “dal basso”, in nome del principio “Cultura, Bene comune”.

A tal proposito, ci appare doveroso chiedere cosa ne sarà del lavoro svolto dal Comitato Scientifico, tra i cui componenti ricordiamo che ci sono anche quelli designati dallo stesso De Magistris, e soprattutto quali tempi e criteri prevede per la selezione e l’approvazione di queste nuove proposte “dal basso”, nonché del budget a loro dedicate.

Ad oggi, non risulta alcun bando previsto ed allo stesso tempo risulta difficile immaginare che si possano prevedere tempi ridotti per la sua durata, perché ogni proposta deve essere corredata in modo chiaro ed esplicativo non solo dei contenuti e dei soggetti coinvolti, bensì del preventivato costo delle performance da realizzarsi, siano esse una mostra fotografica, un convegno, un concerto o una produzione multimediale.

Di fronte a tali interrogativi, richiedere agli enti preposti un’operazione verità e di totale trasparenza sulla questione Forum delle Culture diviene un obbligo. C’è ancora il tempo disponibile per chiarire quali siano le reali intenzioni degli interessati per garantire una programmazione degna di tal nome ad un evento che potrebbe contribuire in modo significativo al rilancio dell’immagine della nostra città e per il cui carattere permanente, ossia la durata di 101 giorni, avrebbe una maggiore eco di una due giorni di regate.

Una gestione che porterebbe ad accumulare ulteriori ritardi e soprattutto poca chiarezza sugli obiettivi a lungo termine, potrebbe invece rilevarsi un boomerang. Non solo per la città.

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