03 Maggio 2013


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Debito, Demografia e Immigrazione. I dolori della Giovane Italia

Debito, Demografia e Immigrazione. I dolori della Giovane Italia

Proviamo a riassumere per sommi capi un bell’articolo di Christopher Caldwell, uno degli autori della National Review. Parlando dell’Italia, Caldwell spiega che dopo il travaglio elettorale, le sofferte larghe intese, dopo i viaggi rassicuranti di Letta a Berlino, Parigi e Bruxelles, all’Italia servono allo stesso tempo crescita e  austerity, più spesa e più tagli. I mercati stanno a guardare, abbastanza ricettivi, e apprendono della mossa di Draghi di tagliare le unghie ai tassi di interesse.

Ma come ci ha ricordato l’OCSE il nostro Paese è quello che è cresciuto meno nell’ultimo decennio, siamo in una profonda contrazione, il PIL scende, Moody’s sembrebbe pronta a darci un nuovo outlook negativo. La disoccupazione è all’11 per cento, quella giovanile al 38 per cento. Il mostruoso debito pubblico sfonda il 127 per cento, 2 triliardi di euro. Il vero dramma però è che la crisi del debito si unisce una delle più gravi implosioni demografiche in Europa. Negli anni Cinquanta eravamo un Paese più poplloso del Pakistan e avevano il doppio di abitanti di Vietnam o Egitto. Oggi, le famiglie italiane hanno una media di 1,4 figli. C’è la metà dei matrimoni di quelli che si contavano negli anni Sessanta. Le morti superano le nascite e la popolazione dei "nativi" invecchia.

Chi pagherà il debito di questi giovani vecchi, della grey generation e dei nostri anziani? L’unica speranza per l’Italia potrebbe essere l’immigrazione visto che quest’ultima è triplicata dal 2001, da 1,3 milioni a 4 milioni di immigrati. In pochi anni gli italiani potrebbero trovarsi in un universo "multikulti" a cui il nostro Paese è storicamente impreparato. Ma gli immigrati non sono la soluzione per la crisi del debito. Sono meno formati di quanto siano i lavoratori italiani, rischiano di produrre almeno inizialmente meno valore. Molti di loro preferiscono inviare all’estero le rimesse e favorire l’integrazione, da un punto di vista dell’istruzione, sanitario, legale, costa. E non si può neppure dire che gli immigrati rappresentano per l’Italia un "arricchimento culturale", com’è avvenuto negli Usa o in Australia, visto che siamo il Paese di Dante e della Cappella Sistina.

In ogni caso, se aumenteranno, molto presto gli immigrati si chiederanno perché non devono avere il diritto di diventare italiani, soprattutto se "pagano" il debito che una popolazione invecchiata non riesce più a permettersi. Tutto questo provocherà un inevitabile divaricarsi della società tra "vecchi nativi" e "giovani multikulti" che ancora fatichiamo a immaginare.