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Debito pubblico, Sacconi: l’errore del divorzio Tesoro-Banca d’Italia e i vantaggi della collaborazione odierna

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"L'ottimo Fubini sul Corriere di oggi ci ricorda che da oltre un anno la Banca d'Italia compra sul mercato circa 8 mld al mese di titoli di Stato italiani in esecuzione di un mandato della BCE. Con il nuovo pacchetto BCE gli acquisti saliranno a 9 mld per cui nel 2017 la Banca d'Italia finirà col possedere almeno 215 mld di debito pubblico italiano. Il Governo pagherà così rilevanti interessi alla Banca Centrale che torneranno al Tesoro come profitti di esercizio e tasse su plusvalenze. La stessa cosa accade negli altri Paesi Euro. Si tratta di un circolo virtuoso che dà grandi opportunità a ciascun Paese. L'esatto contrario del divorzio Tesoro-Banca D'Italia voluto da Andreatta nel 1981 che, dopo gli errori degli anni '70, produce quel moltiplicatore del debito che ancora oggi condiziona pesantemente la stabilità e la crescita italiana. In valori assoluti (in €), la spesa per interessi passivi è passata dai 12,4 miliardi del 1981 (il divorzio è del luglio) ai 41,7 del 1986. In termini di Pil la crescita va dal 5,1% all’8,8 (ai valori di oggi sarebbero circa 60 miliardi di euro di crescita in 5 anni). È bene ricordarlo per mettere fine alla lettura errata sulla formazione del debito negli anni '80 e per ribadire che anche in economia le ideologie fanno male". Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, nella sua rubrica quotidiana pubblicata sul blog dell'Associazione amici di Marco Biagi (www.amicimarcobiagi.com).

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