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Debito pubblico: tutta l’Europa fa meglio di Padoa Schioppa

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Nel giorno di mercoledì il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha affermato di condividere le preoccupazioni della Commissione Europea sul livello del deficit italiano. Per difendersi contro le critiche di Bruxelles ha anche messo in rilievo che il governo Prodi ha fatto progressi sul fronte del debito pubblico. Ma quando si paragonano gli sviluppi delle finanze pubbliche italiane nell’ultimo anno con quelli di molti altri stati europei diventa chiaro che gli sforzi di risanamento sono deboli e che, forse proprio in questo periodo, viene sprecata la possibilità di fare un grande passo in avanti per risolvere i problemi strutturali di bilancio.

Nel Dpef reso noto la settimana scorsa, il governo ha ipotizzato un aumento del deficit dal 2.3 al 2.5 per cento del Pil per il 2007, e dal 2 al 2.2 per cento per il 2008. Inoltre, l’esecutivo ha previsto la riduzione del livello del debito pubblico dal 107 al 100 per cento del Pil entro il 2010. Il Financial Times ricorda che, nel caso in cui il governo raggiungesse i suoi obiettivi, avrebbe sempre il debito pubblico più alto della zona euro. Non è un caso che proprio sotto il governo Prodi l’Italia ha sorpassato la Grecia come il paese più indebitato in Europa. Il Financial Times manifesta poi anche la preoccupazione che il piano del governo possa essere scosso dal probabile aumento dei tassi d’interesse. Siccome il pagamento del debito costa circa il 5 per cento del Pil all’anno, un rialzo dei tassi d’interesse inciderebbe in modo maggiore sul bilancio.

E’ vero che il deficit italiano sta diminuendo. Ma tutta l’Europa sperimenta un forte miglioramento delle finanze pubbliche e quelle italiane non approfittano di questo trend nella misura in cui potrebbero farlo. Negli ultimi anni, ci sono stati diversi stati di Eurolandia che hanno violato le regole del patto di stabilità e crescita europeo. La Germania ha avuto un deficit oltre il 3 per cento del Pil dal 2002 al 2005, ed è quindi stato uno dei “delinquenti” più recidivi. Con il miglioramento dell’economia europea, però, il governo tedesco potrebbe prevedere un disavanzo del solo 0.6 per cento nel 2007 e dello 0.3 nel 2008. L’Olanda, un altro paese che ha sfondato le regole del patto in passato, prevede un bilancio in equilibrio già da quest’anno. Il governo italiano non può neanche usare l’esempio del Portogallo come prova del proprio progresso fiscale. Malgrado il governo portoghese con ogni probabilità non riuscirà a mantenere il deficit sotto il 3 per cento del Pil quest’anno, si prevede che possa farlo nel 2008, un successo di risanamento più incisivo rispetto a quello del governo Prodi, dato che nel 2005 il deficit portoghese si assestava al 6 per cento. Anche la Grecia fa meglio dell’Italia: il governo di Atene ha perfino già dimezzato il deficit al 2.6 per cento rispetto al 5.2 del 2005.

Per ora, la stampa europea si occupa più della politica fiscale francese che di quella italiana. La Francia, infatti, finora ha previsto un deficit inferiore a quello italiano sia per il 2007 che per il 2008 e soltanto se il nuovo governo Fillon effettuerà un ingente taglio delle tasse questa situazione cambierebbe. Ma anche in questo caso, la scelta francese inaugurerebbe una politica fiscale più sensata rispetto a quella di Padoa-Schioppa. Per lo meno il taglio delle tasse promuove la crescita economica. Invece, aumentare il deficit allo scopo di spendere di più per le pensioni, come fa il governo Prodi, è uno spreco dato che l’economia europea prospera e crea un clima ideale per affrontare le sfide fiscali del futuro.

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