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Verso il Natale

Decidete, per pietà

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Manca una settimana scarsa e agli italiani non è ancora dato sapere come trascorreranno le feste natalizie. E’ abbastanza chiaro che grandi festeggiamenti non saranno consentiti, che gli spostamenti saranno difficoltosi, che la socialità sarà fortemente limitata, che le attività economiche subiranno un brusco stop. Ma, qualora alla pletora di cervelli applicata sulla materia non fosse sufficientemente chiaro, la vita concreta delle persone è fatta anche di dettagli organizzativi e quella delle aziende di programmazione (quella, ad esempio, che ha indotto negozi e strutture ricettive ad acquistare prodotti e derrate in vista del Natale “sereno” che il governo aveva assicurato come principale “ristoro” rispetto alle chiusure di novembre).

Sicché questa incertezza ha un costo. E, soprattutto, è segno che gli errori di questi mesi non hanno insegnato nulla.

Per carità, lungi da noi associarci allo sport già abbastanza inflazionato della banalizzazione dei problemi complessi. Ma – anche a non voler infierire sulle rassicurazioni del mese scorso, in virtù delle quali ci si chiudeva in casa per garantirci una fine d’anno in attività – ci si trova ancora una volta a ridosso di scadenze importanti con la sola bussola delle anticipazioni giornalistiche, pronte ad essere smentite dal successivo tiggì.

E allora decidete, per pietà. Il giorno 18 dicembre è in programma l’ennesimo incontro con le regioni, al quale seguirà l’ennesimo vertice di maggioranza. Nel frattempo le indiscrezioni si susseguono, in base al collaudato “metodo Casalino” per il quale si prefigurano decisioni draconiane così terrorizzanti da far apparire poi digeribile qualsiasi determinazione.

Ma al Natale mancano sei giorni, e se ne parla da almeno due mesi. Si preconizza la terza ondata e già si assiste alla colpevolizzazione preventiva dei cittadini quando ancora si scontano le conseguenze della seconda al cospetto della quale non si è fatto nulla per farsi trovare preparati, né in termini sanitari, né in termini di organizzazione dei servizi essenziali (scuola, trasporti…).

Economicamente il potenziale delle festività natalizie è già andato a farsi benedire, perché l’incertezza pesa più di un lockdown. Sul fronte sociale la speranza è che – come i cittadini sono chiamati a rendersi conto della complessità dei problemi da affrontare – la politica si renda conto della complessità della vita reale e si decida a dare un contributo per diradare le nebbie, lasciando per un attimo da parte le interferenze dei rimpasti, delle verifiche di maggioranza, delle battaglie partitiche condotte prendendo in ostaggio un intero Paese.

Ormai non si tratta più di auspicare una decisione migliore di un’altra. Si tratta di invocare una decisione purchessia. Per pietà.

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