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Deferire Ahmadinejad: ha istigato al genocidio

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Alla fine dell’ottobre 2005, il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, si esprimeva così davanti ai microfoni di Al jazeera: “Come ha detto l’Imam, Israele deve essere cancellato dalle mappe geografiche”. Non era che una delle tante frasi pronunciate di recente dalle autorità iraniane e rivolte contro Israele, proprio per questo motivo e anche tenendo conto della politica di riarmo atomico portata avanti da Teheran, lo scorso 14 Dicembre si è tenuto a New York, su iniziativa del Jerusalem Center for Public Affairs, un simposio di esperti internazionali che hanno discusso sulla possibilità di deferire il presidente iraniano con l'accusa di pubblico e diretto incitamento al genocidio nei confronti del popolo ebraico, in violazione della Convenzione Internazionale sul Genocidio del 1948.

In una successiva conferenza tenutasi a Londra, 58 membri della House of Commons hanno votato l'adesione all'iniziativa di deferimento di Ahmadinejad. Quello che il JCPA sta tentando di ottenere con la conferenza di Roma, secondo le parole del presidente Dore Gold e dell'analista politico Dan Diker, è portare la questione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Infatti, se il governo italiano chiedesse a tale organo di dibattere la suddetta iniziativa legale, e di mettere quindi in agenda una discussione riguardo tale procedura, ciò rappresenterebbe già un successo. Il nocciolo del problema sta nel fatto che, in questo modo il governo di Teheran, che è particolarmente sensibile alle questioni economiche, sarebbe costretto a rivedere le proprie politiche in materia, verrebbe, per usare le parole dello stesso Gold: “spaventato”.

La procedura di deferimento in oggetto è contenuta, assieme alle prove d'accusa, in un documento lungo una cinquantina di pagine e costituito da sei capitoli. Tale documento è stato redatto da un gruppo di lavoro composto da sette studiosi, tra i quali il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, l'ex ambasciatore israeliano, Meir Rosane, e l’autore principale, Justus Reid Weiner, oltre al presidente del JCPA, Dore Gold. Sinteticamente possiamo riassumere il senso del testo in questione facendo riferimento al massacro del Darfur o a quello ruandese (nei quali persero la vita centinaia di migliaia di persone) che lo stesso Kofi Annan ha descritto come “prevenibili”, lamentandosi di non aver potuto fare molto per fermare sul nascere la follia omicida che portò a tali carneficine. Rispetto all'Iran, però, ci sono delle differenze da tenere in considerazione: le armi. Mentre nel Darfur e in Ruanda si utilizzavano i machete, qui si parla di testate atomiche, in grado di raggiungere con facilità le città israeliane e anche altri bersagli “occidentali”. Il rischio concreto di un secondo olocausto è purtroppo tangibile e la comunità internazionale deve, secondo gli autori del testo, muoversi prima che sia troppo tardi facendo leva sulle istituzioni che già esistono (la Convenzione sul Genocidio) per processare Ahmadinejad come capo di stato. Lo stesso governo iraniano, inoltre, sarebbe responsabile indiretto. I promotori dell'iniziativa mirano ad istituire un processo in cui si stabiliscano le conseguenze del reato d'istigazione al genocidio. L’Iran, inoltre, in base all’articolo 6 dello statuto delle Nazioni Unite, potrebbe anche essere espulso dall’Organizzazione per aver “persistentemente violato i principi enunciati” dallo statuto stesso, come quello sancito dal comma 4 dell’articolo 2, secondo cui i paesi membri “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”.

L'auspicio è che vengano formulate delle giustificazioni adeguate e che l'Iran arresti quanto prima l’arricchimento dell’uranio, possibile anticamera di un riarmo nucleare. Soprattutto su questo ultimo punto, crediamo si debba riflettere: uno stato governato dal fondamentalismo islamico non può e non deve essere lasciato libero di perseguire una politica nucleare che gli consenta di produrre armi atomiche peraltro in grado di colpire un po' ovunque. Se si considera la soluzione proposta dall'ayatollah Khamenei, autorità religiosa suprema dell’Iran, per risolvere la delicata situazione in Medio Oriente: “Esiste un’unica soluzione al problema mediorientale: l'annientamento e la distruzione dello stato ebraico,” allora non si può che essere d'accordo con l'iniziativa del JCPA.

In questo senso, Gold e Diker hanno avuto conferme positive da un esperto di diritti umani come Irwin Cotler, ex-ministro di Giustizia canadese, che si sarebbe espresso in termini ottimisti sulla possibilità effettiva di deferire il Presidente iraniano, sulla base della Convenzione sul Genocidio: “Lui [Irwin Cotler] crede sia possibile deferire Ahmadinejad”, ha detto Gold. Un'altra voce a favore dell'iniziativa del JCPA è quella dell'ex-ministro degli Esteri australiano, Alexander Downer, che aveva già fortemente condannato le invettive di Ahmadinejad.

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