Deir al-Asafir non è Guernica
27 Novembre 2012
La strage di bambini in un campo di gioco presso Damasco per mano dell’aviazione governativa siriana ha fatto comprensibilmente inorridire il mondo. “Strage di bambini, come Guernica” titola oggi il Corriere della Sera. Non è la prima volta che Guernica viene tirata in ballo quando si tratta di bombardamenti con vittime civili. Ne avevamo sentito parlare anche quando, negli anni ‘90, una bomba devastò il mercato di Sarajevo. Ma il paragone regge? Neanche lontanamente.
Di bambini innocenti ne morirono molti di più a Dresda o a Hiroshima, ma ad ucciderli furono gli Angloamericani, mentre chi bombardò Guernica furono i Tedeschi. La ragione per cui ancora oggi si preferisce citare Guernica è tutta qua. In realtà nella cittadina basca le cose andarono molto diversamente da come vorrebbe la propaganda rossa. Guernica era una cittadina di circa quattromila abitanti e costituiva un importante obiettivo militare, in quanto rilevante nodo stradale e ferroviario e sede di due fabbriche di armi e bombe.
Quel lunedì non ci fu mercato a Guernica, perché il delegato del governo basco, Francisco Lozano, lo aveva sospeso, così come aveva sospeso la partita di pelota, in programma per la sera. Il bombardamento non fu opera esclusiva dei bombardieri tedeschi: ad esso parteciparono anche tre Savoia Marchetti SM79 italiani, oltre a numerosi caccia, sempre italiani.
Il numero delle vittime, in realtà un centinaio, è stato enormemente gonfiato fino a varie migliaia. Il che non significa che il bombardamento non ci sia stato, come per anni ha cercato di sostenere la propaganda nazionalista, attribuendo l’incendio della città e i morti soltanto all’azione dell’esercito repubblicano in ritirata.
Sta di fatto, comunque, che la distruzione di Guernica dipende per circa un quarto dal bombardamento: ma la città fu bruciata per circa il settanta per cento, e il resto è stato provocato da incendi ed esplosioni ad opera dei repubblicani prima di abbandonare la città (esistono in proposito testimonianze dirette e specifiche, di cui la mitologia ufficiale non ha mai voluto tener conto).
Quanto al celebre quadro di Picasso, la verità diverge nettamente dalla leggenda ormai consolidata. In effetti, il famoso pittore, grande appassionato della corrida, aveva celebrato in un’enorme tela la morte di un torero, Joselito. Ma quando il governo repubblicano gli chiese un quadro per l’Esposizione Universale di Parigi, che doveva aver luogo nel 1937, ecco che Picasso pensò bene di utilizzare l’opera già dipinta in memoria di Joselito, limitandosi al cambio del titolo, che divenne appunto Guernica, dopo di che passò ad incassare dal governo spagnolo il prezzo pattuito, 300.000 pesetas, cioè qualche milione di euro di oggi, regolarmente pagate da un certo Giuseppe Stalin.
Sulle vicende del quadro picassiano e del bombardamento di Guernica Pierluigi Battista (che del Corriere è stato vice direttore ed è tuttora editorialista) nel 2004 ha scritto un pezzo di mirabile sintesi, quasi a porre la parola “fine” su questa controversa questione: “…Meno note sono le circostanze reali del bombardamento e della distruzione della città di Guernica, simbolo imperituro dello spirito bestiale di devastazione attuato dai nazisti amici di Francisco Franco. Ma le circostanze reali furono esattamente quelle poi eternizzate da Picasso e dalla solita vulgata che su quel bombardamento poi si è edificata negli anni? Stando alla meticolosa ricostruzione di Stefano Mensurati, basata su ricerche d’archivio e sul reperimento di documenti inediti e contenuta nel libro “Il bombardamento di Guernica” (edizioni Ideazione), non è ovviamente in discussione il fatto storicamente accertato delle bombe sganciate dalla Legione Condor con la partecipazione di tre aerei italiani. Sono invece controversi la dimensione e gli effetti di quel feroce bombardamento. Il numero dei morti non fu di 1.654 persone, ma di 126, quello dei feriti ricoverati e curati all’ospedale di Bilbao fu di 27 unità e non di 889, come invece si è ripetutamente scritto.
La storiografia ci ha sinora consegnato l’immagine di un feroce bombardamento prolungato nel tempo per ottenere il massimo della devastazione e si è parlato di una durata di tre ore e un quarto, mentre la durata effettiva fu di un quarto d’ora o poco più. Inoltre l’attacco non si focalizzò sul centro di Guernica, ma sulla periferia, e furono le fiamme a propagarsi fino al cuore della città. Senza considerare che le immagini televisive solitamente attribuite a quel bombardamento riproducono in realtà i raid su Madrid e Barcellona: quel giorno a Guernica non c’erano telecamere”.
E’ giusto indignarsi, ma attenti ai paragoni.
