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La verità rende liberi

Dell’odio e della verità: se dico 2+2=4, non odio il 3 e il 5

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Diotima era una brillante signora che, in un’epoca in cui le signore stavano a casetta loro a lavorare ad ago, discuteva con Socrate per spiegargli un concetto ovvio: alcuni concetti seguono il principio del “o tutto o nulla”, altri quello della gradualità. Essere non-bello non significa necessariamente essere brutto, perché tra “bello” e “brutto” c’è una relazione non di contraddittorietà, bensì di contrarietà.

O siamo vivi o siamo morti, non possiamo essere contemporaneamente vivi e morti perché tra vivi e morti c’è un principio di contraddittorietà. Per la vita e la morte vale la legge del tutto o nulla, o c’è o non c’è. Possiamo invece essere né belli, né brutti. Non possiamo essere allo stesso tempo belli e non belli perché violerebbe il principio di non contraddizione, che è una maniera colta per dire che sarebbe una fesseria, mentre possiamo essere allo stesso tempo non-belli e non-brutti, anzi questa è la condizione che accoglie la maggioranza di noi.

C’è quindi una gradazione: un film può essere magnifico, ha dato un senso alla nostra vita, bellissimo, bello, bellino, grazioso, così così, poof, bruttino, brutto, orrendo, preferiamo dimenticarcelo, abbiamo un disturbo post traumatico da stress per averlo visto.

La stessa gradazione vale per l’odio. È qualcosa di misurabile, è graduale. Amo appassionatamente una persona, amo tutto quello che fa, la amo un po’, disapprovo il comportamento di quella persona perché voglio bene a quella persona, ho un certo interesse positivo, disapprovo il comportamento di quella persona ma non detesto quella persona che mi è indifferente, disapprovo il comportamento di quella persona e quindi  detesto quella persona, odio quella persona ma non le farei mai del male, odio quella persona e le farei del male, potrei ucciderlo, potrei uccidere anche tutta la sua gente tanto mi è odioso.

Disapprovare il comportamento di qualcuno non è sinonimo di odiare. Se questo comportamento è un peccato, secondo il cristianesimo, stiamo parlando di aborto volontario e cosiddetta omosessualità, ma anche di divorzio, di erotismo promiscuo, e del fatto che non sei andato a Messa la domenica e hai mangiato 3 chili di porchetta il venerdì Santo, la disapprovazione è addirittura un dovere, anzi un’opera di misericordia, ed è un diritto costituzionale garantito dall’articolo 21 della Costituzione esprimerla.

Faccio parte del gruppo di persone accusate di seminare odio. Chi mente, può seminare odio. Chi riporta statistiche tragicamente vere, semina consapevolezza, e la consapevolezza è sempre un dono, anche se è dolorosa.

La legge “o tutto o nulla” è paradigmatica del pensiero isterico, sempre presente nei disturbi alimentari. O sono a dieta ferrea o svacco. O non mangio nemmeno una caramella, o finisco la scatola. È anche tipica del pensiero infantile: il bimbo che non ha avuto la caramella, dice alla mamma che è brutta: tutte le doti negative, brutto, cattivo, sono accomunate.

Impariamo a resistere al linguaggio manipolatorio. Dicendo “questo” puoi ferire qualcuno, puoi istigare all’odio, quindi è sbagliato che tu lo dica. Se il “questo” è la verità, non molliamo, non facciamoci imbavagliare, non entriamo in quel meccanismo perverso che il filosofo francese Pascal Bruckner chiama la mistica della penitenza, il vittimismo che porta alla dittatura delle minoranze.

Nel tripudio di missive di insulti che ricevo, sempre mi domandano: Come fai a essere così st… eheem, diciamo stolta, anche se l’aggettivo non è esattamente questo ma un altro che comincia per “st.”. Rispondo serenamente che mi alleno, mi alleno da anni, senza mai mollare, con una disciplina eroica. Mi alleno a non permettere al vittimismo manipolatorio di bloccare la verità, perché, se vuoi bene a qualcuno, gli dici la verità, che non sempre è comoda, spesso è spiacevole, ma rende liberi. La menzogna rende schiavi.

Affermare che due più due fa quattro, non vuol dire odiare il cinque e il tre, non vuol dire disprezzare il cinque e i tre, vuol dire avere la capacità di essere aderenti alla realtà.

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