Democrazia tedesca minata dagli investimenti mafiosi

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Democrazia tedesca minata dagli investimenti mafiosi

10 Dicembre 2007

“Gli investimenti compiuti dalla mafia italiana in Germania possono
mettere a rischio la democrazia tedesca”, ha dichiarato Roberto Scarpinato, procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

“Il pericolo per la Germania”, ha spiegato Scarpinato in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung,”non deriva dal fatto che qui sono attivi 100 o 200 mafiosi, ma dal
fatto che i miliardi investiti qui esercitano sempre di più un’influenza
sull’economia e sulla politica e questo è un pericolo per la
democrazia”.

Il procuratore di Palermo critica anche la legislazione antiriclaggio
tedesca, che non facilita i sequestri dei beni dei mafiosi. Scarpinato fa
osservare che in base al rapporto per il 2005 del
“Bundeskriminalamt” (Bka), la Criminalpol tedesca, in tutto il
Paese “sono stati sequestrati beni incriminati per un ammontare di 93
milioni di euro. Solo per fare un paragone, il mio ufficio ha disposto
nello stesso anno la confisca di beni per 500 milioni di euro, e questo
solo a Palermo”. Per Scarpinato questa eclatante differenza si spiega con
il fatto che in Italia una persona sospettata deve giustificare la
provenienza legale del suo patrimonio, mentre in Germania spetta alle procure
dimostrare l’illegalità compiuta, elemento che non consente agli inquirenti
l’efficacia necessaria per operare i sequestri.

Il procuratore di Palermo lamenta anche le difficoltà che si incontrano per
disporre intercettazioni telefoniche in Germania. “In Italia”,
spiega, “le intercettazioni sono il mezzo più efficace per combattere
la criminalità organizzata ed è anche ciò che la mafia teme di più”. Scarpinato aggiunge che in Germania
il riciclaggio di denaro può essere compiuto senza troppi rischi, “per
questo la Germania è destinata a diventare il santuario e la base d’azione
della mafia”. E a
questo riguardo ha ricordato che già negli Anni ’80 Totò Riina e Bernardo
Provenzano avevano investito in Germania una parte dei loro patrimonio, che
nel frattempo si è accresciuto fino a toccare gli 800 milioni di euro.

Parlando della strage di ferragosto a Duisburg, Scarpinato ha affermato che
gli inquirenti italiani avevano informato i loro colleghi tedeschi già nel
2001 che il ristorante “Da Bruno”, davanti al quale è avvenuta la
strage in cui sono morte sei persone, era nelle mani della ‘ndrangheta, ma
la mancanza di strumenti opportuni a disposizione degli inquirenti tedeschi
non ha permesso loro di portare avanti con successo le indagini.

All’allarme-mafia di Scarpinato fa eco un articolo
dello Spiegel che traccia un quadro
preoccupato della scarsa integrazione nella società tedesca degli oltre 534
mila immigrati italiani. Il settimanale tedesco prende spunto dalla creazione
della nuova task force antimafia
italo-tedesca, che verrà presentata ufficialmente mercoledì a Berlino dal
presidente del Bka, Joerg Zircke, e dal capo della polizia italiana Antonio
Manganelli, per denunciare quella che definisce come “la credenza
sbagliata di una ‘integrazione esemplare degli italiani, spacciata tanto
volentieri da ministri tedeschi e ambasciatori”.

La realtà dei fatti è costituita invece, secondo lo Spiegel, “da una struttura chiusa in se stessa, fatta di
legami familiari, che vive secondo i principi vigenti nell’Italia meridionale e
che offre in Germania un magnifico terreno di coltura per gli affari della mafia in totale discrezione, ma in
modo efficiente e affidabile”.

Il
professor Dietrich Thraenhardt, un politologo dell’università di Muenster
specializzato nei problemi della migrazione, ha confrontato i risultati
scolastici, i salari e il tasso di disoccupazione degli immigrati, arrivando
alla conclusione che gli italiani sono quelli che se la cavano peggio. Mentre i
genitori greci e spagnoli fanno di tutto per mandare i loro figli al liceo, quelli
italiani provenienti soprattutto dalla Sicilia e dalla Calabria si mostrano
“particolarmente restii nei confronti della formazione culturale dei loro
figli”. Solo il 6,5% dei ragazzi italiani che vivono in Germania frequenta
un liceo, mentre doppia è la percentuale degli adolescenti spagnoli. I motivi
di questo atteggiamento sarebbero riconducibili a due atteggiamenti di fondo
delle famiglie italiane immigrate: da un lato il forte legame con la patria
d’origine, in cui si va ogni anno a trascorrere le vacanze, dall’altro la
“scarsa ambizione sociale” dei meridionali italiani, che
continuerebbero ad avere nel loro Dna l’atteggiamento dei braccianti di una
volta.

Anche per quanto riguarda il pagamento del pizzo in Germania, lo Spiegel scrive che “la volontà di
molti uomini d’affari italiani di denunciarlo è praticamente zero. I
proprietari dei negozi preferiscono pagare il pizzo, piuttosto che rivolgersi
alle autorità tedesche”. Atteggiamento confermato anche dal fatto che
secondo gli inquirenti del Bka, ci sono stati casi di italiani ricoverati in
ospedale con ferite da taglio o da arma da fuoco, che sostenevano di essersi
feriti da soli.