Di Pietro, dalle mani pulite alle mani libere (sulla TV)

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Di Pietro, dalle mani pulite alle mani libere (sulla TV)

Di Pietro, dalle mani pulite alle mani libere (sulla TV)

18 Febbraio 2008

A
nome di chi parla Di Pietro? La sortita dell’ex PM, che ha reso noto su
Internet il programma dell’Italia dei Valori, ha spinto più di un
elettore a porsi questa domanda. Non solo perché i punti del programma
sono undici, ciascuno dei quali prevede almeno tre proposte: e siamo a
trentatré obiettivi effettivi, che quasi triplicano i dodici proposti
da Veltroni due giorni fa all’assemblea del Partito Democratico, fresco
di accordo preelettorale con l’Italia del Valori. Ma anche e
soprattutto perché, tra questi undici-capitoli-trentatre-punti se ne
distinguono tre (quattro, stando al blog dell’ex PM di Mani Pulite) che
riguardano in particolare l’informazione e l’assetto del sistema
radiotelevisivo, tanto pubblico quanto privato.

Se il
candidato premier del PD aveva accennato in puro stile “ma-anchesco” al
pluralismo e al superamento del duopolio televisivo nell’ultimo punto
del suo dodecalogo, Tonino non si accontenta: al capitolo
“informazione”, il quinto del suo programma, spiega dettagliatamente
che intende ridurre le emittenti pubbliche a una, non sostenuta dalla
pubblicità; che vuol vietare a qualsiasi concessionario privato (come
Mediaset, spiega poi sul suo blog per farsi capire da chi di dovere) di
possedere più di una rete, e infine che si propone di eliminare i
finanziamenti pubblici all’editoria. Nel blog aggiunge inoltre un
obiettivo cruciale, usando il lessico che gli è più familiare:
l’”esecuzione” della “sentenza” relativa a Europa 7, correlata allo
spostamento di Rete 4 sul satellite. Il modo in cui lo fa è di per sé
eloquente quanto un ulteriore punto programmatico: al termine di un
post dedicato al caso Biagi (Enzo, non Marco), in cui stigmatizza le
dichiarazioni di Berlusconi che, intervistato da Gianni Riotta, aveva
ricordato il giornalista.

Sarebbe facile infierire sui
limiti di una simile proposta: domandarsi se davvero ridurre l’azienda
radiotelevisiva di Stato a una sola rete senza pubblicità voglia dire
arricchire il servizio pubblico, o se in una repubblica (ancora)
democratica sia possibile applicare con tanta leggerezza un veto alla
proprietà privata, come suona la limitazione che si vorrebbe imporre a
Mediaset. Ma poi, cosa significa limitarsi a una “rete”? Il buon Tonino
vuole espropriare Mediaset delle frequenze (legittimamente acquisite
sul mercato), o “solo” oscurarle, impedendo il loro pieno sfruttamento?
Non sa, il buon Di Pietro, che con la transizione dall’analogico al
digitale ogni frequenza può trasportare più canali, invece che uno solo
come in passato? E allora, eliminiamo in toto il digitale terrestre di
Mediaset, vale a dire l’unica offerta degna di questo nome attualmente
esistente su questa piattaforma? E ancora: com’è possibile opporsi al
finanziamento pubblico dell’editoria, dopo gli eventi che hanno
interessato lo stesso houseorgan dell’Italia dei Valori?

Dubbi
e perplessità non mancano: ma la domanda che interessa il famoso
elettore resta un’altra. Di Pietro parla solo a nome suo o anche del
PD? Se è alleato del Partito Democratico, non dovrebbe condividerne il
programma? E allora, se presenta oggi il “suo” programma, ha per caso
rinunciato all’accordo? Oppure bisogna aggiungere i trentatré punti
dipietreschi ai dodici veltroniani, e fanno quarantacinque? Certo, non
siamo ancora alle duecentottantuno pagine del fu programma dell’Unione,
ma il problema politico è esattamente lo stesso. Che confermi o che
smentisca le dichiarazioni del leader dell’Italia dei Valori, che si
associ o si dissoci, che chiarisca o preferisca restare nel vago,
Veltroni rischia di ricadere con tutte le scarpe nel baratro in cui è
precipitato il suo predecessore. Un pericolo schivato dal suo
avversario Berlusconi, che ha preferito rinunciare a Casini piuttosto
che replicare un guazzabuglio in cui tutti hanno le mani libere e
nessuno governa. Perché è ormai evidente che le mani libere, dopo le
mani pulite, siano il nuovo obiettivo di Di Pietro: libere, di certo,
per metterle sulla TV.


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