Di Pietro e i magnaccia

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Di Pietro e i magnaccia

29 Giugno 2008

Il successo fa perdere la testa. E’ questo che sta accadendo ad Antonio Di Pietro. L’ex pm ha fiuto e nell’aria annusa tutte le condizioni per un salto di qualità della sua politica di manette e questurini. Vuole fare il colpo grosso: non più solo il custode delle frange giustizialiste del paese, ma il leader di una nuova opposizione, che raccolga il malessere del Pd, le truppe sbandate della sinistra rimasta fuori dal Parlamento, i “grillini” in cerca di sbocco politico e magari un po’ di leghisti a cui sta stretto l’abito di governo. E’ un programma ambizioso ma possibile in mancanza di visibili concorrenti.

Per questo Di Pietro alza il livello dello scontro: parla di Berlusconi come di un “magnaccia” (e indirettamente dà delle puttane a tutte le attrici e soubrette coinvolte nelle intercettazioni) per far vedere che solo lui è capace di fare la voce grossa e – con calcolo accurato – per sottrarre le prime pagine dei giornali al Cav. che nel bene e nel male le presidia a tempo pieno.

Con poco sforzo – ma con un prezzo notevole per la qualità del discorso pubblico – diventa il protagonista del giorno, facendosi anche fotografare mentre trebbia con piglio da Agro Pontino, la terra del suo generoso Molise.

Ne vedremo altre e sempre più scomposte di queste sceneggiate. Non sono i toni che ci scandalizzano. Tra l’altro consigliamo a Di Pietro un articolo interessante pubblicato dall’Economist sull’utilità sociale dei “magnaccia”. Ma non è questo il punto. Non c’è sincerità nella protesta dipietresca solo calcolo e tattica: vuole fare come il croupier che ramazza dal tavolo da gioco tutte le puntate perdenti.

C’è però una differenza, Di Pietro fa anche il giocatore e sta puntando tutto su un numero rischioso. Nella roulette della politica le manette escono solo di rado: quella puntata lui l’ha già fatta e a volerla ritentare ancora è facile perdere tutto.