Di Pietro parla con gli animali: “I pulcini sono i miei psicologi”
25 Settembre 2008
di Sara Valeri
"Mi siedo davanti ai pulcini, li guardo, penso ad alta voce. Meglio del lettino dello psicanalista", così Antonio Di Pietro ritrova la sua dimensione, lontano dalla civiltà, dagli esseri umani con cui fa più fatica a comunicare: "Con loro si riesce a parlare più facilmente che con qualsiasi bipede pensante. Niente doppi fini, niente rapporti falsati: la comunicazione è sincera – confida il leader dell’Idv al giornalista di "Ok salute" – Sto con i pulcini e mi dimentico dell’ansia che a volte mi assale".
Non solo non ha rinnegato le sue origini georgiche, ma ammette che nel contesto campagnolo non vede l’ora di tornarci: "A Montenero tutto diventa più chiaro. Conduco la vita del bracciante: mi alzo alle cinque, vado a dormire al tramonto e dormo di un sonno pesante, senza sogni, senza incubi". La pace dell’anima che Di Pietro ritrova nel natìo borgo selvaggio non lo segue nella capitale dove i tanti impegni e i rapporti difficili tra "bipedi" elevano il suo livello di stress.
E torna a parlare dei suoi amati pulcini: "Sono loro il mio psicanalista: i pulcini. Il mio rifugio dallo stress della politica, la mia oasi di salvezza per la tensione del Parlamento, e dei comizi, e della tv. Non prendetemi per matto: tra animali e uomo può nascere un feeling incredibile. Non si offendano gli psicologi – prosegue – il mondo animale è molto più istruttivo per comprendere la psiche umana che anni e anni di terapia e tanti bla bla".
E poi una nota bibliografica: "Penso a un libro che ho letto proprio sotto questo albero quando ero ragazzino, la "Fattoria degli animali" di George Orwell: in quel romanzo le bestie riproducevano esattamente gli schemi sociali e politici del mondo di quel periodo. La metafora vale anche oggi. Ci sono anche da noi avidi suini che prendono il potere".
"È in campagna, in mezzo alla natura – si fa ancor più serio Di Pietro -, che riusciamo a comprendere la giusta priorità delle cose delle vita. Mangiare, dormire, sopravvivere. (…) Quando sono a Roma faccio fatica a ricordarmelo".
