Dialogo su precari e assegni: il governo si prepara all’autunno caldo

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Dialogo su precari e assegni: il governo si prepara all’autunno caldo

30 Luglio 2008

Fa bene Silvio Berlusconi a cercare il dialogo con i sindacati. E il dietrofront del governo sui precari e sugli assegni sociali va in questa direzione. Anche perché ci sono già troppe micce pronte a esplodere in autunno: la protesta degli statali contro la lotta ai fannulloni e i tagli delle risorse ai ministeri, l’insicurezza del posto di lavoro, la recessione alle porte e il carovita che morde, sono tutte tensioni che rischiano di far naufragare la luna di miele tra il premier e gli italiani a colpi di scioperi e proteste di piazza. 

Il Cavaliere perciò ha prima sentito il bisogno di rivendicare la sua “politica di sinistra” e poi si è messo al lavoro per cercare di garantire al Paese la pace sociale, cioè una stagione di confronto costruttivo per il rilancio dell’economia. 

Il governo ha già avviato gli incontri con i leader delle organizzazioni dei lavoratori per non arrivare impreparato all’esame di settembre. E’ un segnale importante e l’esecutivo l’ha lanciato proprio in queste ore per rimediare a un paio di svarioni della maggioranza durante l’approvazione della Finanziaria in Parlamento. 

Il primo riguarda l’inserimento della norma definita dall’opposizione anti-precari, il secondo invece consiste nell’emendamento che prevede la cancellazione degli assegni sociali agli anziani più poveri che non hanno lavorato almeno 10 anni di fila in Italia. 

In realtà si tratta di due provvedimenti caratterizzati da effetti “preterintenzionali”, cioè con conseguenze diverse e più pesanti rispetto alle motivazioni che li hanno generati. 

L’emendamento sui precari era stato inserito nella manovra con lo scopo di sanare i lunghi contenziosi in corso davanti al giudice del lavoro, soprattutto quelli contro le Poste che rischiano di essere travolte da una valanga di 25 mila ricorsi. L’effetto sociale della norma, però, ha una portata assai più vasta.

Una legge del 2001, infatti, stabilisce che in caso di violazione su proroghe e motivazioni dei contratti a termine, quei rapporti di lavoro vanno considerati a tempo indeterminato. Si tratta di una forma di garanzia che consente al lavoratore di tutelarsi da eventuali abusi dell’azienda sull’utilizzo delle forme di assunzione flessibili. Con la modifica presentata dai parlamentari del PdL, invece, al posto del reintegro c’è l’indennizzo compreso tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Arrivano i soldi (pochi, maledetti e subito) ma svanisce la possibilità di essere assunti, anche con un nuovo contratto a tempo determinato. 

E’ evidente che tale provvedimento contrasta con l’esigenza di combattere la precarietà dei giovani e lascia agli imprenditori scorretti la possibilità di compiere qualsiasi violazione della legge Biagi sui contratti a termine. Se ne sono accorti anche tre ministri che hanno subito preso le distanze dalla norma: quello delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, quello della Gioventù Giorgia Meloni e addirittura anche il “terminator” dei fannulloni, cioè il titolare della Pubblica amministrazione e iper-liberista Renato Brunetta. 

Berlusconi sa bene che per evitare lo scontro con i sindacati è necessario smussare almeno gli aspetti più controversi del provvedimento, così come avvenuto per la norma sugli assegni sociali.

Anche in questo caso la misura, fortemente voluta dalla Lega Nord, nasceva con intenzioni meno dolorose degli effetti che in realtà rischiava di avere. Si voleva limitare l’accesso agli assegni sociali degli extracomunitari immigrati da poco tempo in Italia, imponendo una residenza minima di almeno 10 anni. Il combinato disposto con un altro emendamento – che poneva il limite di aver lavorato con un reddito pari all’importo dell’assegno sociale – ha portato al pasticcio che rischiava di colpire 800 mila persone tra anziani poveri e casalinghe. Il governo ha corretto la rotta riportando la norma alla sua connotazione originaria. 

Il Cavaliere riuscendo a superare questi due episodi estivi senza traumi con le parti sociali spiana la strada al dialogo d’autunno. Cgil, Cisl e Uil devono prendere atto che il governo ha dimostrato di essere aperto al confronto.