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Luna di miele

Dialogo su precari e assegni: il governo si prepara all’autunno caldo

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Fa bene Silvio Berlusconi a cercare il dialogo con i sindacati. E il dietrofront del governo sui precari e sugli assegni sociali va in questa direzione. Anche perché ci sono già troppe micce pronte a esplodere in autunno: la protesta degli statali contro la lotta ai fannulloni e i tagli delle risorse ai ministeri, l’insicurezza del posto di lavoro, la recessione alle porte e il carovita che morde, sono tutte tensioni che rischiano di far naufragare la luna di miele tra il premier e gli italiani a colpi di scioperi e proteste di piazza. 

Il Cavaliere perciò ha prima sentito il bisogno di rivendicare la sua “politica di sinistra” e poi si è messo al lavoro per cercare di garantire al Paese la pace sociale, cioè una stagione di confronto costruttivo per il rilancio dell’economia. 

Il governo ha già avviato gli incontri con i leader delle organizzazioni dei lavoratori per non arrivare impreparato all’esame di settembre. E’ un segnale importante e l’esecutivo l’ha lanciato proprio in queste ore per rimediare a un paio di svarioni della maggioranza durante l’approvazione della Finanziaria in Parlamento. 

Il primo riguarda l’inserimento della norma definita dall’opposizione anti-precari, il secondo invece consiste nell’emendamento che prevede la cancellazione degli assegni sociali agli anziani più poveri che non hanno lavorato almeno 10 anni di fila in Italia. 

In realtà si tratta di due provvedimenti caratterizzati da effetti “preterintenzionali”, cioè con conseguenze diverse e più pesanti rispetto alle motivazioni che li hanno generati. 

L’emendamento sui precari era stato inserito nella manovra con lo scopo di sanare i lunghi contenziosi in corso davanti al giudice del lavoro, soprattutto quelli contro le Poste che rischiano di essere travolte da una valanga di 25 mila ricorsi. L’effetto sociale della norma, però, ha una portata assai più vasta.

Una legge del 2001, infatti, stabilisce che in caso di violazione su proroghe e motivazioni dei contratti a termine, quei rapporti di lavoro vanno considerati a tempo indeterminato. Si tratta di una forma di garanzia che consente al lavoratore di tutelarsi da eventuali abusi dell’azienda sull’utilizzo delle forme di assunzione flessibili. Con la modifica presentata dai parlamentari del PdL, invece, al posto del reintegro c’è l’indennizzo compreso tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Arrivano i soldi (pochi, maledetti e subito) ma svanisce la possibilità di essere assunti, anche con un nuovo contratto a tempo determinato. 

E’ evidente che tale provvedimento contrasta con l’esigenza di combattere la precarietà dei giovani e lascia agli imprenditori scorretti la possibilità di compiere qualsiasi violazione della legge Biagi sui contratti a termine. Se ne sono accorti anche tre ministri che hanno subito preso le distanze dalla norma: quello delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, quello della Gioventù Giorgia Meloni e addirittura anche il “terminator” dei fannulloni, cioè il titolare della Pubblica amministrazione e iper-liberista Renato Brunetta. 

Berlusconi sa bene che per evitare lo scontro con i sindacati è necessario smussare almeno gli aspetti più controversi del provvedimento, così come avvenuto per la norma sugli assegni sociali.

Anche in questo caso la misura, fortemente voluta dalla Lega Nord, nasceva con intenzioni meno dolorose degli effetti che in realtà rischiava di avere. Si voleva limitare l’accesso agli assegni sociali degli extracomunitari immigrati da poco tempo in Italia, imponendo una residenza minima di almeno 10 anni. Il combinato disposto con un altro emendamento - che poneva il limite di aver lavorato con un reddito pari all’importo dell’assegno sociale - ha portato al pasticcio che rischiava di colpire 800 mila persone tra anziani poveri e casalinghe. Il governo ha corretto la rotta riportando la norma alla sua connotazione originaria. 

Il Cavaliere riuscendo a superare questi due episodi estivi senza traumi con le parti sociali spiana la strada al dialogo d’autunno. Cgil, Cisl e Uil devono prendere atto che il governo ha dimostrato di essere aperto al confronto.

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6 COMMENTS

  1. Il governo non si prepara, vuole l’autunno caldo!
    Più che prendere atto che il “governo si è dimostrato aperto al confronto” bisogna prendere atto che “il governo ha tentato di fare una furbata per accontentare i potentati economico-industriali e ha dovuto necessariamente fare marcia indietro”. Non credo che la marcia indietro su questi due provvedimenti possa comunque scongiurare un “autunno caldo” che vedrà sul tavolo della concertazione con i sindacati i temi scottanti della riforma della contrattazione collettiva (leggi scardinamento del contratto collettivo) e della mancata attuazione della delega sui lavoratori usuranti (il cui schema è già stato deliberato dal governo Prodi) che rischiano di andare in pensione con il meccanismo delle quote (penso che per questi lavoratori la luna di miele non è mai iniziata). Saluti, Alberto.

  2. norma antiprecari
    LA NORMA VA SOLO SUI RICORSI DELLE POSTE E DEVE ESSERE CHIARAMENTE SPECIFICATO NELL’ART.21. O RITIRATO. HO LA CONVINZIONE CHE DIETRO LE POSTE SI NASCONDI UN FAVORE AD UN AMICO. LICENZIARE E SANZIONARE ECONOMICAMENTE I RESPONSABILI DELLE POSTE CHE HANNO PORTATO A TUTTO QUESTO

  3. precari
    il mio pensiero e’ diretto ha quei lavoratori che dopo anni d’attesa si vedono svanire un posto di lavoro combattuto tra aule di tribunali con un’angoscia continua solo perche quel posto e’ un miraggio al loro futuro mi auguro che tutto cio’ non avvenga per un futuro lavorativo nel nostro paese sempre migliore.

  4. PRECARI
    Per Vito: magari negli “anni di attesa” ci si poteva dar da fare per trovare un lavoro anche migliore. Sinceramente trovo stucchevole questo piagnisteo sul precariato e mi fanno pena quei giovani il cui unico obbiettivo è la cuccia calda del “posto fisso” dove la tua vita professionale e lavorativa è alla mercè di quattro parassiti di sindacalisti. Ci si rimbocchi tutti le maniche e si pedali e sopratutto ci si renda conto che l’80% delle lauree non vale un fico secco.

  5. precari
    Questo è untentativo di favorire i forti e penalizzare i deboli lavoratori che tutti i giorni si trovano ad affrontare mille disagi tra trsferta e spese che crescono.
    Il governo farebbe meglio a guardare più vicino e iniziare a tagliare tutti gli sprechi che tutte le amministrazioni fanno e poi tutti i privileggi che ha la classe politica per non parlare degli stipendi di questi signori..si capisce il motivo per cui si scannano per quelle poltrone …è una vergogna e lo sbagli lo facciamo noi cittadini che li votiamo

  6. ricorsi poste
    bisogna avere del coraggio per arrivare a cosi tanto poiche nessuno puo permettersi di fare delle norme che vanno ad intaccare gli articoli della costituzione quindi vi invito a volere riflettere molto sul da farsi poiche molto inkazzati di storie senza mai lieto fine.

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