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Dico, le leggi già esistono e tutelano gli individui

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Al riparo da rigurgiti Teocon e da qualsivoglia strumentalizzazione politica, Alfredo Mantovano affronta l’argomento all’ordine del giorno del dibattito politico e culturale italiano nel volume disponibile nelle librerie e intitolato La guerra dei “dico”, 120 pagine, edito da Rubbettino (10 euro). Mantovano espone in sintesi i termini concreti della vicenda, senza rinviare al Magistero pontificio e/o episcopale sulla famiglia e sulle convivenze; non perché non lo ritenga importante e tale da orientare la coscienza, ma per sottolineare che la riflessione in materia è possibile e doverosa pur in assenza di riferimenti di carattere religioso.

Lo scritto si muove sul piano del diritto positivo ed esamina, da un lato, le proposte avanzate in materia anche da parte del Governo Prodi, dall’altro, le norme attualmente in vigore, per concludere che la gran parte dei c.d. “diritti individuali”, spesso evocati a fondamento di una legge sulle convivenze, già trova puntuale tutela nell’ordinamento italiano. Per fare qualche esempio, fra le voci che si evocano con maggiore frequenza, non vi è nessun ostacolo all’assistenza in qualunque struttura sanitaria del convivente nei confronti del partner, se addirittura – quando il paziente non è in condizioni di decidere e in assenza di coniuge – in base a una legge del 1999, il convivente viene informato e può decidere un’operazione di trapianto di organo.

Norme di parificazione del convivente al coniuge, derivanti dalla legge ordinaria o dalla giurisprudenza, ci sono in tema di assistenza da parte dei consultori, di interdizione e inabilitazione, di figli, di successione nella locazione, di successione nell’abitazione di proprietà e nell’assegnazione di un alloggio popolare; il partner di fatto ha titolo, a determinate condizioni, al risarcimento del danno subito dall’altro partner; perfino la legislazione sulle vittime di mafia o terrorismo equipara il convivente al coniuge.

Tutto ciò accade perché, a partire dagli anni 1980, ogniqualvolta la legge ordinaria ha sancito un diritto per il coniuge, di regola lo ha previsto anche per il convivente; questo modo di procedere è stato affiancato, in parallelo, da numerose sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, intervenute lì dove non era stato tempestivo il Parlamento. Il libro documenta, inoltre, che l’intento principale, se non esclusivo, di chi vuol introdurre i “dico” o i pacs è in realtà quello di giungere al riconoscimento pubblico delle unioni civili, e in particolare di quelle fra omosessuali.

La guerra dei “dico”, pertanto, è una lettura imprescindibile per chi vuol comprendere l’importanza e la necessità della battaglia a difesa della famiglia tradizionale in quanto nucleo fondativo della nostra società.

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1 COMMENT

  1. perfino la legislazione
    perfino la legislazione sulle vittime di mafia o terrorismo equipara il convivente al coniuge?

    Si è visto con la povera vedova d inassiria cacciata da tutte le cerimonie perchè non sposata

    Vi dovreste solo vergognare: diffondete false informazioni per una visione ideologica

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