Dieci anni senza Marco Biagi

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Dieci anni senza Marco Biagi

18 Marzo 2013

Oggi ricordiamo Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle Nuove Brigate Rosse undici anni fa. Biagi aveva compreso che il mercato del lavoro in Italia si era completamente rivoluzionato e che occorreva un approccio multidisciplinare per affrontare il cambiamento in atto.

Era la base di quel Patto del Lavoro siglato nel 2000 per cui attraverso si sarebbe conciliata offerta e richiesta di lavoro sulla base delle reali esigenze del mercato. Ed era anche il momento in cui Biagi finiva nel mirino dell’eversione rossa. Sei proiettili, morto tra le braccia dei paramedici, colpito mentre tornava a casa in biciclette.

Il ministro Cancellieri ha definito Biagi un "eroe del nostro tempo", parlando di "leggi più moderne" introdotte grazie a lui nel nostro Paese. Toni ben diversi da quelli che possiamo leggere nel Manifesto degli M5S dove si dice che la Legge Biagi va abolita e sostituita dal reddito di cittadinanza (1.000 euro al mese per tre anni ai disoccupati) e dalla settimana lavorativa di 36 ore.

Del resto il leader del nuovo Movimento che sta facendo sognare gli italiani ha sempre avuto una idea precisa del lavoro flessibile, che a nostro avviso resta l’unico orizzonte di riferimento in un contesto dove tempo di lavoro, salario, produttività, sono concetti totalmente cambiati rispetto al passato.

E invece già nel 2007, Beppe Grillo aveva pubblicato il suo "Schiavi moderni", dove la Legge Biagi veniva identificata con il precariato, "moderno schiavismo". Grillo parlava già di lavoratori "transbiagici, una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti, trasformati in merce a basso costo, con i call center come istituti di pena". Non molto diverso da quello che pensano ambienti dell’estremismo sindacale e dall’antagonismo orfani dell’operaismo.

Oggi il Presidente della Repubblica non sembra molto bendisposto verso Grillo e l’antieuropeismo dei 5 Stelle, ha bacchettato le forze politiche che usano toni e urla populiste. Ma in quel 2007 il suo consigliere per la stampa inviava un biglietto di ringraziamento a Grillo per la copia di "Schiavi moderni" inviata al Capo dello Stato.