Dieci motivi per lasciare libertà di voto al referendum

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Dieci motivi per lasciare libertà di voto al referendum

13 Giugno 2009

 

1) Rispetto a quando il referendum è stato indetto il sistema si è già molto semplificato: l’effetto si è avvertito persino in una tornata elettorale proporzionale come le europee. Anche in quella occasione a varcare la soglia sono stati gli stessi cinque partiti delle politiche. Il sistema insomma mostra segnali di autonoma stabilizzazione e non sembra richiedere ulteriori forzature.

2) Quando il referendum è stato indetto non esistevano il PD e PDL. La nascita di questi due partiti a vocazione maggioritaria ha avuto un effetto di semplificazione politica più efficace e più genuina di qualsiasi ingegneria elettorale.

3) Al momento della raccolta delle firme non si poteva prevedere a quale lista sarebbe spettato il premio di maggioranza che il risultato referendario mette in palio. L’espressione della volontà popolare, quindi, si sarebbe potuta esprimere in maniera quasi neutrale e su una valutazione di sistema.

Oggi si sa chiaramente a chi andrebbe l’ampio premio di maggioranza. Questo riempie il voto referendario di un peso politico potenzialmente destabilizzante.

4) C’è in gioco il rapporto con la Lega che è una forza di governo ormai strutturalmente legata al PDL. Con essa è giusto entrare in una sana concorrenza politica, ma è sbagliato ogni atteggiamento ostile. In questo senso, la vittoria del centro destra, nei molti ballottaggi del prossimo ventun giugno, non è solo un elemento tattico o opportunistico ma un modo per rafforzare l’alleanza anche sul territorio.

5) La legislatura è ancora nella sua fase iniziale e deve andare avanti senza scossoni.

6) Il governo deve essere rafforzato e non esposto a rischi superflui.

7) Le vere priorità della maggioranza sono:  concentrarsi sulla gestione della crisi economica ancora in corso, e affrontare l’emergenza dei terremotati d’Abruzzo. La riforma elettorale non è una priorità.

8) Il risultato referendario non è destinato ad aprire le porte ad una vera riforma, al contrario, la vittoria del SI potrebbe portare soluzioni politiche e istituzionali peggiori delle attuali e in senso opposto al percorso semplificazione già avviato.

9) L’UDC di Casini dovrebbe essere convinta ad imboccare un percorso di semplificazione e non brutalmente eliminata col voto referendario.

10) Il decimo motivo non ci viene, può bastare il fatto che i finiani raccomandino di votare "SI"?